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Sanità, Festa: da sindaco garante dell’integrazione con il welfare territoriale

E’ Il candidato sindaco Gianluca Festa a porre l’accento sul tema della sanità nella sua nota agli organi di stampa  “In questi giorni di campagna elettorale ho avuto modo di confrontarmi con cittadini, esponenti dell’associazionismo e rappresentanti di varie categorie. Abbiamo affrontato numerosi temi e questioni, di estrema rilevanza ed attualità, ed altri di prospettiva. Nell’ultimo periodo ho voluto concentrare la mia attenzione, insieme ai candidati delle mie liste, sulla tematica socio-sanitaria, sulle politiche di sostegno agli anziani, ai vulnerabili ed a chi vive solo o in condizioni di difficoltà.

Abbiamo approfondito la questione relativa al sistema dell’emergenza, con attenzione e consapevolezza, e con senso di responsabilità, ed abbiamo evidenziato quelli che a nostro parere oggi sono i due grandi problemi, relativi a questa tematica, di cui soffriamo in città.

Il primo: manca una vera regia tra Ospedale Moscati, ASL, 118, Pronto Soccorso e territorio. Ognuno fa la sua parte, ma nessuno governa davvero, in modo unitario, i percorsi dei pazienti, soprattutto di quelli più fragili.

Così, troppo spesso, le persone vengono rimbalzate da un servizio all’altro, senza una guida chiara e sicura.

Il secondo problema: la nostra sanità è ancora troppo “statica”. Non “va” a casa delle persone, non arriva in modo realmente efficace al domicilio dei pazienti cronici e fragili. Questo significa spostamenti inutili e rischiosi per gli anziani, accessi al Pronto Soccorso che si sarebbero potuti evitare, famiglie lasciate sole di fronte alle emergenze.

Il risultato è evidente: il Pronto Soccorso diventa un luogo dove finisce di tutto, emergenze vere, ma anche problemi sociali, solitudini, cronicità non intercettate dal territorio. Diventa un reparto di degenza improprio, un punto di assistenza sociale, la “valvola di sfogo” di tutto ciò che il territorio non riesce a gestire.

E’ inaccettabile che il cittadino fragile debba trovare risposta solo quando ormai è troppo tardi, solo quando è costretto a bussare alla porta del Pronto Soccorso.

Da Sindaco, non voglio essere spettatore!

Il Sindaco è l’Autorità sanitaria locale, presiede la Conferenza dei Sindaci dell’ASL, ha competenze dirette sui servizi sociali.

Per questo voglio assumere il ruolo di garante dell’integrazione tra sanità e welfare territoriale.

La mia proposta è chiara: superare la rigida separazione tra sanità e servizi sociali, costruire un modello unico di presa in carico continuativa della persona vulnerabile.

Significa che chi ha bisogno non deve più perdersi tra uffici, sportelli diversi, numeri diversi, ma deve sentire che c’è un solo sistema che lo accompagna, nel tempo, in casa, nel quartiere, nella Città.

Talune proposte di legge e le norme nazionali parlano di integrazione socio-sanitaria e di “domiciliarità”, ma noi sappiamo bene che, nella pratica, questa integrazione ancora non esiste realmente. E su questo aspetto mi impegno affinché Avellino diventi un modello innovativo, un laboratorio da esportare nel resto della Regione.

Come?

So che il Comune, da solo, non può farcela. Come Sindaco proporrò un accordo istituzionale tra Comune di Avellino, ASL, Ospedale Moscati, e le strutture territoriali erogatrici di servizi socio-sanitari, per creare una Centrale Operativa Socio-Sanitaria, la C.O.S.

Che cos’è la C.O.S.? È una cabina di regia unica, supportata da una piattaforma digitale, che mette intorno allo stesso tavolo -e dentro lo stesso sistema informativo- il Comune, l’ASL (per la presa in carico continua e l’assistenza domiciliare), il servizio 118 (ed i suoi bracci operativi: Misericordia, Croce Rossa e Anpas), il Moscati (per il reparto di pronto soccorso) e le strutture territoriali (Case di Comunità, Ospedali di Comunità, COT, RSA, centri di riabilitazione, ecc.).

La C.O.S. avrà il compito di seguire in tempo reale i percorsi dei pazienti fragili, coordinare l’assistenza domiciliare, collegare le strutture territoriali ed evitare così gli accessi inutili al Pronto Soccorso, superando il modello ospedale-centrico.

Non mi fermo qui.

La C.O.S. dovrà gestire, insieme all’Azienda consortile d’Ambito e in rete con gli altri Comuni del Distretto, unità mobili socio-sanitarie collegate alle Case di Comunità, piccole équipe composte da medico, infermiere, operatore socio-sanitario e, quando possibile, da volontari, in grado di raggiungere il paziente a casa, soprattutto quando c’è un sospetto problema urgente, e decidere rapidamente cosa fare: attivare l’assistenza domiciliare, coinvolgere i servizi sociali, chiamare il 118 quando è davvero necessario.

In questo modo daremo una funzione a spazi e ad edifici ancora senza identità, una missione concreta alle Case di Comunità, rendendole nodi vivi e dinamici di una rete territoriale che si muove verso le persone. Perché non basta dire ai cittadini: “andate in Casa di Comunità invece che in Pronto Soccorso”. Il cittadino, nella maggior parte dei casi, non è in grado di valutare da solo la gravità della propria situazione. Nel dubbio, sceglie il Pronto Soccorso, perché lo percepisce come luogo più sicuro.

Bisogna rovesciare la prospettiva e portare i servizi socio-sanitari dove vive il cittadino, soprattutto se fragile.

Rafforzare la sanità territoriale “mobile” vuol dire ridurre il sovraffollamento del Pronto Soccorso e migliorare la qualità delle cure.

Ancora.

Come Sindaco, mi impegno a convocare, entro i primi 30 giorni dall’insediamento, la Conferenza dei Sindaci dell’ASL Avellino per discutere di un accordo stabile tra tutti i Comuni dell’Irpinia, in particolare quelli delle zone interne, insieme all’ASL e al Moscati.

Il Comune di Avellino aprirà inoltre un confronto serio e costante con la Regione Campania, per fare in modo che questo innovativo quanto semplice modello organizzativo socio-sanitario possa essere adottato su scala più ampia, con un vero coordinamento regionale.

La salute, così intesa, non rappresenta più soltanto un costo: è una leva di sviluppo sociale ed economico, anche di contrasto allo spopolamento”.

Avellino può diventare un punto di riferimento nella capacità di integrare sanità e servizi sociali, Ospedale e territorio, Città capoluogo e aree interne, senza lasciare indietro i fragili.

Lavorerò senza sosta perché la nostra città diventi un nuovo modello socio-sanitario territoriale, capace di proteggere i più deboli e, allo stesso tempo, di generare sviluppo e prospettive di futuro per tutti.

 

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