Secondo quanto riportato nelle motivazioni, l’aggressione è avvenuta in un momento successivo e autonomo rispetto a una prima lite per motivi legati a un parcheggio. Dopo la separazione dei gruppi, Roberto Bembo, rimasto solo, si è diretto di corsa verso gli imputati, innescando la reazione violenta che ha portato al decesso.

La Corte ha ritenuto che i fratelli Sciarrillo abbiano concorso attivamente all’omicidio accerchiando la vittima, sebbene non fossero a conoscenza della presenza del coltello. Non sono state concesse attenuanti generiche, alla luce della gravità del reato e della condotta tenuta dagli imputati.

In aula il pm Vincenzo Toscano, dopo oltre tre ore di requisitoria, aveva formulato le richieste di condanna per Niko Iannuzzi, per Luca Maria Sciarrillo e Daniele Sciarrillo (imputato a piede libero). Il pubblico ministero in una Corte d’Assise strapiena, davanti al collegio composto dal presidente Gian Piero Scarlato, a latere Pierpaolo Calabrese e sei giudici popolari aveva chiesto 25 anni di reclusione per Iannuzzi, 21 anni e mesi 9 di reclusione per Luca Sciarrillo, e 8 anni di reclusione e l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi per Daniele Sciarrillo. Una richiesta che era stata ribadita dal legale di parte civile, la famiglia del ventenne Roberto Bembo, il penalista Gerardo Santamaria.

L’OMICIDIO