“Ho scelto di partire dall’ascolto del ritmo dei versi di Inmaculada, dal tentativo di rendere appieno la profonda musicalità della tessitura del testo, dall’endecasillabo ai metri più tipicamente ispanici”. Spiega così Carla Perugini, docente di letteratura spagnola e critica letteraria, l’intimità a distanza che unisce il traduttore e l’autore, cuore dell’edizione italiana del “Corpo del veleno” della poetessa spagnola Inmaculada Lergo, Multimedia edizioni, pubblicata nella collana Edizioni Casa della Poesia e presentata questo pomeriggio al Circolo della stampa. Perugini, traduttrice dell’opera, pone l’accento sul lavoro complesso a cui è chiamato il traduttore, che va al di là del semplice compito di traghettare l’opera in un’altra lingua, ma corre continuamente il rischio di tradire il progetto di partenza o di fallire nell’impresa. “La traduzione diventa così educazione all’estraneità, alla comprensione di ciò che ci sembra straniero in un costante gioco di equilibri tra slanci di libertà e servilismo a cui è costretto il traduttore”. Per scoprire il senso della poesia di Inmaculada, che “come la vita, ha una funzione riproduttiva, nel doppio senso di essere riproduzione della realtà ma insieme generatrice, genitrice, madre, di qualcosa che nasce e si sviluppa fra gli uomini e per gli uomini. Poesia profondamente umanistica e dialogica, strumento di conoscenza e di relazioni fra numerosi soggetti: scrittura in prosa/ scrittura in versi, io lirico/oggetto dello sguardo, sè stesso/l’altro”. Una raccolta caratterizzata da una suddivisione quadripartita che ricorda la teoria dei quattro elementi presente in tutte le civiltà antiche, in un costante confronto tra la condizione umana e quella della natura, di cui i suoi elementi non sono consapevoli. Di qui il desiderio di assomigliare a quanto sta in natura. Poichè nel nostro corpo il male si insinua come un veleno, che va dalla gratuita uccisione dei più piccoli esseri viventi alle più gravi sconfitte”. Ed è la stessa Inmaculada a sottolineare come la poesia nasca dal tentativo di “dare corpo ai dubbi del quotidiano, al paradosso dell’esistenza e alle esperienze recondite dell’uomo. Dai frutti dell’autunno, nonostante il decadimento del corpo ad amore e disamore” per ribadire come leggere in italiano i miei versi significa “affacciarmi ad un’altra me”. Infine, ricorda i progetti musicali ispirati dalla sua raccolta come quello curato da Diego Montes.
Antonella Russo, docente all’Università di Salerno, pone l’accento su una poesia come quella di Inmaculada, tra le figure più autorevoli della critica letteraria spagnola, che si inserisce in un panorama fortemente frammentato ed eterogeneo, in cui è difficile parlare di movimenti e generazioni, capace di riconoscere più facilmente il ruolo delle scrittrici. “Malgrado ciò la sua poesia non appare marcata sul piano del genere”. Mentre la professoressa Rosa Maria Grillo esplora le simmetrie che caratterizzano la raccolta, a partire dalla centralità che rivestono i versi iniziali e finali in un collegamento costante tra mondo esterno e mondo intimo.



