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La nota del Presidente dell’Ordine degli Architetti irpini Erminio Petecca in occasione della Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica

Martedì 14 dicembre si è svolta la giornata dedicata alla prevenzione sismica del patrimonio immobiliare italiano. E’ stata una ulteriore occasione per riflettere sulla sicurezza delle nostre abitazioni. Soprattutto per noi dell’Irpinia che non dobbiamo dimenticare di vivere in un territorio fragile e ad alto rischio sismico, così come gran parte del territorio montano che corrisponde ai tre quinti della superficie nazionale ed ospita comunque un quinto della popolazione italiana. Il sisma dell’80 non deve farci dimenticare quanto sia importante avere e vivere in un edificio sicuro. Molto si sta facendo in Italia per migliorare l’efficienza energetica degli edifici grazie soprattutto ai bonus per l’edilizia. Non ultimo l’UE sta predisponendo una nuova direttiva sull’efficienza energetica prevedendo, addirittura, il divieto di compravendita degl’immobili che non superino determinati requisiti. Tale direttiva fa capire come l’attenzione generale sia rivolta soprattutto alla qualità esteriore e dei finimenti dell’edificio, anziché la sicurezza delle strutture. Come già ricordato in un convegno, organizzato dall’Ordine degli Architetti di Avellino nel giugno del 2020, il patrimonio immobiliare italiano è ad elevata vulnerabilità sismica ed è costituito dal 60% di edifici costruiti prima del 1971 (cioè prima della legge 1086 che stabiliva le prime norme per la disciplina delle opere in cemento armato) e il 35% è stato costruito tra il 1971 e il 2000. In Irpinia sono 17.000 gli immobili realizzati prima del sisma dell’80. Molto è stato fatto negli ultimi quarant’anni per la sicurezza sismica degli edifici, in particolar modo per le nuove costruzioni,  grazie alla normativa specifica, tra le più complete al mondo. Diversamente per le ristrutturazioni, soprattutto quelle realizzate nell’immediato post-sisma in seguito all’Ordinanza ’80, quando furono consentite  le opere urgenti di riattazione degli immobili con un contributo di 10 milioni di lire per unità abitativa. E’ pur vero che quei lavori, in quei momenti di emergenza, consentirono la rapida utilizzazione degli immobili, ma sicuramente non è stata la migliore risposta al problema,  in quanto la sostituzione di tetti in legno con solai in cemento armato ha comportato un aggravio di carichi sulle vecchie strutture e un peggioramento delle condizioni di sicurezza statica. Stranamente i vecchi edifici ristrutturati in quel periodo possono essere oggi più vulnerabili degli stessi che hanno conservato le strutture in legno originarie. E’ opportuno ricordare che l’Ordinanza ’80 coinvolse soprattutto gli edifici degli agglomerati urbani e dei centri storici, perché con un contributo modesto si poté intervenire solo su tetti di piccole superfici.  E’ evidente che oggi abbiamo un problema in più da risolvere per garantire la sicurezza sismica dei centri storici. Il Superbonus può essere la grande occasione per affrontare il problema, immaginando una rimozione dei lavori fatti in emergenza,  sostituendoli con materiali e strutture più leggeri. Questo può essere uno dei tanti argomenti da porre all’attenzione pubblica nella giornata nazionale della prevenzione sismica. Non ci sono più pretesti per non parlarne, le condizioni ci sono tutte per focalizzare l’attenzione sulla messa in sicurezza del nostro patrimonio immobiliare. Investire in sicurezza ha un ritorno sicuro nel tempo. Basta vedere quanto costano i danni da terremoto nel nostro Paese che si stimano per 3.5 miliardi all’anno.

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