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Disabilità e inclusione scolastica (ISTAT): ”Servono interventi mirati e omogenei per ridurre i divari territoriali”

-di Egidio Leonardo Caruso

I dati diffusi dall’Istituto Nazionale di Statistica in materia di inclusione scolastica, evidenziano disparità geografiche ma non sempre si verifica il “consolidato” storico stereotipo del Nord avanti rispetto al Sud, in alcuni ambiti il Mezzogiorno è messo meglio.

Il rapporto segnala che al Nord, il 26% dei docenti di sostegno viene assegnato in ritardo rispetto all’inizio delle lezioni, mentre al Sud la percentuale scende al 18%, per quanto riguarda la presenza di docenti non specializzati sul sostegno, al Nord la quota è del 32%, ben tre volte superiore rispetto a quella del Sud, che invece si attesta all’11%. Un paradosso solo apparente legato alla maggiore difficoltà del Nord di attrarre personale specializzato in un mercato del lavoro più competitivo, con un costo della vita più alto e stipendi troppo bassi, cui spesso si aggiunge il fattore familiare, ovvero, la difficoltà in molti casi di lasciare i propri affetti sapendo che non è affatto scontato riuscire a rientrare anche a distanza di anni, in una sede “più consona” alle proprie esigenze.

Balza agli occhi il migliore dato nazionale per il Nord per quanto riguarda, l’accessibilità fisica agli istituti scolastici, infatti il 44% è privo di barriere architettoniche, il Sud invece, si attesta in media sotto al 30% mentre nelle Isole, si scende al 28,8%. È più alto anche il dato relativo alla disponibilità di parcheggi riservati il 49%, così come la partecipazione a uscite didattiche e viaggi di istruzione con pernottamento, vi partecipa il 69% degli alunni con disabilità, mentre nel Mezzogiorno solo il 46%, spesso perché la scuola o la famiglia rinunciano a causa della complessità organizzativa, oppure, per la mancanza di supporti adeguati.

Un’altra questione di fondamentale rilevanza, riguarda il monte ore settimanali che prevede la presenza del docente di sostegno, nel Mezzogiorno gli alunni con disabilità usufruiscono in media di 17,4 ore settimanali, rispetto al 14,3% del Nord. Il rapporto tra studenti e assistenti all’autonomia è di 4 a 1, in linea con il dato nazionale, dall’altra parte però, solo il 35% degli istituti del Sud è accessibile a persone con disabilità motoria e appena il 6,5%, utilizza la Comunicazione Alternativa Aumentativa, rispetto all’11% del Nord.

L’Italia Centrale, invece, si distingue in negativo per la tempistica dei Piani Educativi Individualizzati, al 31 ottobre, il 24% degli alunni con disabilità della Secondaria di secondo grado, non aveva ancora redatto un PEI, un ritardo che rischia di compromettere l’intero anno scolastico.

Un dato sorprendente riguarda il rapporto scuola-famiglia: al Sud, il 45% delle famiglie ha incontri frequenti (almeno una volta al mese), con i docenti di sostegno mentre al Nord la quota scende al 30%, un segnale di maggiore prossimità relazionale nelle regioni meridionali, che però non sempre si traduce in esiti migliori sul piano dell’inclusione.

Dall’analisi dei dati si evince come nonostante la situazione generale stia migliorando in alcuni ambiti, permangono ancora importanti divari territoriali fra le diverse aree del Paese. Non c’è una zona dell’Italia che riesca effettivamente a fare bene su tutto.

Il Sud dà più ore di sostegno e specializzazione, ma pecca per quanto riguarda l’accessibilità degli edifici scolastici e la partecipazione sociale attiva delle persone con disabilità, il Nord invece, garantisce un elevato livello di accessibilità, ma è carente per quanto riguarda la formazione e la stabilità del personale docente.

La fotografia scattata dall’ISTAT conferma quanto sia necessario investire in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale, al fine di ridurre tali divari, a cominciare da procedure di reclutamento del personale docente specializzato ben definite e soprattutto stabili nel tempo, oltre ad importanti interventi pluriennali, tesi ad assicurare una migliore accessibilità ed efficienza degli istituti scolastici. In modo particolare occorre l’impegno di tutte le parti coinvolte per realizzare concretamente la partecipazione e l’inclusione sociale, mettendo al centro il disabile a 360° in quanto soggetto con i propri bisogni, capacità, desideri e aspirazioni. Solo ricercando un orizzonte di senso sarà possibile realizzare l’inclusione, intesa come processo perpetuo, da costruire giorno dopo giorno, tutti insieme si può.

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