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Il Senato scippa De Sanctis all’Irpinia

Ieri la cerimonia in Senato ma Bianco e Iermano non ci stanno: un equivoco

Ieri la cerimonia in Senato ma Bianco e Iermano non ci stanno: un equivoco

 

Dalla dimensione europea del pensiero alla modernità dello sguardo su letteratura e politica. E’ l’aula del Senato – tra i cui banchi siedono per l’occasione studenti di tutta Italia – a celebrare Francesco De Sanctis, una vera ribalta nazionale per un protagonista dell’Italia unita, troppo a lungo dimenticato, in occasione del bicentenario della nascita. L’omaggio si apre sulle note dell’Orchestra del Festival Puccini e del soprano Anna Maria Chiuri, diretti dal Maestro Alberto Veronesi, capaci di restituire le suggestioni di Wesendonck-Lieder di Richard Wagner. E’ quindi il Presidente del Senato, Pietro Grasso, a porre l’accento sul De Sanctis educatore: «Fu innanzitutto un insegnante e anche quando divenne ministro dell’Italia unita, fece della battaglia per l’istruzione obbligatoria, che considerava centrale per la rinascita del paese, la cifra distintiva del suo impegno politico.  La letteratura e l’impegno politico saranno due pagine che segneranno in egual misura il suo percorso. In un momento di grave frustrazione sociale e di forte ripiegamento individualista, come quello che vive il paese, è necessario confrontarsi con il pensiero dei grandi italiani, capaci di dare vita ad una narrazione vitale, in una prospettiva di progresso dell’unità nazionale». Quindi l’appello ai giovani, «Andate in profondità, non fermatevi alla superficie delle cose, arricchitevi di conoscenze che vi aiuteranno a realizzare i vostri sogni, a essere cittadini capaci di rendere migliore il paese». «De Sanctis era convinto – spiega il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli – che la cultura è libertà, la letteratura è elemento fondante di una comunità viva, la scuola è presentimento della società, poichè insegna alle generazioni ad uscire dall’individualità e a sviluppare un forte senso di appartenenza ad una società coeva.  Riteneva che solo partendo dall’istruzione fosse possibile definire uno strato di valori comuni, che la costruzione dell’identità nazionale passasse per la scuola. Attraverso la legge Casati ha voluto che l’istruzione elementare fosse estesa a tutto il territorio, ha dato un forte impulso alla realizzazione di una rete di scuole popolari e professionali e all’edilizia scolastica. Era consapevole di come l’Italia dovesse diventare un paese omogeneo. Il paese di oggi è diverso dallo Stato unitario del De Sanctis, il nostro sistema dell’istruzione vive di rapporti costanti con l’Europa, De Sanctis ci ricorda che l’istruzione è ancora oggi il punto di partenza per costruire un futuro migliore. Ecco perché i ragazzi dovranno fare tesoro del patrimonio che ci ha consegnato». Il presidente della Fondazione De Sanctis Francesco De Sanctis, sottolinea il coraggio di un italiano vissuto in un’epoca in cui era un delitto pensare all’Italia unita, costretto a subire sradicamenti ed esili, dal Piemonte alla Svizzera, per difendere le sue idee, quindi si sofferma sulla dimensione internazionale delle sue riflessioni, come testimoniano i rapporti con Wagner, parte integrante di quel fervore culturale che caratterizzò l’Europa nell’800. Dalla volontà di salvaguardare la sua lezione è nato il premio a lui dedicato». Quindi è Eugenio Scalfari, fondatore de “La Repubblica” a offrire la sua lettura del letterato e politico irpino: «De Sanctis è stato uno dei miei maestri, poiché la mia grande passione è sempre stata lo studio della letteratura. Un maestro formatosi alla scuola di purismo di Basilio Puoti che preparò i grandi patrioti del Risorgimento». Quindi sottolinea la centralità del rapporto tra sostanza e forma nel suo pensiero: «L’essenzialità è la forma, lo ribadisce quando parla del Leopardi, soffermandosi sulla forza del suo sentimento poetico o sulla sua visione cavalleresca del mondo dell’Ariosto.  Ad aprire la strada alla modernità è la sua idea di politica, che si delinea nello studio del Machiavelli. E’ con il Machiavelli e il suo Principe che comincia a vedere l’essenza di un paese fino a ieri inesistente». Per concludere con amarezza che «oggi siamo ancora alla ricerca dei grandi protagonisti della nostra politica, ci vorrebbe un principe moderno, come il Magnifico». A concludere gli interventi, impreziositi dalle letture di Fabrizio Bentivoglio tratte da "la Giovinezza",  è la relazione del critico letterario Giorgio Ficara che sottolinea la peculiarità del metodo di analisi del De Sanctis «che si rivela aperto come l’uomo vivo, convinto che la poesia deve essere sostanza vivente, espressione dell’immensità della vita. De Sanctis, che passerà dalle posizioni illuministe a quelle dell’hegelismodella maturità, non dovrebbe amare un poeta come il Leopardi, invece lo esalta come un colosso della nostra immaginazione, unico genio lirico del mondo moderno». Si interroga sul rapporto tra scienza e poesia, per concludere che il pensiero non annulla la poesia «la morte dell’arte per mano della scienza è un terrore moderno, la poesia è di per sè in costante evoluzione, si fa scintilla nella meditazione, del resto cosa sarebbe un componimento come "L’infinito" senza le letture di logica del Leopardi? Includere la scienza nella poesia significa liberarla dall’angoscia di morte per asfissia lirica. La scienza e il pensiero non sono nemici ma sono speranza della poesia, la letteratura non è feticcio, ma organismo storico, comunità evolutiva. La poesia ha sempre a che fare con la verità». Numerosi gli esponenti politici presenti in sala, da Gianni Letta all’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Ad infiammare le celebrazioni è stato il professore Toni Iermano, presidente del comitato scientifico nazionale per le celebrazioni, che accusa il Senato della Repubblica di aver escluso il comitato nazionale dalle celebrazioni. «Pensavo che il folclore – sottolinea Iermano – fosse una caratteristica dell’entroterra appenninico ma mi sbagliavo. Al Senato della Repubblica festa paesana in onore di San Francesco De Sanctis. Si parla di inaugurazione del Bicentenario ignorando che un ministro della Repubblica ha conferito  l’incarico ufficiale ed esclusivo delle celebrazioni al Comitato nazionale istituito presso il MiBACT nel novembre 2016. De Sanctis non è materia per improvvisatori, nè di paese nè da salotto, come ben sanno i veri lettori del "festeggiato". Ci auguriamo che il suo compleanno non incoraggi i tanti pessimisti che ritengono la questione meridionale irrisolvibile e l’Italia condannata a vivere un eterno pittoresco crepuscolo di decadenza culturale e civile». Ad esprimere perplessità anche il presidente del Comitato nazionale Gerardo Bianco che ha parlato di un grave equivoco «Abbiamo appreso con stupore dell’evento organizzato dal Senato con il grave equivoco di un sedicente Comitato Nazionale De Sanctisiano privo di qualsiasi legittimazione giuridica e scientifica».

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