Martedì, 14 Luglio 2026
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Nonostante le discusse ricadute del sistema Rousseau sul nostro ordinamento democratico, una cosa sembra certa: l’andamento della crisi di governo ha evidenziato un ritorno allo spirito della nostra Carta costituzionale. Ed è un primo risultato non scontato.

Restano ancora ignote le ragioni della masochistica scelta di Salvini (forse vittima di delirio di onnipotenza da sondaggi) per la crisi, tuttavia la sua parlamentarizzazione ha segnato un primo punto di svolta. E ha avviato le fasi successive. La pretesa del leader leghista di cavarsela senza pagar dazio per la sua opzione elettorale, con la richiesta di dimissioni sussurrata nell’orecchio al premier, è stata il culmine di una stagione in cui diritti e prerogative degli organi costituzionali e della persona sono stati calpestati. Due leader politici, nonostante avessero sempre tuonato contro le ingerenze dei partiti, hanno trattato il premier come un mero notaio ed esecutore dei loro voleri. E non, secondo la Costituzione, come colui che “dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile”. Il patto pubblico di alleanza richiesto dalla Carta per la formazione della maggioranza parlamentare è stato ridotto a una sorta di contratto privato. Con clausole generiche. Soggette a interpretazioni diverse. E ad aggiornamenti successivi. Il titolare del Viminale, grazie a una presenza debordante (tranne che al ministero!) in spiagge, comizi, locali notturni, piazze, ha attaccato irresponsabilmente – accrescendo lo smarrimento dei cittadini – l’Unione europea, la Chiesa cattolica, la magistratura, la Corte costituzionale, gli altri ministri, ecc. Ha giocato pericolosamente con la Russia mentre tentava di accreditarsi con gli Usa. E’ entrato a gamba tesa nelle competenze di altri ministri. Ha utilizzato il Viminale come sede di riunioni di partito, a cui ha fatto presenziare anche un ex sottosegretario costretto alle dimissioni perché sotto inchiesta. Spettacoli indecenti per chi crede nel rispetto delle regole della convivenza democratica! Fino al drammatico appello agli italiani a dargli pieni poteri. Culmine dell’avventura di un signor nessuno. Quella pretesa ha fatto forse anche rinsavire qualcuno sul rischio di operazioni di questo tipo.

Il forte discorso di Conte che, davanti al Senato, ha trovato il coraggio di ripercorrere mesi e mesi di arroganze altrui e di umiliazioni proprie, ha fatto apparire Salvini ben lontano, ormai, dallo stereotipo del capitano vittorioso. E la sapiente regia del Quirinale (particolarmente attento alle nomine dei ministri dell’Interno, degli Esteri, della Economia e della Difesa) ha consentito di ricondurre il confronto durante la crisi alle regole costituzionali. E alla loro sostanza politica!  In particolare, l’ “intimazone” a Conte di esercitare le sue responsabilità di incaricato in pectore ha permesso al premier di uscire dall’angolo. E di assumere il ruolo costituzionale suo proprio nello sbrogliare alcuni dei nodi principali dell’intricata matassa della trattativa, talvolta incagliata dalle pretese personali di Di Maio. Il cambiamento della figura del premier incaricato è stato vistoso. Tuttavia, la sua richiesta di essere considerato fin dall’inizio super partes ha cozzato con il fatto, sottolineato dal Pd, che il suo nome é stato avanzato da parte del M5S. E perciò da conteggiare nella sua quota.  Questo ha reso più complesso il negoziato sui vice-premier. Già estremamente spinoso per le pressioni di Di Maio. Giunto a inventarsi punti programmatici aggiuntivi. Rimbeccato però da Grillo Non c’è dubbio, tuttavia, che proprio il mutamento della funzione politica del premier potrà in futuro risolversi in un fattore di parziale superamento della crisi di rappresentanza dei partiti o di un suo aggravamento. Se Conte riuscirà, come affermato nei conciliaboli, nella definitiva istituzionalizzazione del M5S, avrà dato un contributo alla stabilizzazione del quadro democratico e politico. Se le sue legittime ambizioni – che lo hanno portato da “avvocato del popolo” a premier di legislatura – dovessero indurlo a varare formazioni personali, sulla scia di Monti, avrà invece favorito solo l’ulteriore frammentazione del nostro sistema politico!

di Erio Matteo

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