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Manocalzati, paese senza più un’edicola

di Virgilio Iandiorio

Metti una domenica mattina, quella del 7 settembre, a Manocalzati. Mi reco, come d’abitudine, all’unica edicola del paese per acquistare il settimanale Corriere dell’Irpinia. La saracinesca è tutta abbassata, nessuna locandina all’esterno dell’edicola, nessun cartello di chiusura momentanea. Un passante mi dice che l’edicola non c’è più, che ha cessato l’attività.

Manocalzati è un paese che non è sbagliato definire ghost town, paese fantasma. L’edicola era uno dei pochi riferimenti sicuri per quanti avevano l’ardire di attraversare le strade, quasi sempre deserte. Mi viene in mente la canzone di Mina “la città vuota”, che vedeva il vuoto intorno a sé perché non c’era il suo amore, lì con lei. Credo che anche nel caso di Manocalzati, il paese è svuotato di ogni forma di affetto, da parte di chi dovrebbe sapere che gli esercizi commerciali sono quelli che hanno l’interesse a tenerlo in vita tutti i giorni dell’anno, e la loro cessazione dalle attività è un colpo alla vita sociale della comunità.

L’edicola, che non c’è più, è rimasta in attività anche nel periodo del Covid. Ad essa facevano capo  molti  alunni dell’antistante scuola elementare. Poi la scuola, questo è il quarto anno, per i lavori di rifacimento, è stata sistemata in un edificio fuori del paese, lontano dal  centro del paese e dall’edicola. Anche la resistenza più coriacea ha un limite, poi ci si arrende, anche se con l’onore delle armi.

La chiusura dell’edicola in un paese che ad uno ad uno vede scomparire i luoghi, dove la gente trova la sua identità e le sue relazioni ( Marc Augé, Non-lieux: introduction a une anthropologie de la surmodernité 1992; trad. it. 2005), è un paese che ha colorato il suo futuro con tinte nere, quanto più nere si può. Ed è un vero peccato, vedere che muore un paese di tremila abitanti, o poco più, nell’indifferenza e senza una prospettiva di miglioramento. Non si può sperare di ricevere aiuto da chi non può dare quello che non ha: Nemo dat quod non habet, dice un principio giuridico coniato nel secolo XI.  Son trascorsi molti secoli da quel tempo, ma la frase mi ritorna spesso in mente e va ad incastrarsi  nei fatti di oggigiorno, specialmente quando si conosce bene con chi si ha a che fare e  le promesse di miglioramenti ormai sono svanite nella memoria della gente.

 

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