C’è chi festeggia e chi pensa a cosa è andato storto. A volte è solo questione di fortuna, altre di strategia sbagliata. Per alcuni “big” non entrare in consiglio regionale è stata una cocente delusione, una sorpresa.
Per citare un nome noto, Valeria Ciarambino, dopo due mandati consecutivi, l’ex candidata 5s a governatrice raccoglie 3400 preferenze, che però non sono abbastanza per far scattare il seggio: è sesta nella lista Avanti Campania (Ciarambino aveva infatti lasciato il M5s per il Gruppo misto).
Resta fuori inoltre Severino Nappi, ex capogruppo della Lega, che sfiora gli 8 mila voti. Stessa sorte tocca alla presidente della Commissione regionale anticamorra, Carmela Rescigno, altra esponente del Carroccio. Sempre nella Lega, non è eletta Daniela Di Maggio, la madre di Giogiò Cutolo, il giovane ucciso a Napoli nel 2023.
Pasquale Di Fenza, giù espulso da Azione per i video girati a Palazzo Santa Lucia con la tiktoker Rita De Crescenzo, ricandidato con Forza Italia, non incassa il seggio. Ad un passo dall’elezione, Marco Nonno, candidato con Fratelli d’Italia.
Nella lista “A testa alta” pur superando le 10 mila schede, non sono eletti Diego Venanzoni, Carmine Mocerino e Vittoria Lettieri (con oltre 14mila preferenze).
Non è eletto a Salerno, nonostante i 15 mila 610 voti, Tommaso Pellegrino candidato con Casa Riformista. Armando Cesaro, ex Fi ora esponente dei renziani, non rientra in consiglio: quasi a 15mila.
Le urne non premiano Enza Amato, presidente del Consiglio comunale di Napoli dem, 14 mila 438 preferenze.
Per Alleanza Verdi e Sinistra, l’ex candidato sindaco di Napoli, Sergio D’Angelo, non prende il seggio. Non riconfermata la consigliera uscente, Roberta Gaeta.
Candidati con il M5s non passano l’esame delle urne: l’ex capogruppo Michele Cammarano, a Salerno, e Vincenzo Ciampi ad Avellino che la scorsa volta fu eletto con circa 1600 preferenze, quando il M5s non era nel campo progressista, e a guidare la compagine elettorale era Ciarambino. Ciampi questa volta ha contato quasi il doppio dei voti.
Sempre ad Avellino, non ce la fa l’ex primo cittadino Gianluca Festa, candidato con la lista Cirielli Presidente che con la sua compagine elettorale supera 10mila e 600 preferenze. Il seggio non è scattato per poco, sarebbe bastato che a Benevento la lista di Fratelli d’Italia avesse ottenuto una trentina di voti in più, tanto quanto necessario per superare Forza Italia. A Benevento, Forza Italia è infatti a 16.831 voti: eletto Errico Fernando. Mentre Fratelli d’Italia è a 16.798: non eletto per poco (33 voti) Mario Ferraro. E’ un caso. Anche perché ci sarebbero schede dove l’elettore ha confuso, a causa della somiglianza dei colori del logo, la lista Cirielli con quella di Fratelli d’Italia, scrivendo il nome di Ferraro – candidato con FdI – nella lista del presidente. Ci vorrà un po’ di tempo per fare chiarezza. Da Benevento dipende il centrodestra irpino: se nel Sannio scattasse il seggio per Fdi, secondo il meccanismo dei “resti”, in Irpinia non entrerebbe in consiglio il candidato di Fratelli d’Italia, Ettore Zecchino, ma ci sarebbe spazio per Festa.
Regionali, i “big” delusi: da Ciarambino a Cesaro, passando per Pellegrino e Mocerino fino a Ciampi. Festa e il caso Zecchino
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