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Nursing Up: «Mancano infermieri, 12mila in meno in un anno, rischio di corto circuito» 

Il Nursing Up lancia il proprio allarme: in Italia gli infermieri diminuiscono in modo drammatico, mentre i medici addirittura crescono.  Dal 2022 al 2023 i medici sono cresciuti di duemila unità (da 107mila a 109) mentre gli infermieri ne hanno perso 12mila (da 283mila a 271) e le ostetriche sono diminuite di 1.728 unità. Questi sono i dati che riporta il sindacato degli infermieri, frutto dell’accurato confronto dell’anno 2023 con il 2022, elaborato partendo dai dati ufficiali del Conto Annuale della Ragioneria dello Stato.

Il Nursing Up è lo storico sindacato italiano della categoria infermieristica, fondato nel 1997 da un gruppo di infermieri per difendere la propria categoria. È un sindacato autonomo, indipendente dalla politica di Governo e non vincolato a nessun partito politico né si ispira ad ideologia alcuna.

«In un Paese che invecchia rapidamente, con una popolazione fragile che ha bisogno di sempre maggiore assistenza, perdiamo ogni anno, in media, 10mila colleghi dalle corsie. Nel solo 2024, oltre 20mila professionisti dell’area non medica hanno abbandonato volontariamente il pubblico. Questa è una catastrofe». – dichiara Antonio De Palma, Presidente nazionale del Nursing Up.

Per De Palma, la responsabilità è di politiche di programmazione “profondamente errate”.
«Si parla, ma senza riconoscimenti concreti, di lauree specialistiche magistrali, mentre l’infermiere di base è come se non esistesse, e senza di lui l’intero sistema collasserebbe. Eppure, la sanità territoriale annaspa, i pronto soccorso diventano in estate vere e proprie polveriere, cresce il numero delle aggressioni, non c’è turn over, e sei infermieri su dieci si ammalano di burnout».

Il leader del Nursing Up è netto: «Per noi contano i fatti concreti. Basta chiacchiere, basta fumo negli occhi. Ci lascia davvero perplessi sentire Organi sussidiari dello Stato asserire che il personale sanitario nel complesso è aumentato e che addirittura sono aumentati gli infermieri iscritti all’albo, quando nelle corsie del SSN, come certifica la Ragioneria dello Stato, di fatto, il numero di questi professionisti tracolla e nelle regioni la rete dell’assistenza non si regge in piedi.  Non si governa la sanità con numeri astratti e soluzioni pasticciate, ma si dovrebbe partire considerando problemi e limiti di chi ogni giorno manda avanti i servizi del SSN».

De Palma conclude con un appello perentorio: «Il destino dei professionisti sanitari è nelle mani di una politica che finora si è dimostrata lontana dall’individuare soluzioni organizzativamente dirimenti, anche se spesso animata da buona volontà. La legge prevede che siano i sindacati a rappresentare chi lavora, non altri soggetti privi delle necessarie competenze, che tuttavia si propongono ogni giorno come interlocutori qualificati nei confronti delle istituzioni, in un ambito tanto delicato come quello del lavoro. Questo accade, beninteso, nonostante esistano leggi specifiche che negano loro questo tipo di competenza, proprio perché, in materia di lavoro, è solo ascoltando le organizzazioni dei professionisti che si potrà invertire questa rotta disastrosa.

L’Italia della sanità è oggi più che mai senza infermieri, ed è questo il vero tallone d’Achille del Servizio sanitario nazionale.

Siamo una nave in mare aperto che con i suoi passeggeri sta colando a picco, e nonostante i toni rassicuranti di alcune tra le istanze rappresentative degli interessi ordinistici, proprio non riusciamo a vedere scialuppe di salvataggio all’orizzonte», conclude De Palma.

 

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