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Parco del Partenio: territori interni, invertire la rotta è possibile. Bocciero: sì a progetti che coinvolgano le comunità

“I parchi possono rappresentare degli autentici laboratori di futuro, dando voce ai territori interni, quelli che troppo spesso sfuggono alla classificazione imposta dalle legislazioni”. A sottolinearlo Francesco Iovino, presidente dell’Ente Parco del Partenio nel presentare, nel corso di un confronto presso Avellino Scalo, moderato da Alfredo Picariello, il progetto dedicato ai “Territori interni” confluito in un volume curato dalle docenti Annamaria Zaccaria e Luisa Bocciero, edito da Delta 3.  “Siamo convinti – prosegue Iovino – che sia possibile non solo tutelare il nostro patrimonio ma immaginare una diversa idea di sviluppo, di qui le molteplici progettualità che portiamo avanti con il Parco del Partenio, a partire dalla proposta di due cammini, uno legato alla fede e l’altro capace di abbracciare tre parchi, fino alla Gran Via del Partenio lungo un percorso che collega Montevergine a Pompei con un tratto di strada ferrata, dalle piccole sentinelle ambientali all’itinerario per persone con disabilità. Progettualità che si caricano di un valore più alto all’indomani della nuova legge regionale che dota i parchi di una pianta organica e in un contesto sempre piu’ complesso caratterizzato dall’emergenza climatica. Non è casuale la scelta di un luogo come Avellino Scalo, enblema dell’abbandono delle aree interne”. Quindi sono le curatrici Anna Maria Zaccaria (Vedi intervista Zaccaria (Federico II): “Il turismo non è la panacea, reti virtuose e progetti condivisi per i territori interni”” – Corriere dell’Irpinia) Luisa Bocciero a soffermarsi sulle criticità che spesso caratterizzano le politiche per il rilancio delle aree interne. “Nella maggior parte dei casi, i finanziamenti ottenuti – spiega Bocciero – sono destinati a semplici interventi di place washing, di ripulitura degli spazi che non hanno ricadute concrete sul territorio. Ecco perchè c’è bisogno di coinvolgere la popolazione nei progetti di rilancio dei paesi, perchè non siano programmi imposti dall’alto che, spesso, si rivelano fallimentari proprio perchè non riescono a creare occupazione. Mentre c’è bisogno di investimenti a medio termine, cercando di compensare le criticità legate alla mancanza di una continuità amministrativa. Tante le sperimentazioni realizzate in questi anni dal Parco del Partenio, dal percorso di  educazione ambientale ‘Greenopoli’ agli itinerari dedicati al benessere ambientale. L’ultimo progetto Pnrr a cui stiamo lavorando riguarda l’infrastrutturazione della rete di rifugi, così da creare le condizioni per un’ospitalità stabile e per la fruizione sostenibile del territorio, sul lungo periodo. Vogliamo dimostrare che idee e competenze ci sono, a patto che le amministrazioni comprendano che il progetto appartiene al territorio. I fondi spesi devono fruttare se fanno sì che i beni culturali abbiano ricadute positive sul territorio. Siamo consapevoli di come la gestione amministrativa dei progetti rappresenti spesso l’anello debole, di qui la necessità di una centralizzazione dei servizi amministrativi e di una gestione partecipata dei fondi. Siamo convinti che si possa fare tanto, a patto di cambiare paradigma. Basta spendere fondi pubblici per interventi di place washing, nessuno dei progetti Pnrr, fino a oggi, è andato a regime, lo vediamo con i tanti musei inaugurati che, in molti casi, chiudono il giorno dopo. A ciò si affianca il cambiamento nella visione politica del governo, non si parla più di rilancio dei territori ma di accompagnamento alla morte, quasi a dire che i progetti finanziati servono a poco”. Molteplici gli sounti di riflessione proposti, dalle esperienze di rigenerazione territoriale, come il caso della Selva diRoccarainola alla ricerca empirica nell’area SNAI dell’Alta Irpinia, focalizzata sul settore della lavorazione del legno. Lo studio analizza le imprese artigianali dei falegnami locali per comprendere le difficoltà e le opportunità legate alla penetrazione dell’innovazione tecnologica in un tessuto produttivo tradizionale e complesso. E’ quindi il professore Giovanni De Feo, docente all’Università di Salerni a soffermarsi sulla forza del progetto Greenopoli, capace di educare i più piccoli al rispetto dell’ambiente “Non dobbiamo smettere di sognare, altrimenti non riusciremo a contrastare lo spopolamento che è il vero spettro per i territori. Incontrare i bambini è straordinario, con loro cerchiamo di creare il piccolo gruppo delle guardie ambientali con l’obiettivo di cambiare i grandi”. A prendere la parola anche il sindaco di Capriglia Nunziante Picariello che sottolinea le difficoltà per i comuni “dell’entroterra che non sono classificati come aree interne. Penso ai comuni della cintura di Avellino, sistematicamente esclusi dai fondi a beneficio delle aree interne. E’ chiaro che c’è bisogno di fare reste, altrimenti siamo condannati a scomparire”.

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Floriana Guerriero

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