Dal Teatro del Fondo di Napoli voluto da Ferdinando IV al Comunale di Avellino. E’ una storia che lega Napoli ad Avellino quella ricostruita da Tommaso Tuccillo nel suo volume “Il Mercadante- storia di un teatro napoletano”, pubblicato da Kairos, presentato alla libreria Mondadori nell’ambito degli incontri promossi dall’Accademia dei Dogliosi. “Il volume – spiega l’autore – nasce dalla mia tesi di laurea in architettura dedicata al rapporto tra il Teatro Mercadante e lo spazio urbano di Napoli. Uno studio che testimonia come il Mercadante diventi espressione delle trasformazioni della società. Nasce trent’anni dopo il San Carlo, nel 1779, fondato da Ferdinando IV in piazza Municipio. Il nome originario era quello di Teatro del Fondo, dal nome d’una società militare (Fondo di separazione dei lucri) che, con i proventi confiscati al Disciolto Ordine dei Gesuiti, mise in opera la struttura nel 1777-’78. La principale novità del Teatro del Fondo fu la scelta di accogliere la commedia dell’arte poichè fino ad allora il teatro era indissolubilmente legato all’opera. Con la conquista dell’Unità d’Italia il suo nome, legato alla monarchia borbonica, sarà modificato e la struttura sarà intitolata a Saverio Mercadante, morto proprio quell’anno. Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento accolse la grande prosa italiana e internazionale: Adelaide Ristori, Fanny Sadowski, Ermete Zacconi, Eleonora Duse, Sarah Bernardt e Coquelin furono gli acclamati protagonisti di quella fertile stagione, insieme con gli esponenti di punta del teatro napoletano (Antonio Petito, Eduardo Scarpetta, Roberto Bracco), amatissimi dal pubblico .Successivamente saranno i discendenti di Scarpetta ad esibirsi in quello spazio, da Vincenzo Scarpetta e i De Filippo Fino alle serate futuriste con tanto di lancio di arance tra si sostenitori del futurismo e quello della tradizione”. Una storia, fatta non solo di allori e splendore “Nel 1973, dopo un decennio di chiusura per inagibilità, il Teatro passò dal controllo demaniale a quello comunale e fu oggetto dell’ultimo restauro durante il quale furono creati nuovi servizi (il ridotto, una sala di scenografia con uno spazio espositivo sottostante, camerini per gli attori, spazi per il pubblico su tre livelli).
Dalla metà degli anni Ottanta vi furono allestiti mostre e diverse rappresentazioni, ma solo dal 1995 in poi il Mercadante ha dato il via a stagioni teatrali regolari ospitando spettacoli, progetti di teatro contemporaneo, videorassegne, teatro scuola, e diventando una realtà culturalmente operativa sul territorio cittadino”.
Una destino non diverso caratterizzò Avellino, dove l’affermarsi delle idee filosabaude “determinerà la scelta di abbattere il teatro, già in crisi. il Commissario regio, Giulio Corradi, decide di vendere la struttura, poi, rovinata negli spazi interni dopo il periodo di inattività durante la prima guerra mondiale. Oggi rimane solo una lapide all’ingresso di Palazzo Sarchiola“. A confrontarsi con l’autore Fiorentino Vecchiarelli, presidente dell’Accademia dei Dogliosi, l’attrice Lidia Ferrara e lo scrittore Ferdinando Forino. A moderare l’incontro il giornalista Gianluca Amatucci.
L


