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L’ormai quotidiana sceneggiata – ultima la tensione senza precedenti con la Francia – dell’attuale governo giallo-verde ha raggiunto un livello di fondata preoccupazione, tanto che autorevoli referenti istituzionali come il magistrato Raffaele Cantone e il professor Tito Boeri – ancora per poco presidente dell’INPS – stanno abbandonando l’agone di un impegno professionale politico e istituzionale autorevolmente svolto con dignità e competenza. È un dato, questo, che deve indurre tutti gli italiani che non hanno ancora deciso di mettere in letargo il loro cervello – in particolare i cattolici impegnati in vari ambiti sociali nello sforzo del laicato cristiano sensibile alle sollecitudini postconciliari – per costruire quotidianamente e con urgenza una dialettica politica che superi la logica amico-nemico che ha imbarbarito il confronto politico italiano ed europeo. Non mi stancherò mai di ripetere, all’interno e all’esterno del mondo cattolico, che la nuova stagione di impegno e di partecipazione non significa l’approdo ad un nuovo partito cattolico, perché non è questa la domanda prevalente del popolo italiano. Lo sforzo da compiere, a mio modestissimo avviso è quello di costruire una piattaforma di proposte concrete e condivise per una nuova stagione di riformismo sociale, oltre l’angusto perimetro dell’assistenza senza promozione sociale per il lavoro e una nuova consapevolezza non solo dei diritti, ma anche dei doveri. Ai tanti poveri che affollano le mense delle caritas diocesane e alle tante famiglie che non ce la fanno ad arrivare a fine mese, va restituita una dignità personale e civile per uscire dal buio del”emarginazione”. Ai tanti giovani disoccupati che vivono facendo assistenza ai nonni, va indicato un percorso lavorativo dignitoso e stabile, precondizione per sostenere il progetto di sviluppo della famiglia, ancora caposaldo del tessuto comunitario che resiste ai tanti tentativi di insensato logoramento. Al percorso già iniziato di una campagna elettorale, amministrativa ed europea, va rilanciato il basilare concetto che per ricostruire il Paese, bisogna propedeuticamente rigenerare su basi valoriali, umane, sociali e culturali, la comunità. Per ricostruire la comunità bisogna, insieme, vincere le paure e le angosce attuali: la solitudine e la disperazione costituiscono il serbatoio più efficace dal quale l’antipolitica ha tratto ispirazione e consenso. L’impegno per uscire da questo buio complessivo è rafforzare i legami umani e sociali, ricostruire le reti di una partecipazione attiva e responsabile, favorire l’osmosi intergenerazionale giovani-anziani, abbandonare l’autoreferenzialità delle pur rispettabili sigle. Per affrontare le tante sfide che quotidianamente affollano l’orizzonte culturale e politico, italiano ed europeo in particolare, bisogna consolidare i rapporti tra le persone, superando l’isolamento attuale. Per tale percorso c’è bisogno del contributo fondamentale dell’associazionismo e delle organizzazioni sociali: basta andare nei nostri ospedali, magari per visitare qualche nostro parente o amico, per percepire direttamente lo straordinario sforzo di tanti volontari che, senza nessun tornaconto personale – diretto o indiretto – si dedicano al sollievo umano e spirituale di tanti sofferenti, spesso soli, quasi abbandonati dagli stessi familiari, affannosamente altrove impegnati nel lavoro o nella cura delle varie incombenze personali e familiari. Da questa percezione che ha sconvolto profondamente persino un amico non credente, occasionalmente incontrato nell’ospedale “S. Giuseppe Moscati” di Avellino, innesca non pochi interrogativi umani, sociali e politici. Interrogativi che ti fanno toccare concretamente l’Italia buona, gli italiani generosi e coraggiosi che nel silenzio del loro fraterno sforzo quotidiano ti indicano la stella polare della fraternità. Con questa realtà dovrebbero confrontarsi i tanti candidati alle prossime amministrative di Avellino e provincia, invece di ripetere le stesse cose, dette, ridette e prive di pensiero e di prospettive. Alcuni di questi candidati, probabilmente con scarsi strumenti di comunicazione, portatori di proposte credibili, vanno incoraggiati e sostenuti da un mondo cattolico protagonista di uno sforzo eccezionale a fronte di un imbarbarimento civile e sociale sempre in aumento. Il riformismo cattolico, a parere di non pochi e autorevoli osservatori, se imbocca la via del fecondo coordinamento progettuale e politico, è una considerevole risorsa per rigenerare le comunità e ricostruire il Paese.

di Gerardo Salvatore

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