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Zaccaria (Federico II): “Il turismo non è la panacea, reti virtuose e progetti condivisi per i territori interni””

“Il turismo è spesso considerato la panacea di tutti i mali delle aree interne, ma non è così, non può bastare, da solo, a fermare il fenomeno dello spopolamento”. Anna Maria Zaccaria, docente di Sociologia di Scienze Sociali presso l’Università “Federico II” di Napoli, ha curato insieme alla archeologa e museologa specialista Luisa Bocciero, il volume “Territori interni: questioni, pratiche e prospettive del Parco del Partenio”. Il libro, impreziosito dal contributo di diversi autori, è stato presentato stamane nella Stazione Ferroviaria di Avellino. “Credo che ci sia invece da fare un intervento sulla capacità di fare rete e progettare insieme, anche perché i territori del Partenio, come altri contesti interni, non hanno grandi attrattori turistici. Diventa quindi fondamentale mettere insieme le risorse disponibili e lavorare su iniziative condivise, calibrate su territori”

Professoressa, perché nel volume si parla di territori interni e non di aree interne, una questione da tempo al centro del dibattito?

Abbiamo riflettuto a lungo su questo punto e siamo arrivati alla conclusione che il concetto di aree interne si riferisca soprattutto ad una dimensione geografica, mentre quello di territorio viene proiettato su uno spazio comunque organizzato, dotato di servizi e, soprattutto, attraversato da pratiche, come quelle che riguardano il Parco del Partenio, oggetto del nostro studio. Una realtà che auspichiamo possa anche prendersi in qualche modo la responsabilità di leggere e interpretare i propri territori, dal punto di vista dei vincoli ma anche, e soprattutto, dal punto di vista delle risorse. Il taglio di questo volume è volutamente interdisciplinare: abbiamo coinvolto agronomi, sociologi, esperti di turismo per dare un quadro complessivo di questa realtà e, soprattutto, indicare possibili strade di sviluppo.

Quale potrebbe essere la linea strategica e, soprattutto, di azione da mettere in campo?

Beh, pensiamo all’innovazione tecnologica, ma anche alla riscoperta dei saperi, delle tradizioni. Non credo, come detto, molto al turismo come unica soluzione, calata magari dall’alto e in grado di mettere tutto in movimento. Intanto servirebbero proposte generative e non predatorie, basate sulla fruizione lenta, sostenibile e partecipata delle bellezze naturali, culturali ed enogastronomiche di territori comunque esterni ai Grandi Attrattori, ormai malati di “overtourism” e incapaci di generare economia.

Come si arriva ad un tipo di proposta mirata ed effettivamente calata sulle reali potenzialità del territorio?

Intanto c’è un problema di raggiungibilità di queste aree e, quindi, di linee ferroviarie, ma anche di strade a scorrimento veloci. È chiaro che in un contesto simile, chi fa impresa si trova a fronteggiare costi eccessivi che incidono anche sui necessari investimenti in nuove tecnologie. La verità è che dalle aree interne si continua ad andare via, anche se l’aria è buona, la terra è generosa di prodotti di grande qualità e i territori costudiscono bellezze naturali, culturali e artistiche. Si va via perché si fatica a trovare un buon lavoro, perché mancano le infrastrutture e i mezzi di trasporto interni e anche perché si guarda a realtà dove c’è una migliore qualità della vita.

E quindi? Come si fa a invertire questa rotta?

Le aree interne, in un tempo in cui la qualità della vita è in calo e si è costantemente alla ricerca di stili di vita più sani e sostenibili, possono costituire ancora una risorsa importate, uno spazio di decompressione e di riscoperta del senso di comunità, a patto che non comporti la rinuncia al progresso e alla modernità. Senza contare che possono costituire un laboratorio naturale di forme di economia circolare. Le prospettive non mancano, ma bisognerebbe imparare a ragionare su idee e iniziative condivise. Individuare delle priorità e lavorarci insieme, mettendo in campo le giuste competenze e la necessaria capacità progettuale. In questo volume abbiamo provato a fornire degli spunti e a indicare delle priorità, ma poi tocca al territorio, e ai suoi operatori, rispondere positivamente alla sollecitazione, mettendosi in marcia lungo un percorso condiviso.

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