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La lezione del sisma di 60 anni fa

La magistrale definizione è di Manlio Rossi Doria che divideva il mezzogiorno in due grandi aree, quelle della polpa e quelle dell’osso, proprio queste ultime hanno subito danni e mutamenti a causa dei tanti terremoti che si sono susseguiti. Il prossimo 21 agosto saranno passati 60 anni dal sisma che colpì le province di Avellino e Benevento. Nulla a che vedere con il terremoto del 1980 ma nel 1962 le scosse causano un grave disastro e mettono in ginocchio decine di comuni dell’Irpinia e del Sannio. E’ estate, e non inverno come 18 anni dopo, i morti sono una ventina ma in migliaia perdono la casa e per soffitto hanno il cielo. La prima scossa, di magnitudo Richter 6,1 fu avvertita alle ore 16:56 di martedì 21 agosto con epicentro ad Ariano Irpino. La scossa non provoca danni significativi ma serve a mettere in preallarme la popolazione. Molto più distruttiva la seconda alle 19,09 seguita da una terza a breve distanza alle 19,19.  Il governo interviene e stanzia 20 miliardi delle vecchie lire per la ricostruzione, nuove misure per l’edilizia antisismica e una serie di agevolazioni fiscali e finanziarie per i residenti delle zone colpite. All’inizio però, la macchina dei soccorsi parte in modo lento perché – secondo il ministro dell’Interno Taviani – vi era un inefficace se non addirittura inesistente coordinamento dell’emergenza ed inoltre non era agevole raggiungere il Mezzogiorno interno dell’Appenino. Nonostante queste difficoltà nei giorni successivi al sisma vengono comunque montate oltre 20.000 tende per ricoverare i senzatetto e distribuiti notevoli quantità di materiale sanitario, di generi alimentari e di vestiario e successivamente costruite migliaia di baracche per alloggiare le tante persone rimaste senza casa. Le conseguenze del terremoto accentuarono anche i movimenti di antiche frane e i dissesti geologici presenti su alcuni rilievi collinari dove c’erano alcuni dei paesi più colpiti come Apice e Melito Irpino e per queste ragioni i due comuni furono sgomberati dai tecnici del Ministero dei Lavori Pubblici. I paesi abbandonati sono stati ricostruiti in aree diverse anche se a poca distanza dal precedente insediamento. Il vecchio borgo di Melito, quasi vent’anni dopo il sisma del ’62, viene scelto dalla regista Liliana Cavani per girare alcune scene del film “La Pelle”, tratto dal romanzo di Curzio Malaparte, in particolare viene riprodotta la scena dell’incubo vissuto a Napoli a causa dell’eruzione del Vesuvio del 1944 nel corso della Seconda guerra mondiale. Sessant’anni fa la nostra Irpinia era molto diversa, più rurale e con meno infrastrutture, al governo come Presidente del Consiglio c’era Amintore Fanfani e al ministero dei Lavori Pubblici, l’irpino Fiorentino Sullo. Fanfani guida un esecutivo che si regge grazie all’astensione decisiva del partito socialista che entrerà a far parte del governo solo dopo le elezioni del 1963 quando nascerà ufficialmente il centro-sinistra. Moro parla di convergenze democratiche che passeranno alla storia come convergenze parallele. L’elezione di Kennedy a Presidente degli Stati Uniti e il pontificato di Giovanni XXIII diventano un aiuto determinante per il percorso intrapreso nel nostro Paese, l’apertura a sinistra ottiene il fondamentale consenso americano e del Vaticano. Protagonista di quella fase è Fiorentino Sullo, eletto giovanissimo all’Assemblea costituente, parlamentare, ministro e tra i leader della sinistra della Democrazia Cristiana. Sullo è stato l’esempio che allora la Dc e non solo, avevano in Irpinia una qualificata e autorevole classe dirigente che con grande capacità ha indicato una rotta e gestito fasi difficili non solo della nostra provincia ma dell’intero Paese. Quel terremoto del ’62 ridisegnò un’altra provincia e Sullo diventò il personaggio chiave in quell’epoca perché come ricorda Rotondi nel suo libro “W Sullo”, nelle zone sismiche non basta intervenire bisogna prevenire.

di Andrea Covotta

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