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L’omaggio a Trump e la bussola di Tria

A poche settimane dall’insediamento del governo Conte, di cose ne sono accadute. A cominciare dall’esordio internazionale al G7 in Canada, nel quale il premier ha fatto le fusa sia a Trump che a Putin, al momento i più interessati a sgretolare quel che resta dell’Unione Europea caso mai gli venisse in mente di risvegliarsi dall’irrilevanza sullo scacchiere mondiale alla quale si è condannata. Gli endorsement del presidente del Consiglio nelle stesse ore in cui Trump strapazza ruvidamente l’Europa a Charlevoix e Putin dal vertice asiatico la riduce ad una espressione geografica inconcludente e inutile, spinge formalmente l’Italia a scartare non solo rispetto all’Europa ma rispetto alle stesse politiche annunciate dal nuovo governo per cambiarla. Con un aggravio di ingenuità o sventatezza: si sostengono indistintamente le aggressive politiche globali di entrambi, tra loro peraltro inconciliabili unite soltanto dalla ostilità nei confronti del Vecchio Continente, con l’obiettivo di incrementare il nostro scarso potere contrattuale nei confronti dei partners europei e, spendendo la curiosità molto interessata e gli apprezzamenti ricevuti, alimentare sul piano interno la credibilità del nuovo corso politico italiano. Il professor Conte metta nel conto, come credo che sappia, che i cerchi della politica internazionale da cui dipendiamo intrinsecamente, sono più spesso asimettrici e molto meno concentrici. Per navigarci sopra serve la bussola che indichi la direzione. Illudersi che i punti cardinali siano indifferenti ognuno dall’altro, porta nel migliore dei casi a girare in tondo sempre che nel frattempo non sei andato a sbattere o finito risucchiato dai gorghi. Nel conto dopo il G7, il premier metta anche il sovrappiù di diffidenza che dopo gli omaggi di Charlevoix l’Unione è autorizzata a coltivare nei confronti del governo italiano. Non è un buon segnale quello di un Paese fondatore dell’Europa che nel momento più aspro e gratuito di quella che è stata una vera e propria congiunta aggressione, si preoccupa di abbracciare i randellatori sfilandosi dal proprio campo.

A portare tutti con i piedi per terra, ed è l’altro accadimento di rilievo, ci ha pensato un professore di economia politica che nel governo giallo-verde guida l’economia. In una intervista del 10 giugno sul Corsera, Giovanni Tria ha messo fine alla permanente campagna elettorale e ha anticipato che i capisaldi del “contratto” resteranno non per poco ancora sulla carta. In pratica, gli impegni caratterizzanti il “governo del cambiamento”, dalla flat tax al reddito di cittadinanza alla legge Fornero, potranno essere portati avanti al risveglio: “I conti, quelli che troveremo nel Def di settembre, devono essere coerenti con la riduzione del deficit; l’attenzione a far scendere il debito non è opportuna perché ce lo dice l’Europa, ma perché non è il caso di incrinare la fiducia sulla nostra stabilità finanziaria, quella fiducia che è il presupposto della nostra strategia”. Non solo. Tra le cose che devono essere invece perseguite, Tria indica quelle sulle quali il “contratto” glissa quando non manifesta ostilità e chiusure. E’ il caso delle grandi opere a cominciare da Tav e Tap, “investimenti pubblici che sono un volano per la crescita di medio e lungo periodo”. Ma a mandare in tilt soprattutto la base pentastellata è quando tria sbriciola di molto la narrazione populista: “Negli ultimi 25 anni l’Italia ha un avanzo primario fra i più alti d’Europa; una posizione finanziaria netta con l’estero ormai quasi in equilibrio con debiti e crediti che si equivalgono; di questo passo saremo creditori netti sul resto del mondo in pochi anni; l’Italia non può essere accusata di politiche avventurose; non utilizzerò la Cassa depositi e prestiti per salvare Alitalia”. La rassicurazione che Tria non conti e che la politica economica in realtà sarebbe affidata alle mani di Borghi, Fieramonti e Savona, non ha convinto gran che come dimostrano le reazioni. Una che le contiene tutte, al netto della caterva di insulti e insinuazioni che lo hanno bersagliato: che ci fa Giovanni Tria in questo governo? Già, che ci fa?

di Norberto Vitale edito dal Quotidiano del Sud

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