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Laceno d’oro, a Robert Guédiguian il Premio alla Carriera “Pier Paolo Pasolini”

Sarà il regista francese Robert Guédiguian, Premio alla Carriera “Pier Paolo Pasolini”, ad aprire la 48esima edizione del Laceno d’Oro International Film Festival di Avellino. Il riconoscimento intitolato al fondatore del festival cinematografico irpino gli sarà consegnato il 3 dicembre nel corso di una serata d’onore al Cinema Partenio (Via Giuseppe Verdi, ingresso libero).

Maestro del cinema sociale e politico d’oltralpe (À l’attaque!, Le passeggiate al Campo di Marte, Le nevi del KilimangiaroLa casa sul mareGloria Mundi), cantore della sua Marsiglia, a Robert Guédiguian sarà dedicata una retrospettiva che comprende anche l’ultima recente opera “E la festa continua”

Guédiguian è il secondo grande ospite internazionale dopo il cineasta statunitense Paul Schrader (Premio alla Carriera “Laceno d’Oro”) annunciato dall’edizione 2023 della storica rassegna ‘del cinema del reale’ di Avellino, a conferma della sua capacità di attrazione e indiscussa originalità: il programma nel dettaglio sarà illustrato venerdì 1° dicembre alle ore 10:30 presso la sala Grasso del palazzo Caracciolo (piazza Libertà 1, Avellino), sede istituzionale della Provincia.

Fondato da Pasolini nel 1959 insieme con gli intellettuali irpini Camillo Marino e Giacomo D’Onofrio il festival, nato per valorizzare l’Irpinia con una rassegna cinematografica di ispirazione neorealista, è organizzato dal Circolo ImmaginAzione di Avellino, presieduto da Antonio Spagnuolo, con la direzione artistica di Maria Vittoria Pellecchia in collaborazione con Aldo Spiniello, Sergio Sozzo e Leonardo Lardieri.

Negli ultimi anni il Laceno d’Oro International Film Festival ha ospitato cineasti quali Abel Ferrara, Alexander Sokurov, Elia Suleiman, Jia Zhangke, Marco Bellocchio, Olivier Assayas, Amir Naderi, Pedro Costa, Aleksej German Jr., Julio Bressane, Carlos Reygadas, Laurent Cantet, Franco Maresco, Paolo e Vittorio Taviani, Mario Martone, Ken Loach, Miguel Gomes, Stéphane Brizé, Jean-Pierre e Luc Dardenne, e molti altri.

La otto giorni di cinema di Avellino accoglierà proiezioni, incontri con gli autori, concerti, mostre, masterclass e workshop. Al centro del programma tre concorsi internazionali: “Laceno d’Oro 48”, riservato ai lungometraggi sia finzione che documentari, “Gli occhi sulla città”, dedicato ai cortometraggi sui temi degli spazi urbani, dell’ambiente e del paesaggio, declinati con la massima libertà, e “Spazio Campania”, la sezione dedicata alle produzioni realizzate sul territorio campano o da autori campani.

Il Laceno d’Oro International Film Festival è realizzato con il contributo di Regione Campania e Film Commission Regione Campania, con il contributo e il patrocinio della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo – Ministero della Cultura, con il patrocinio della Provincia di Avellino e del Comune di Avellino. In collaborazione con Sentieri Selvaggi, Quaderni di Cinemasud, Eikon, CFCC, Afic.

Biografia

Passione per il cinema sociale e politico, questo è il tratto distintivo di Robert Guédiguian: regista francese, nato nel 1953, da padre armeno e madre tedesca, ha fatto della sua città, Marsiglia, «la forma e il linguaggio» del suo cinema. Quello che un tempo era il quartiere poco distante dai dockers descritti dal poeta Louis Brauquier, l’Estaque, oggi inglobato nello scalo, è la scenografia naturale della sua infanzia. Un mondo «strutturato dal movimento operaio», segnato dalla solidarietà umana, un marchio alla sua coscienza di artista e militante.

Negli anni Settanta si trasferisce a Parigi, dove incontra il regista René Féret con il quale firma le prime sceneggiature. L’esordio alla regia arriva nel 1981 con “Dernier été”, portando sul grande schermo la realtà proletaria della Francia meridionale, tra il fallimento della sinistra, il tramonto della collettività e la nuova era dell’individualismo. Temi che ritornano in “Rouge Midi” (1983) e “Ki lo sa?” (1985). Fonda la AGAT Films & Cie, società che produrrà i lavori di autori affermati ed esordienti come Paul Vecchiali, Lucas Belvaux, Sólveig Anspach, Cédric Kahn, Lech Kowalski, Éric Zonca, Pierre Salvadori, Diego Lerman. Dopo “Dieu vomit les tièdes” (1989), dirige “L’Argent fait le bonheur” (1993), film con distribuzione televisiva che inaugura la lunga collaborazione con lo sceneggiatore Jean-Louis Milesi. Con il successo di “À la vie, à la mort!” (1994) cede alla successiva fiaba d’amore “Marius et Jeannette” (1997), aprendo la sezione Un certain regard del 50º Festival di Cannes.

Come per i romanzi contemporanei dello scrittore Jean Claude Izzo, i film di Guédiguian in questo periodo registrano e riflettono sulle transizioni della società francese e di Marsiglia: dall’integrazione razziale (“À la place du cœur” – 1998) alla decadenza della città (“Marie-Jo et ses deux amours” – 2002), uno spazio multiculturale che “racchiude in sé tutti i problemi del mondo”. Negli anni successivi si mette alla prova con generi differenti: se con “Le promeneur du Champ de Mars” (2005) si misura con il biopic, raccontando gli ultimi giorni di François Mitterrand, con “Le Voyage en Arménie” (2006) sperimenta il road movie, in una precarietà ideologica sempre più instabile, sia di riferimenti che opinioni. Come reazione allo sconvolgimento valoriale del nuovo millennio, nel 2009 con “L’armée du crime” – tratto dalla storia vera di Missak Manouchian, poeta armeno e comunista, e dei suoi 22 compagni assassinati dai nazisti nel febbraio del 1944 – rende omaggio alla Resistenza francese, per tornare a Marsiglia, riunendo temi attori e ambientazioni, con “Les Neiges du Kilimandjaro” (2011) e con “Au fil d’Ariane” (2014). «Per me, uno dei problemi più seri della società odierna è il fatto che non esista più una coscienza di classe. Nel senso che non si può nemmeno più parlare di ‘classe operaia’, è per questo che parlo di ‘povera gente’. Eppure, la coscienza di far parte della ‘povera gente’ non esiste.» Se Parigi è un’attrazione e Marsiglia è un passaporto, come scrive Jean Claude Izzo, il cinema di Robert Guédiguian è il lasciapassare per scoprire cambiamenti e difetti della società francese: garantirsi, dal Vecchio Porto di Marsiglia, una panoramica sui conflitti con il Mediterraneo, la cancellazione delle ideologie, lo smarrimento globale dei singoli.

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