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M5S, tra realtà e fughe in avanti

Il premier Conte, grazie all’intesa con Trump (Macron permettendo), sembra recuperare autonomia e autorevolezza. Utili forse anche per compensare l’ordinaria “cucina” governativa che va avanti con difficoltà. E più tra polemici tweet che con provvedimenti.  Non bastassero i contrasti nella maggioranza, i rinvii e le stesse incertezze dell’ala politico-istituzionale del M5S (Di Maio, Tominelli e Bonafede), ora perfino i padri (Grillo) e i figli di fondatori (Casaleggio jr.)  non sembrano rendersi conto che le loro fughe in avanti finiscono per accrescere la confusione. E per  delegittimare la stessa azione svolta dai pentastellati al governo e in Parlamento.

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I fuochi pirotecnici dell’inevitabile superamento della democrazia rappresentatativa si sono incrociati, riel  radicalismo visionario di Davide Casaleggio, con l’esaltazione della Rete come “uno strumento di partecipazione straordinario”. In tempi in cui  si dibatte molto sulle fake news che imperversano su Internet e sui tantissimi modi di manipolarne i contenuti, la credenza assoluta nella potenza internettiana appare eccessiva. E assume i caratteri di una spinta fideistica più che quelli di una reale prospettiva politica.  Uscendo dall’oscurità del futuribile, molto preoccupante appare il substrato di altre affermazioni: “Non servono baroni dell’intellighenzia che ci dicono cosa fare, ma persone competenti nei vari ambiti”. Sembrano riemergere qui due elementi, entrambi pericolosi. Innanzitutto la vecchia ma ricorrente illusione tecnocratica. Come se, per governare le comunità, bastasse pensare a un governo di tecnici più o meno illuminati! Del resto, proprio in campo pentastellato vi è un esempio di come la competenza non sia tutto! Infatti, il ministro Savona, ogni qualvolta rispolvera il suo famigerato piano B, provoca incertezze tra gli analisti e sui mercati! E poi, non è strano che iò M5S, acerrimo avversario del governo tecnico Monti, sostenga soluzioni analoghe?  L’altro elemento  è l’insofferenza verso il sapere e i suoi strumenti di orientamento. Essa accomuna Casaleggio  e Grillo, protagonista anche della improvvida polemica su idraulici e parlamentari con l’ex ministro Cassese, definito “parruccone” (fa ricordare la dimenticabile ministra Boschi quando dileggiava come “professoroni” i costituzionalisti che criticavano la sua riforma. Strane assonanze…). Le strambe affermazioni di Grillo non hanno certo giovato alla causa grillina. Semplicistico  l’assunto che “parlare di democrazia ha poco senso quando vanno a votare meno del 50% degli elettori”. E improvviso e improvvido il rilancio del referendum sull’euro. Il tutto, per giunta, condito dalla proposta-boutade di comporre una delle due camere del Parlamento casualmente, per estrazione. Insomma, un guazzabuglio! Con la chicca  finale: “Oggi la globalizzazione dell’economia ha fatto in modo che i Paesi e le nazioni non significano più nulla, non contino più nulla.” Come questa visione si concili con quella sovranista e nazionalista della Lega è davvero un mistero!

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Le prese di posizione di Grillo e Casaleggio (portatori di concezioni comunque diverse) hanno rischiato di  aprire  delle voragini di incomprensione presso la classe dirigente, il mondo dell’informazione  e l’opinione pubblica più avvertita, già perplessi sull’efficiacia dell’azione pentastellata nell’esecutivo. Il fM5S non è  riuscito finora a dissipare l’impressione di incertezza, non colmata dai colpi di immagine del riclcolo dei vitalizi o della dismissione del costosissimo Air Renzi One. E I sondaggi lo dimostrano, inchiodando il Movimento alle solite percentuali, però tallonato sempre di più dalla Lega. Poi, troppi i contrasti con l’alleato su dossier fondamentali, come la Tav Torino-Lione o il gasdotto meridionale. Troppe le contraddizioni sull’euro, soggetto a referendum per Grillo, ma “non in discussione”, secondo il premier. Troppe le incognite sulla flat tax e sulla prossima legge di bilancio con probabile aumento del deficit. Il  rischio è quello di un  autunno davvero caldo!

Erio Matteo

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