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Di Vincenzo Fiore

«Il divario fra Nord e Sud verrà colmato solo nel 2020», così titolava il Corriere della Sera il 13 settembre 1972, riprendendo un rapporto del Ministero del bilancio e della programmazione economica curato dal Professor Pasquale Saraceno. Quarantotto anni dopo, invece, non si può che leggere quella previsione con sgomento, pensando all’immobilismo politico, economico e culturale che anche nei primi vent’anni del nuovo millennio non ha risparmiato il Mezzogiorno. La fotografia che ci consegna l’Istat è quella di un’Italia spaccata ancora in due. Solo per citare un dato, nell’ultimo decennio la percentuale dei giovani tra i 15 e i 24 anni che non studiano e non lavorano al Sud ha toccato la soglia del 34,4% nel 2017 (più del doppio del Nord Italia e della media europea).

Di quest’emorragia che ancora vive il Mezzogiorno e delle sue radici storiche, se ne è parlato ieri pomeriggio presso il Circolo della Stampa di Avellino. Al centro del dibattito il libro «La Questione Meridionale. Nata nel 1861 per risolvere quella settentrionale, è tuttora aperta», a cura di Carlo Capezzuto e Aldo Vella, e con un’introduzione di Pino Aprile. Un volume composto e arricchito dalla penna di tanti storici, intellettuali, giornalisti uniti dallo scopo di scuotere le coscienze e rimettere al centro del dibattito nazionale quelle che vengono definite dai relatori «le terre dimenticate dello stivale». Ad aprire la serata, è stato Aldo Vella che ha parlato al pubblico presente della Questione Meridionale come una questione disattesa: «Come se non esistesse più, è uscita dal dibattito culturale e soprattutto dall’agenda politica. In tanti dicono che risolvere i problemi del Sud sia una priorità per il Paese, ma di fatto viviamo in una perenne stagnazione. Vi è una politica senza pensiero». Vella si è soffermato in particolare sull’immediato dopoguerra fino alla nascita delle Regioni: «Alla fine della Seconda Guerra Mondiale c’è stato un incremento dell’emigrazione che non si è mai arrestato. Ieri come oggi, sebbene in contesti del tutto diversi, i giovani scappano alla ricerca di possibilità che qui gli sono negate. Assistiamo a una replica degli stessi problemi. Il decentramento del potere e la nascita delle Regioni negli anni ’70 erano due elementi che sembravano poter dare una svolta, una svolta che in realtà però non c’è mai stata».

A prendere poi la parola è stato il Direttore del Quotidiano del Sud Gianni Festa, che ha sottolineato il coraggio che ha mosso quest’iniziativa editoriale, lodando l’ambizioso progetto che è soltanto all’inizio della sua fase. Festa ha parlato di un vero e proprio tradimento della Questione Meridionale, dell’incapacità del Sud di imporsi e dell’Anti-Stato: «L’alleanza fra la malavita organizzata e la politica tiene sotto scacco il Mezzogiorno. La rassegna stampa, ogni giorno, ci racconta di come i clan siano radicati sul territorio, dalla Campania alla Calabria, dalla Puglia alla Sicilia». Festa non ha risparmiato la classe dirigente attuale, interessata da continui cambi di casacca che trasversalmente interessano i grandi partiti come Lega, M5S e PD. Una politica – ha dichiarato Festa – che non riesce nemmeno a stanziare i fondi europei e che poi lamenta la mancanza di risorse: «La colpa però è di noi meridionali che, nell’indifferenza, permettiamo tutto questo. Lo scriveva anche Guido Dorso, ci vorrebbe un esame di coscienza serio. Progettare un’Enciclopedia è una vera e propria provocazione culturale».

A concludere il dibattito, è stato Carlo Capezzuto, l’ideatore del progetto. Capezzutto ha illustrato la struttura del libro e ha presentato i suoi contenuti, che ricoprono l’arco temporale che va al periodo pre-unitario fino al terremoto scatenato dalla pubblicazione di “Terroni” nel 2010: «Ma non solo, abbiamo voluto dedicare la parte finale al Meridionalismo 3.0, si tratta di una sezione che guarda al futuro e immagina soluzioni concrete. Il cambiamento dovrà partire da noi».

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