Scaffali vuoti, distributori presi d’assalto e scene che richiamano i giorni più duri della pandemia. La protesta degli autotrasportatori contro il rincaro dei carburanti mette in ginocchio il capoluogo irpino e la sua provincia, riflettendo la paralisi in corso nel resto d’Italia.
A subire il colpo più duro è la grande distribuzione: i rifornimenti verso i supermercati sono bloccati poiché dipendono dai principali hub e depositi logistici del Casertano, in particolare nell’area industriale tra Carinaro e Teverola, del tutto fermi a causa dei presidi. Reggono meglio i minimarket e i piccoli alimentari di quartiere, che riescono a compensare la carenza di merci facendo affidamento sulla filiera corta dei produttori locali.
L’allarme era già stato lanciato dal presidente di Confesercenti Campania, Vincenzo Schiavo, a margine del tavolo convocato in Prefettura a Napoli: «Frutta e verdura non arrivano da venerdì. Se i tir non raggiungono le destinazioni, a breve non ci sarà più nulla da vendere come prodotto fresco», aveva dichiarato Schiavo, evidenziando il concreto rischio di estensione dei blocchi anche al settore farmaceutico e sollecitando un taglio drastico delle accise: «La prima soluzione sarebbe ridurle almeno del 50%. È un intervento fattibile, ci sono troppe accise».
Nel frattempo, i blocchi di autostrade e statali proseguono in attesa dei dettagli sul vertice tenutosi a Milano tra il Ministro dei Trasporti Matteo Salvini e le rappresentanze dei trasportatori. Tra il Napoletano e il Casertano i presidi fissi restano attivi agli snodi cruciali: all’esterno dei caselli di Nola (A30 Caserta-Salerno), Caserta Sud, Santa Maria Capua Vetere e Caianello (A1 Milano-Napoli), nelle aree interportuali di Nola e Maddaloni-Marcianise, fino alle arterie dell’asse mediano Acerra-Afragola.



