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Senza contratto, con paghe da fame e (quasi sempre) immigrati: 2mila lavoratori nelle maglie del caporalato

Senza contratto né tutele, e con turni proibitivi da rispettare in cambio di paghe da fame. Passano i decenni, ma non cambiano i metodi: il caporalato, odioso sistema illegale di reclutamento e sfruttamento della manodopera, continua a controllare una quota tutt’altro che marginale del mercato del lavoro in Irpinia. Secondo le ultime stime del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nella nostra provincia sarebbero circa 2.000 i lavoratori coinvolti indirettamente o direttamente in situazioni di sfruttamento, con un incremento del 15% rispetto al 2023.

Rispetto ad un recente passato, oggi sono in larga maggioranza stranieri e, quindi, ancora più deboli e vulnerabili. Privi di documenti e facilmente ricattabili, sono ombre senza identità che vagano per la provincia, con il solo obiettivo di sopravvivere. Preoccupante la presenza, sempre più numerosa, anche di donne e minori coinvolti in attività di raccolta e manovalanza. Anche se le autorità e le forze dell’ordine locali hanno intensificato i controlli e le operazioni di contrasto, come confermato dall’arresto di numerosi “caporali” e dalla scoperta di reti criminali organizzate, la diffusione del fenomeno persiste, alimentata da fattori economici e sociali e dalla carenza di controlli strutturali. Senza contare che la clandestinità, come facilmente intuibile, rende ancora più difficile l’intervento delle autorità per provare a smantellare radicati e organizzati sistemi di sfruttamento.

L’agricoltura si conferma il settore più esposto: la raccolta di frutta e ortaggi, in particolare, vede spesso lavoratori irregolari impiegati in condizioni di sfruttamento, con paghe ridotte e senza alcuna tutela sanitaria. Si tratta, quasi sempre, di immigrati provenienti dall’Africa, dall’Asia e dall’Est Europa che, pur di guadagnare qualcosa, accettano condizioni di lavoro proibitive. Anche nell’edilizia sono diverse le imprese irregolari che sfruttano manodopera non in linea con le norme previdenziali e di sicurezza sul lavoro. Nel settore della raccolta di funghi e tartufi, attività tipicamente stagionale e poco regolamentata, si registra un preoccupate aumento dei casi di caporalato, con organizzazioni criminali che gestiscono illegalmente la manodopera, non di rado mettendo in pericolo la vita stessa dei lavoratori.

Il fenomeno si concentra soprattutto in alcune zone della provincia. Nell’hinterland avellinese, in particolare dove c’è la produzione di ortaggi e frutta, si registra un significativo incremento delle denunce di sfruttamento, con continue operazioni delle forze dell’ordine per provare a smantellare le reti criminali attive nel settore agricolo. In Valle Ufita, dove edilizia e agricoltura rappresentano storicamente il motore della locale economia, le attività illecite si intrecciano con le quelle legali, creando un sistema di sfruttamento difficile da debellare. Decisamente preoccupante anche il quadro che emerge in diverse realtà dell’Alta Irpinia dove, soprattutto durante le stagioni della raccolta, i casi di sfruttamento di stranieri sono all’ordine del giorno. La loro condizione di precarietà li rende più facilmente manipolabili dai “caporali”. Legami costruiti su abusi e situazioni di sfruttamento che, anche se ignorano ogni tipo di regola e disposizione contrattuale, sono non di rado funzionali al sistema economico e, di conseguenza, ancora più difficili da combattere e debellare.

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