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Provincia, elezioni fantasma

 

Nei prossimi giorni si svolgeranno le elezioni più misteriose nella storia dell’Italia repubblicana. Eh, sì, perché il 27 novembre i sindaci e i consiglieri comunali irpini si riuniranno fra di loro e fra di loro decideranno i dodici consiglieri da eleggere alla provincia (nell’ambito, per la cronaca, delle sei liste presentate, due con simbolo di partito, le altre civiche). Sembra di essere tornati indietro, al post-unità d’Italia, quando votavano solo i possidenti. Ora votano i possidenti una carica politica! E’ l’immediata e più balzana conseguenza della equivoca legge Del Rio. Voluta dall’attuale governo, non ha abolito le province in quanti tali, ma solo la eleggibilità diretta – da parte dei cittadini – dei loro organismi politici direttivi. Essi perciò continuano, per conto nostro, a decidere spese e tasse. Senza però che noi possiamo mettere assolutamente becco, nonostante i soldi siano di noi contribuenti! Il premier e il governo avevano fatto dell’abolizione delle province un punto di forza nella battaglia per la riduzione del numero delle poltrone e dei costi della politica. Hanno tentato così di godere degli effetti positivi , nella percezione dell’opinione pubblica, della "abolizione delle province". A distanza di molto tempo ormai dall’approvazione delle legge (aprile 2014), tuttavia, il reale stato di cose appare piuttosto lontano dalle finalità sperate. Infatti le sbandierate economie (Del Rio aveva parlato di risparmi per almeno un miliardo di euro! ) non hanno trovato minimamente conferma. La Corte dei Conti già lo scorso anno aveva definito la riforma "costosa" e un recente rapporto dell’Unione Province Italiane ha stimato che i risparmi ammonterebbero ad appena 32 milioni di euro per le indennità degli amministratori, e di 78 milioni di spese per il funzionamento degli apparati provinciali, a fronte di un costo di circa 2 miliardi per il riordino! E la collettività continuerebbe a sopportare una spesa di circa 10 miliardi! Senza, però, i risparmi annunciati, quale senso ha avuto l’intera operazione, che nel caso della nostra provincia porterà all’accorpamento con Benevento, con una ulteriore grave perdita di identità e possibili colonizzazioni, anche politiche? Anche sul piano dell’ordinamento, la confusione regna sovrana! Vi sono state province con organi a lungo prorogati. Quelle rette da un vice in sostituzione di un Presidente decaduto. E tutte devono fare i conti con i diversi Statuti regionali e con nomi diversi, da assemblee di sindaci a liberi consorzi, fino a unioni territoriali intercomunali. Insomma, un gazzabuglio! E la legge Del Rio non ha reso certamente facile capire le competenze di comuni, province e, laddove ci sono, città metropolitane. Oltretutto, sono le singole leggi regionali a stabilire quali delle funzioni provinciali (e quale personale) debbano andare alle regioni, quali ai comuni, con le conseguenti forti differenziazioni tra una regione e l’altra! E l’inevitabile confusione, per i cittadini, di capire a chi rivolgersi per una pratica o un problema! Poiché però, fra l’altro, il governo ha tagliato i fondi a disposizione delle province, esse si sono trovate a gestire le stesse funzioni con minori risorse! In questi giorni si terranno contatti, si svolgeranno pour-parler, si stipuleranno compromessi, si raggiungeranno intese. E questo a seguito di promesse fatte in via riservata, nel segreto dei colloqui privati. E sulla base di accordi stipulati tra pochissime persone, che rimarranno nelle oscure stanze della casta. Tutto questo si svolgerà all’oscuro non solo di qualsiasi partecipazione, ma anche della conoscenza e del controllo dei cittadini. E con la contraddizione che a prendervi parte sono persone, come i Sindaci, eletti per fare un altro mestiere, come quello di capi di un’amministrazione comunale e non votati certo per il secondo lavoro, quello alla provincia. Con un vistoso tradimento dell’antico, storico principio del "no taxation without representation", cioè che la tassazione può essere disposta solo dai rappresentanti del popolo. Quanto accade per la provincia potrebbe non rimanere isolato. Nella riforma costituzionale, infatti, è previsto che i senatori non siano più eletti dai cittadini ma – per la grandissima parte – scelti, fra di loro, dai consiglieri regionali!
edito dal Quotidiano del Sud

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