“Non ci può essere futuro per l’umanità senza pace. Lo sottolinea con forza lo stesso Dante Alighieri nella sua Divina Commedia”. A illustrare il messaggio che caratterizza l’universo di Dante il professore Rino Caputo, direttore rivista internazionale Dante, nella lectio magistralis inaugurale della rassegna culturale ‘Intrecci’, curata da Massimo Montanile, presidente associazione Intrecci, in collaborazione con associazioni e istituzioni del territorio. Caputo parte dalle relazioni tra senso e suono, significato letterale e allegorico, cifra distintiva del poema, con la sua forte sacralità nella connessione tra cielo e terra. “L’armonia numerologica attraversa tutts l’opera. Il poema è, infatti, suddiviso in tre cantiche, ciascuna di 33 canti per un totale di 14.233. Dante sceglie, dunque, accuratamente numeri primi che sono uni rigorosamente multipli di tre, simbolo della trinità divina. Ecco perchè possiamo affermare che il centro della Divina Commedia è il XVII Canto del Purgatorio e nello specifico i versi 69 e 70 quando Dante scrive ‘Cos’ disse il mio duca e io con lui/volgemmo i nostri passi a una scala/e tosto ch’io al primo grado fui/ sent’mi presso quasi un muvoer d’ala/e ventarmi nel viso e dir “Beati i pacifici, che sono sanz’ira mala’. E’ dunque l’ira ad essere negativa quando è finalizzata al male. E’ chiaro il richiamo al Discorso delle Beatitudini del Vangelo secondo Matteo e non è un caso che Dante guardi ai versi del Vangelo secondo Matteo, quello stesso raccontato da Pasolini nella sua opera cinematografica. Allo stesso modo Dante chiama in causa Lucrezio e il suo De Rerum Natura, per spiegare la legge dell’amore che vince su tutto e ricordarci che la pace si conquista, mentre lascia a Marco Lombardo il compito di illustrare il concetto del libero arbitrio che caratterizza l’uomo, chiamato a scegliere tra bene e male e non vittima del fato, poichè è “la mala condotta/è la cagion che’l mondo ha fatto reo”. Caputo spiega come emerga con forza la convinzione di Dante della necessità di un imperium, che abbia piena facoltà di governo sugli esseri umani, nel segno della separazione tra potere temporale e spirituale. Ecco perchè il Sommo Poeta indicherà nella monarchia l’unico strumento in grado di garantire la pace. Tanto da vedere le sue speranze deluse dopo la morte del giovane imperatore Arrigo IV”. Caputo individua nell’appello alla pace che caratterizza la Divina Commedia una forte analogia con l’enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII, a partire dalla connessione tra amore, giustizia e pace”. A Massimo Montanile il compito si piegare l’idea da cui nasce “Intrecci”: “Siamo convinti che la cultura si nutra di relazioni, di rapporti tra universi, sia dunque un ecosistema, di qui l’idea, attraverso la rassegna, di un dialogo che superi i confini dei territori, fondendo dimensione locale e globale. E non è un caso la scelta di partire da Dante Alighieri, che si fa richiamo alla coscienza culturale a partire da temi come giustizia e legalita”.




