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Le fragilità e le fratture di un mondo diseguale

Di Tonia Masi (studentessa della VB del Liceo Scientifico – Istituto Omnicomprensivo “Manzi-Maffucci” di Calitri. Coordinatore dell’attività: Prof.re Vincenzo Fiore).

Le disuguaglianze rappresentano ancora uno dei problemi più grandi del mondo contemporaneo. Disuguaglianza vuol dire disparità, differenza di condizioni, di grado, di valore tra cose o tra persone. Questo termine di conflittualità ha da sempre caratterizzato la storia umana: dalla schiavitù del mondo antico alle deportazioni dei neri in America. Se la situazione generale nel corso del tempo sembra essere migliorata, ancora oggi l’uomo non è libero dal fardello delle disuguaglianze; quest’ultime, infatti, continuano a persistere, anche se forse in forma più subdola e mascherata. L’Oxfam, una confederazione internazionale che lotta contro le disuguaglianze e le ingiustizie, afferma che il periodo che stiamo vivendo può essere considerato come «il decennio dei grandi divari», durante il quale miliardi di persone sono costrette a vivere in condizioni critiche. Bisogna però distinguere tra disuguaglianze economiche e sociali: le prime dipendono dalla situazione economica dell’individuo le seconde dipendono dall’etnia (diversa nazionalità), dall’età (lo scarto salariale fra i più anziani e i più giovani), di sicurezza sul lavoro, di religione, di orientamento sessuale, di luogo di provenienza e di genere (dati INPS dicono che in Italia per lo stesso tipo di lavoro l’uomo guadagna in media il 28% in più rispetto alle donne).

La situazione sta man mano peggiorando, basti pensare che al giorno d’oggi l’1% della popolazione mondiale è più ricca del restante 99% (dati Oxfam) e che con il passare degli anni non potrà che aggravarsi, portando la cosiddetta “classe media” a un impoverimento generale dovuto a diversi fattori, primo tra tutti l’inflazione. Infatti, sempre l’Oxfam ci dice che: «almeno 1,7 miliardi di lavoratori vivono in paesi in cui l’inflazione supera l’incremento medio dei salari e oltre 820 milioni di persone soffrono la fame». Questi numeri dovrebbero farci aprire gli occhi e farci capire quanto la situazione stia degradando di anno in anno e di quanto il mondo stia andando a rotoli.  Karl Marx tutto questo lo aveva previsto, aveva previsto che il capitalismo avrebbe portato a queste grandi crisi e a tante differenze sia salariali sia socioculturali. Se uguaglianza ed equità sembrano termini ormai obsoleti, oggi non possiamo non chiederci: «Considerando l’ingiustizia e l’ineguaglianza come costruire una società giusta?». Il filosofo contemporaneo John Rawls, attraverso un esperimento mentale, si è interrogato su ciò, sostenendo che le persone riescono a strutturare e a teorizzare una società più equa soltanto attraverso un «velo di ignoranza», ovvero senza conoscere la propria situazione di partenza. In questa condizione iniziale «buia», la maggior parte delle persone tende a costruire un mondo ideale nel quale anche il più povero vive in una posizione decisamente più agiata rispetto allo stato reale delle cose della società in cui vive.

Una società – quella attuale – che l’Unicef ci descrive in questo modo: circa 2 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile, 3,6 miliardi non hanno accesso a servizi igienici e di sanità di base. Inoltre, un’ultima disuguaglianza che è necessario citare è quella relativa all’educazione, infatti, oggi circa 244 milioni di minori nel mondo non hanno né la possibilità di andare a scuola né di ricevere un’istruzione adeguata, principio questo sancito l’art. 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani. Già lo stesso Marx nel Manifesto aveva inserito nel suo programma politico l’istruzione pubblica e gratuita per tutti, cosa che, come è molto evidente da quanto detto in precedenza, non è stata mai messa in atto.

Come ha sostenuto la direttrice esecutiva di Oxfam International, Gabriela Bucher: «Mentre la gente comune fa fatica ad arrivare a fine mese, i super-ricchi hanno superato ogni record nei primi due anni della pandemia, inaugurando quelli che potremmo definire i ruggenti anni ’20 del nuovo millennio. Crisi dopo crisi i molteplici divari si sono acuiti, rafforzando le iniquità generazionali, ampliando le disparità di genere e gli squilibri territoriali». Quello che dobbiamo prospettarci per il futuro è provare a non far peggiorare questa situazione, provare a salvare il salvabile e tutto questo deve partire da noi giovani, siamo noi giovani che dobbiamo cercare di capire quello che è stato sbagliato nel passato e che si sta ancora sbagliando tutt’oggi. L’obiettivo, nel nostro piccolo, sarà quello di provare a rendere il mondo un posto migliore.

 

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