I consiglieri provinciali Pd replicano dopo la lettera di Rino Buonopane. E lo fatto con una missiva indirizzata agli stessi destinatari a cui si è rivolto l’ex presidente della Provincia e sindaco di Montella: alla Segretaria Nazionale del Partito Democratico, Elly Schlein; al Responsabile Organizzazione del Partito Democratico, Igor Taruffi, al Segretario Regionale Pd Campania, Piero De Luca.
La lettera è sottoscritta: Marcantonio Spera, Capogruppo Partito Democratico; Consiglio Provinciale di Avellino, Luigi D’Angelis; Consigliere Provinciale Partito Democratico; Umberto Iovino, Consigliere Provinciale Partito Democratico.
Gentilissimi,
scriviamo nella nostra qualità di consiglieri provinciali del Partito Democratico della Provincia di Avellino in merito alle recenti dichiarazioni pubbliche rese dall’ex Presidente della Provincia di Avellino, Rizieri Buonopane, il quale ha inteso attribuire al Partito Democratico e ai suoi rappresentanti provinciali e regionali la responsabilità della mancata riconferma alla guida dell’Ente.
Le affermazioni rese da Buonopane appaiono francamente sorprendenti e, per molti aspetti, paradossali. Stridono violentemente con la realtà dei fatti e perciò sono irricevibili, inaccettabili. Calpestano la nostra dignità politica. Ci offendono. Ed è per questo che non possiamo passare sopra questo ennesimo atto di viltà.
Rizieri Buonopane sembra infatti considerare l’appartenenza al Partito Democratico un valore da rivendicare esclusivamente quando si tratta di sostenere la propria candidatura, mentre in tutte le vicende politiche, amministrative ed elettorali che hanno interessato il nostro territorio da quattro anni a questa parte ha sistematicamente e scientificamente assunto posizioni divergenti, quando non apertamente contrapposte, rispetto a quelle espresse dagli organismi e dalla classe dirigente del Partito Democratico.
Non si tratta di episodi isolati, ma di un comportamento politico consolidato nel tempo. E’ per questa ragione che oggi siamo costretti ad esprimere il nostro sdegno rispetto alle sue dichiarazioni che tradiscono la sua inconsistenza politica ma soprattutto confermano la scorrettezza quale cifra stilistica della sua esperienza politica, istituzionale, ma soprattutto umana.
Basti ricordare che in occasione dei due rinnovi del Consiglio Provinciale che si sono succeduti in questi anni Buonopane ha sostenuto nella prima tornata una lista costruita insieme a Gianluca Festa, già sindaco di Avellino, sottoposto a misura cautelare degli arresti domiciliari e coinvolto in una delicata indagine di natura penale. Lista che come ovvio si contrapponeva a quella del Pd. Nella successiva competizione provinciale con disarmante disinvoltura ha costruito una lista insieme ad esponenti riconducibili alla Lega. Eccola la coerenza di Buonopane.
Il trionfo poi con la revoca della vicepresidente, esponente del Partito Democratico, un atto politicamente indecente che tradisce una concezione padronale delle vicende politiche ed amministrative. A conferma di una visione autarchica e vuotamente narcisistica.
Si è trattato di scelte politiche compiute ovviamente senza alcuna condivisione con il Partito Democratico e totalmente incompatibili con la linea politica che il partito esprimeva in quei passaggi. Anzi, scelte costruite proprio in spregio al partito, all’etica dell’appartenenza, a dinamiche di trasparenza e linearità.
Per questo suscita sdegno che l’ex presidente attribuisca la propria sconfitta a presunti tradimenti interni anziché interrogarsi sulle ragioni politiche e amministrative che l’hanno determinata.
Quella per la Presidenza della Provincia è un’elezione di secondo livello nella quale votano esclusivamente sindaci e amministratori locali. Sono cioè proprio coloro che, nel corso di quattro anni e mezzo di mandato, hanno avuto modo di valutare quotidianamente l’azione amministrativa e politica del Presidente uscente.
Il risultato elettorale rappresenta pertanto il giudizio espresso da quella stessa comunità di amministratori che in questi anni ne ha osservato e valutato capacità amministrativa, metodo politico e risultati di governo. Attribuire tale esito esclusivamente a dinamiche interne al Partito Democratico significa rifiutare una riflessione seria sulle responsabilità che hanno prodotto quella sconfitta.
La dignità degli amministratori è stata calpestata da una modalità di vivere il ruolo di presidente della Provincia senza alcuna condivisione, nella totale assenza di dialogo e confronto, condotta attraverso l’utilizzo sistematico di ripicche, piccole vendette, trasversalismi insopportabili, giochetti sadici.
Per molti aspetti, il Presidente uscente è stato fagocitato dalle sue stesse scelte politiche. E oggi tenta di rifarsi una verginità politica provando a fare la vittima. Quando lui è stato il carnefice di sé stesso e di un’intera comunità politica. Le stesse modalità con cui negli anni ha gestito rapporti politici e istituzionali hanno progressivamente determinato un isolamento che oggi non può essere imputato ad altri.
A titolo meramente esemplificativo, riteniamo necessario richiamare alcune vicende che negli ultimi anni hanno caratterizzato la sua azione politica, determinando una crescente distanza rispetto alle posizioni assunte dal Partito Democratico e contribuendo ad alimentare divisioni e contrapposizioni all’interno della nostra comunità politica. Sempre in direzione ostinatamente contraria a quella assunta dal Pd.
Emblematica è la vicenda dell’Alto Calore Servizi, ente gestore del servizio idrico locale, dove Buonopane ha presentato e sostenuto, nuovamente in combutta con Festa, già sindaco di Avellino, ed il centrodestra, candidature e proposte chiaramente alternative e antitetiche rispetto a quelle ufficialmente indicate e sostenute dal Partito Democratico. Un comportamento che non può essere archiviato come una semplice differenza di vedute, ma che rappresenta l’ennesima manifestazione di aberrazione politica perseguita in aperta contrapposizione alle scelte condivise del partito.
Altrettanto significativa è la vicenda del Piano Sociale di Zona dell’Alta Irpinia, dove si è registrata una sistematica azione di contrapposizione nei confronti del Partito Democratico provinciale e dei suoi rappresentanti istituzionali. In quella circostanza si è consumato uno scontro politico deliberatamente alimentato nei confronti dell’allora capogruppo del Partito Democratico in Consiglio Provinciale, esponente che gli sedeva accanto e sotto le stesse insegne in aula. Defenestrato proprio per il voto determinante del Comune di Montella, del voto di Buonopane, in scacco ai nove sindaci del Pd per fare posto ad un accordo con la destra. Vergogna assoluta.
Anziché ricercare una soluzione condivisa e coerente con il ruolo di responsabilità ricoperto, si è preferito perseguire una logica divisiva e fratricida, finalizzata ad affermare equilibri e convenienze contingenti. Una dinamica che non può essere considerata un episodio isolato, ma che rappresenta un modus operandi che ha finito per indebolirci, per esporci al ludibrio della pubblica opinione.
Non meno significativa è la vicenda del Consorzio ASI della provincia di Avellino. Per lungo tempo il Presidente ha mantenuto un atteggiamento di costante ostilità nei confronti dell’ente e della sua governance, arrivando a non sostenere l’approvazione degli atti fondamentali dell’ente, nonostante la presidenza fosse espressione del Partito Democratico per dare, poi, il suo sostegno solo per convenienza e a pochi giorni dalla tornata elettorale che lo riguardava. Opportunismo allo stato puro. Insopportabile furbizia, nella convinzione di essere sempre il più scaltro di tutti.
A ciò si aggiungono le numerose vicende che hanno interessato l’Ente Provincia, sempre caratterizzate da operazioni politicamente opache e amministrativamente fragili, tra le quali spicca la formidabile iniziativa, discutibilissima, di sponsorizzare il segretario provinciale di Forza Italia, presidente della squadra di calcio cittadina,
per due milioni di euro. Si tratta di scelte che hanno progressivamente incrinato il rapporto di fiducia con molti amministratori locali e contribuito a determinare un giudizio politico di assoluta bocciatura nei confronti di Buonopane. Lo stesso che oggi vorrebbe farci la morale. Inaccettabile. Metodi, i suoi che non ci appartengono. Mentalità che rifiutiamo.
Non può e non deve diventare metodo politico l’utilizzo permanente del conflitto interno come strumento di gestione dei rapporti di partito. Non può essere tollerata la pretesa di chiedere unità e disciplina soltanto quando esse risultano funzionali alla propria candidatura, dopo aver sistematicamente contrastato, per anni, le decisioni assunte dagli organismi politici del Partito Democratico.
Appare pertanto singolare, e per certi versi persino offensivo, che chi per anni ha sistematicamente ignorato, aggirato o contrastato gli orientamenti politici del Partito Democratico possa oggi arrivare a invocare provvedimenti disciplinari e addirittura l’espulsione di consiglieri provinciali che hanno esercitato ed esercitano il proprio mandato con coerenza e lealtà. A questo punto, come già fatto in passato, come deliberato all’unanimità dalla direzione provinciale del 15 luglio 2025, siamo noi a chiedere al partito nazionale di intraprendere le procedure di espulsione di Buonopane dal Partito Democratico.
Per queste ragioni riteniamo che l’invettiva pubblica rivolta ai dirigenti provinciali e regionali del Partito Democratico non solo sia ingiustificata, ma soprattutto irricevibile. Tanto da farci sospettare della lucidità e dell’equilibrio di chi la esprime.
Non si può chiedere al Partito Democratico una lealtà che non si è mai dimostrato di voler praticare. Non si può pretendere solidarietà politica dopo anni trascorsi a costruire percorsi alternativi, apertamente contrapposti, a quelli del partito.
Per queste ragioni chiediamo alla Segreteria Nazionale di valutare attentamente quanto accaduto nella provincia di Avellino negli ultimi anni, affinché vengano riaffermati principi di rispetto politico. Principi che Buonopane ha calpestato. Ne va della credibilità del nostro partito.


