Nell’assemblea tenutasi questa mattina presso lo stabilimento Menarini di Flumeri, le Organizzazioni Sindacali Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Uglm, insieme alle RSU, hanno analizzato una situazione produttiva che continua a destare forte preoccupazione.
Il quadro resta estremamente critico: allo stato attuale risultano soltanto 130 autobus da produrre per il mercato italiano. Una condizione che, in assenza di nuove commesse e di prospettive industriali concrete, rischia di riportare già dal mese di febbraio i lavoratori nuovamente in cassa integrazione.
Discontinuità produttiva, poche certezze e nessuna prospettiva chiara: non è più possibile andare avanti in questo modo.
È incomprensibile che una situazione così grave continui a rimanere sottaciuta, quasi che la crisi dello stabilimento Menarini di Flumeri non riguardi un intero territorio, centinaia di lavoratori e il futuro industriale dell’Irpinia e della Campania.
Non si può accettare che si continui a vivere nell’incertezza, senza risposte e senza un progetto industriale capace di garantire continuità produttiva e occupazionale.
Anche la Regione Campania deve fare la propria parte, assumendosi fino in fondo la responsabilità di contribuire alla soluzione di una vertenza che riguarda il futuro industriale del territorio.
Per queste ragioni, le organizzazioni sindacali proclamano la ripresa della mobilitazione e dello stato di agitazione.
Viene chiesto che il tavolo di crisi presso il MIMIT venga convocato entro la fine del mese, per affrontare concretamente il futuro dello stabilimento, le prospettive produttive e la salvaguardia dei livelli occupazionali.
Qualora la convocazione non dovesse arrivare nei tempi richiesti, i sindacati procederanno all’autoconvocazione sotto la sede del MIMIT, per portare direttamente al Ministero la voce e la protesta dei lavoratori.
Parallelamente, sarà avviata una mobilitazione territoriale per richiamare tutte le istituzioni, le forze politiche e sociali e i soggetti interessati alla responsabilità di difendere il patrimonio industriale e occupazionale dell’Irpinia, a partire anche dalla prospettiva della stazione logistica, elemento strategico per il rilancio industriale dell’area.
Il tempo delle attese è finito. Servono risposte, impegni concreti e un progetto industriale credibile.
Il futuro della Menarini non riguarda soltanto i lavoratori dello stabilimento, ma l’intero territorio. Le sigle sindacali ribadiscono che non permetteranno che un patrimonio industriale e professionale così importante venga lasciato senza prospettive.

