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Non ci facciamo riconoscere, Marco Falaguasta porta in scena a Sant’Angelo dei Lombardi la generazione degli anni ’80

Un viaggio da condividere in cui Marco Falaguasta scandaglia un’epoca che appare lontana, ma che può ancora guidarci nel presente. E’ lo spettacolo Non ci facciamo riconoscere, scritto dallo stesso Falaguasta e Alessandro Mancini che racconta gli ormai mitici anni ’80, arrivati quasi come una benedizione dal cielo, dopo anni complicati e violenti, in scena sabato 15 marzo alle ore 21.00 presso l’Auditorium Don Bruno Mariani di Sant’Angelo dei Lombardi.

 “La mia generazione è cresciuta con questo monito nelle orecchie – Non ci facciamo riconoscere – una frase tipica dei nostri genitori che reagivano così al nostro minimo insurrezionismo, anche solo con un semplice inarcamento delle sopracciglia.  Ma c’era da comprenderli preoccupati e segnati com’erano dagli anni di piombo, al punto che il solo pensiero che ci potessimo mettere nei guai, li faceva trasalire. Finalmente nelle piazze non si sparava, non si protestava, ma si ballava, ci s’incontrava e ci si divertiva e noi ne avevamo licenza.  Meglio spensierati che impegnati, visto che l’impegno e la partecipazione sociale sembravano essere sfociati nella protesta violenta e nel terrorismo”.

L’attore racconta una generazione che ha interpretato la democrazia come un diritto acquisito e che non aveva bisogno di ulteriori rivendicazioni, di altre battaglie, ma prendeva per buone verità istituzionali, accettando il consumismo, il neoliberismo, per il quieto vivere.

“Non ci è mai interessato pretendere di sapere chi ha ucciso o commissionato l’uccisione di Enrico Mattei, Aldo Moro, Pierpaolo Pasolini, Mino Pecorelli, Carlo Alberto Dalla Chiesa o che fine abbia fatto Emanuela Orlandi. Ora siamo diventati genitori e siamo chiamati a trasmettere valori ai nostri figli; siamo insegnanti e dobbiamo formare gli uomini di domani; amministratori della cosa pubblica e facciamo politica, risolvendo (o tentando di farlo) i problemi di tutti. Come ce la stiamo cavando?

Come ci stiamo comportando nei confronti delle nuove generazioni? Li consideriamo troppo individualisti, troppo connessi, troppo irresponsabili, troppo … giovani per capire. Spesso ci barrichiamo dietro “ai miei tempi”, dimenticando che la società attuale non solo è opera nostra ma è anche la dote che lasciamo agli uomini e alle donne di domani.

Per raccontare tutto questo ho voluto utilizzare la satira, ricorrendo ad episodi di vita vissuta, ad aneddoti e alla suggestione di canzoni come Figli delle Stelle, Il mio canto libero, La sera dei miracoli e tante altre che ne sono state la colonna sonora. Un modo sincero, per chiedermi se, questa nostra generazione così “disimpegnata” riuscirà nell’obiettivo di “farsi riconoscere”, per una volta, lasciando a questi ragazzi una scuola migliore, una società migliore e un desiderio di conoscenza che li induca ad affrontare i loro giorni con pensiero critico e non, come abbiamo fatto noi, ad accettare tutto senza condizioni. 

 

 

 

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