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Le debolezze del partito democratico

Con l’Assemblea nazionale Pd, secondo il segretario Zingaretti, ha avuto inizio la “fase 2” del nuovo corso del partito. Diversi i propositi annunciati. La fine del correntismo esasperato. Nuove modalità, anche mediatiche, di contatto con la base elettorale.  Una rinnovata capacità di collegarsi con le diverse realtà del Paese. Infine, una “campagna di ascolto” destinata da concludersi con una “Convention delle idee” programmata per ottobre a Bologna.

Zingaretti ha certamente condotto in porto con successo la sua prima mission, quella di ristabilire un clima di convivenza tra le diverse anime e rapporti incoraggianti con gli ex di Leu. Tuttavia, non si può dire sia riuscito ad “allargare il campo” delle alleanze per rendere credibile l’alternativa rappresentata dal pd. Anzi, su diverse questioni roventi, che richiederebbero ben altri toni e incisività, é apparso un po’ “posapiano”. O comunque troppo rivolto all’interno del partito.

Ad esempio, il voto del Senato della settimana scorsa sulla riduzione dei parlamentari voluta da M5Se Lega (e assecondata da FdI che ha consentito il numero legale) ha oggettivamente inchiodato il Pd, con il suo voto contrario, al ruolo di difensore della casta! Posizione incomprensibile perché, durante l’infausta segreteria renziana, il Pd si era spinto fino a sostenere improvvidamente addirittura l’abolizione del Senato!  E già vi era stato il grave episodio del disegno di legge presentato dell’ex capogruppo Zanda che, facendo finta di diminuire le indennità ai parlamentari, di fatto ne aumentava gli incassi complessivi! Disegno di legge poi ritirato a furor di popolo. Il Pd ha ora scelto la strada più comoda nell’immediato. Quella di rassicurare anche i propri parlamentari in bilico. Essa rischia però, nel medio tempo di farlo apparire senza una linea convincente sulla struttura dello Stato. Gravi, poi, le incertezze tra Pd del Nord e del Sud sull’autonomia regionale differenziata. A questo si aggiunge la scarsa abilità nel parlare dei temi che interessano davvero l’opinione pubblica. Poi, anche la frettolosa gestione del caso Lotti-Palamara sembra essere stata più influenzata dalla necessità di non riaprire un fronte interno anti-Renzi. E meno, invece, da una valutazione dei danni profondi arrecati dalle oscure manovre di un ex ministro – ora capocorrente – sospettato di agire per inammissibili interessi personali! Quanto ai rapporti finanziari Lega- Putin, la proposta Pd di una commissione di inchiesta sembra ricalcare il solito copione trito e ritrito. Stavolta, però, in singolare consonanza tattica con il M5S. Convergenza guardata con sospetto, anzi vista come il fumo negli occhi dai renziani! E la semplice richiesta zingarettiana a Salvini di un chiarimento farebbe impallidire, per il suo fair-play, perfino qualche compassato lord inglese!  Insomma, finora l’impressione è quella di una voce troppo flebile rispetto agli ululati altrui!

Il Pd non è riuscito a elaborare alcuna proposta organica di politica economica.  Si è limitato a contestare le iniziative delle forze di maggioranza. Eppure solo da noi potevano essere considerati come oggetto di seriosi dibattiti in tv i mini-bot. Elaborati dalla pseudo-scienza economica leghista. E liquidati dal gotha dottrinale come soldi da Monòpoli! Tuttavia, resta il fatto che la maggioranza, sia pure tra una lite e un’altra, parla di problemi come tasse, riduzione delle spese per la politica, pensioni ecc. Cioè di temi sensibili per l’opinione pubblica.

Al netto degli annunci un po’ obsoleti di “campagne di ascolto” che hanno visto circolare nei decenni treni, camper e autobus dei leader di sinistra, il problema vero è se alle parole seguiranno i fatti. Se, cioè, pattuglie di leader, vice-leader e deputati, abituati a sproloquiare quando si parla di equilibri interni, sapranno riconvertirsi. E dire finalmente qualcosa su temi come lavoro, tasse, autonomia regionale rafforzata, ecc. E se capi e capetti – per cominciare dall’irrequieto e mutevole Renzi, dall’arrembante Sala, per finire a Franceschini, all’eterno candidato Giachetti e ai Br (brutta sigla di Base Riformista) Lotti e Guerini permetteranno davvero a Zingaretti di scalfire il loro potere. E qui c’é davvero da dubitarne!

di Erio Matteo

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