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L’ultimo slogan, in ordine di tempo, l’ha coniugato il governo di Paolo Gentiloni e, per esso, il ministro del Mezzogiorno e per la coesione territoriale, Claudio De Vincenti: «Resto al sud”. Si tratta di una mini manovra che prevede prestiti ai giovani del Mezzogiorno , di età compresa tra i 18 e i 35 anni, per progetti in agricoltura, artigianato e industria. L’obiettivo è quello di arrestare, o quanto meno, frenare l’emigrazione giovanile che continua a dissanguare la realtà meridionale. Non è la prima volta, che il governo nazionale si impegni su questo tema. Per non andare molto lontano ricordo oggi che già negli anni 70 si tentò di affrontare il dramma dell’occupazione giovanile,e la conseguente fuga dei cervelli, con la legge n. 285, proposta dall’allora ministro Tina Anselmi. Anche allora, come oggi, le risorse previste (1060 miliardi delle vecchie lire, il 70 per cento da destinare al Sud) erano indirizzate per attività produttive, anche agricole. Non solo. Circa quindici anni dopo, di fronte al quasi fallimento della legge Anselmi, che aveva causato in gran parte assistenzialismo e precarietà, fu il ministro per il Mezzogiorno, Salverino De Vito, a far approvare dal governo Craxi la legge 44/86. Lo slogan che accompagnò quella iniziativa legislativa, rivolta ai giovani recitavai: «Se hai un’idea lo Stato investe con te». Nei primi tempi la legge, che si proponeva di favorire e promuovere la nascita di nuove imprese, a conduzione giovanile, e di conseguenza lo sviluppo economico ed occupazionale delle aree più in difficoltà del Paese, nello specifico quelle del Mezzogiorno, ebbe notevole successo. Tanto che fu mutuata da molti governi di paesi esteri, a cominciare dalla lontana Australia. Poi, però, per la esigua capacità delle risorse e per la mancanza di progetti, quella legge finì in soffitta, pur avendo avviato oltre 1200 progetti riguardanti i settori industriale, servizi e agricoltura. Anche in questo caso, però, rispetto all’investimento per l’occupazione, prevalse la logica assistenziale e l’uso distorto delle risorse ottenute. Le norme più recenti riguardano il “Programma Operativo Nazionale Iniziativa Occupazione Giovani” al quale sono ammessi i giovani di età compresa tra i 16 ed i 29 anni che non siano inseriti in un percorso di studio o formazione e che risultino disoccupati. Sono previsti contratti a tempo indeterminato; contratti di apprendistato professionalizzante o di mestiere; contratti a tempo determinato, anche a scopo di somministrazione, la cui durata sia inizialmente prevista per un periodo pari o superiore a sei mesi. Inoltre è ben nota la polemica che accompagna la gestione del job acts e quella dei vaucher, su cui non mi soffermo. Lo slogan che ha avuto maggiore resistenza nella lunga e tormentata storia dello sviluppo del Sud, lo coniò, negli anni della prima Repubblica, Carlo Donat Cattin, ministro democristiano ribelle, che parlò di «centralità della questione meridionale», senza la quale il Paese non avrebbe avuto fortuna. Ma gli slogan durano un’estate e nel Sud, ieri come oggi, poco o nulla è cambiato. Appare evidente che le sole leggi per risolvere, sia pure in parte, i problemi dell’occupazione giovanile e della fuga dei cervelli, non sono sufficienti, se non sono accompagnate da una svolta culturale. Che deve essere politica e, soprattutto, di selezione di una nuova classe dirigente meridionale. Altrimenti si rischia di infrastrutturare il Mezzogiorno, cosa buona e giusta, seppure con inauditi ritardi, in una desertificazione umana e con la sopravvivenza dei soli anziani. La stessa Alta velocità avrebbe un significato diverso da quello per cui sta nascendo: accelerare la fuga dei giovani dal sud verso il Nord o in altri paesi europei. Come evitare di ripercorrere gli stessi errori del passato?Qui è il senso della sfida. Che passa attraverso l’abbandono delle vecchie pratiche clientelari e il coraggio delle scelte che devono compiere i soggetti istituzionali. Non è più concepibile che le leggi, nazionali o regionali, a favore dell’occupazione giovanile finiscano per irrobustire il sistema gattopardesco, duro a morire nel mezzogiorno, senza produrre risultati positivi per lo sviluppo complessivo. E’ questo il senso della sfida di chi,oltre gli slogan, crede in un reale riscatto del Sud e nei suoi giovani che ne saranno protagonisti.

edito dal Quotidiano del Sud

di Gianni Festa

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