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La politica e l’impegno dei cattolici 

Tra i tanti commenti e non poche valutazioni preventive sul personaggio e il programma dell’ormai ex Presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte, si rivela particolarmente significativa quella del presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti. Oltre al richiamo “all’umanesimo di Firenze di quei laici, come Giorgio La Pira” l’eminente porporato rilancia l’appello per un impegno dei cattolici in politica, urgente e necessario a fronte dell’attuale crisi istituzionale, senza precedenti nella storia repubblicana.

A proposito di quest’ultima sottolineatura, per chi ha avuto la bontà e la pazienza di leggere le mie modeste e numerose riflessioni tematiche sull’argomento, dovrebbe essere chiaro il mio pensiero: ho sempre auspicato, come cristiano laico sempre impegnato sulla frontiera di una Chiesa locale “in uscita e ospedale da campo “che i Vescovi diocesani, in attuazione degli indirizza pastorali del Concilio Vaticano II e coerentemente con le chiarissime sollecitazioni sociopolitiche del Magistero sociale della Chiesa, promuovessero le scuole di Formazione all’impegno sociale e politico delle nuove generazioni.

Così non è stato, salvo qualche lodevole esperienza diocesana decollata con l’ausilio di qualche significativa realtà associativa di ispirazione cristiana come le ACLI. Questo vuoto, ormai pluridecennale, delle Chiese locali, costituisce una delle cause concorrenti all’opacizzazione della politica in ordine al suo fine di promuovere il bene comune. Lo scadimento complessivo dell’agire politico e il progressivo allontanamento della società civile dalla democrazia rappresentativa, espressa dalla peggiore partitocrazia della storia politica italiana, ha consentito l’inevitabile approdo delle compagini post ideologiche il cui grande merito è costituito dalla sommatoria dei demeriti dei tradizionali partiti italiani a cominciare dal PD.

Il fenomeno dell’avvento populista in politica non è apparso improvvisamente, ha avuto la sua lunga fase intrusiva fino ad esplodere con preponderante effetto nelle ultime elezioni politiche, mentre i partiti, cosidetti democratici, perdevano il loro tempo intorno ad un orribile cannibalismo interno senza prospettive. L’ultimo autorevole richiamo del cardinale Bassetti, dovrebbe avere come i più diretti destinatari proprio i Vescovi diocesani che non hanno promosso itinerari formativi, efficaci e permanenti, per una nuova generazione di politici.

Il fallito ricorso ad un personaggio non politico, pur rispettabile nei suoi profili personali e professionali, determinato dai veti incrociati dei due contendenti vincitori delle ultime elezioni politiche, costituisce solo la punta dell’iceberg di un agglomerato pseudopartitico, senza nessuna connotazione politica ed ideologica. Quando il facile populismo diventa il mezzo efficace per la cattura del consenso popolare c’è davvero da preoccuparsi e avvertire il bisogno di un serio esame di coscienza di tutti coloro che hanno preferito ritirarsi nel comodo spazio privato, egoistico e senza sudore civile e sociale: meravigliarsi della delicatezza dell’attuale momento, culturale e politico, della comunità nazionale senza reagire intelligentemente, significa fare come lo struzzo che inabissa il capo sotto la sabbia per non sentire e non vedere.

Ma il popolo italiano non è un deserto, ha la sua storia, ha le sue speranze, ha la sua coscienza civile e politica che, a fronte dell’attuale e delicato momento, non può sentirsi più in libera uscita nell’espressione del voto. Come cristiano laico, responsabile ed indignato, non mi stancherò mai di invocare gli sforzi e i percorsi necessari per l’avvento di una nuova generazione di politici, capace e determinata di sgombrare l’agone politico attuale dai nullafacenti e dai nullapensanti, per costruire concretamente, con trasparenza e credibilità, il bene comune.

di Gerardo Salvatore edito dal Quotidiano del Sud

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