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Apparentemente, tutto sembra filare liscio per il leader leghista. Sondaggi con il vento in poppa. Imponente martellamento da parte dei canali televisivi pubblici. Un trend di crescita elettorale inimmaginabile solo un anno fa. Notevole popolarità. Selfie a gogò. Eppure, dopo la vittoriosa cavalcata della questione dell’immigrazione – che ha polarizzato l’attenzione dell’opinione pubblica – la narrazione salviniana sembra ora stentare a trovare e valorizzare nuovi temi su cui concentrare la propria capacità di consenso elettorale. In particolare, del peggioramento dei dati economici sono pienamente consapevoli gli esponenti della maggioranza, perfino coloro che lo negano nelle loro dichiarazioni. Questo gigantesco imprevisto sembra aver innescato nella macchina propagandistica dell’uomo delle felpe lo stesso effetto ritardante di un esplosivo a bassa intensità sui cingoli di un carro armato. E ha riportato drammaticamente alla ribalta tutti i dubbi di Salvini – mai manifestati in pubblico, ma più volte accennati ai fedelissimi – sulla effettiva riuscita, a livello strategico, della scommessa sulla stipula del contratto di governo con il M5S. E in particolare sulle sue possbilità di tenuta in un quadro economico notevolmente deteriorato!

Il summit degli stati maggiori nazionale e territoriali della Lega ha evidenziato la crescente insofferenza dei quadri periferici per i rapporti sempre più complicati con il M5S. Le diffidenze e i numerosi no di quest’ultimo impediscono, secondo molti amministratori regionali, di dare risposte rapide alle richieste soprattutto del mondo produttivo per tentare di invertire il ciclo sfavoevole. A questo si aggiungono le insoddisfazioni soprattutto delle basi lombarde e venete a causa del mancato varo della autonomia regionale rafforzata. Per ora stoppata da Di Maio. Ma confermata da Salvini come obiettivo, sia pure da portare a casa non immediatamente, per il tmore di eventuali effetti negativi al Sud. Nel dibattito è emerso un atteggiamento forse per la prima volta favorevole della classe dirigente leghista anche ad elezioni anticipate, come mossa del cavallo per uscire da difficoltà che rischiano di diventare insormontabili. L’elemento dominante delle preoccupazioni che fanno sudare freddo l’inner circle salviniano è costituito dalla pesantezza dei numeri. Nessuna propaganda, benché efficace, può permettersi ora di trascurarli. Il peggioramento deli conti del Paese rischia di far trovare la Lega in una situazione politicamente insostenibile. Insieme ai costi notevolissimi delle riforme varate (per non parlare della flat tax) potrebbe generare un mix ingestibile. E imporre, in autunno, una manovra lacrime e sangue. Tale non solo per noi cittadini, ma anche – a causa dei negativi effetti elettorali -per le forze che saranno costrette a vararla, come insinuano anche dall’opposizione! Una eventualità di tal genere non può che essere valutata fin d’ora. E potrebbe richiedere delle operazioni preparatorie per non ritrovarsi con il cerino in mano. E magari accusati di essere i principali responsabili del probabile disastro economico!

Salvini per ora è stato costretto, come il suo pari grado Di Maio, ad accettare i numeri di Tria nel Def, più vicini alla realtà. Tuttavia, pensa già ad una rivincita che metta al sicuro la sua amata flat tax. Magari attraverso una mozione di maggioranza che imponga al riluttante ministro di accettarla. Per giunta senza pensare ad aumenti dell’Iva! Una linea coerente con la campagna elettorale europea alle porte, ma poco con la necessità di salvaguardare i conti pubblici!

A turbare i sonni di Salvini ci sono poi i possibili esiti delle europee che, in una sorta di reazione a catena, potrebbero finire per compromettere i suoi disegni futuri. A cominciare dal fatto che a destra della Lega si sta manifestando una forza, come FdI, attrattiva non solo per i suoi tradizionali simpatizzanti, ma anche per molti moderati in fuga da FI! La stessa corsa elettorale di Berlusconi, capolista quasi dovunque, se dovesse far registrare una tenuta del partito, se non addirittura un incremento, potrebbe costituire una specie di variabile negativa indipendente dai giochi preferiti dal leader leghista!

di Erio Matteo

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