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Terzo mandato, De Luca chiama Zaia. I renziani per il sì, parlano di crisi nella coalizione di centrodestra. E Forza Italia conferma il no

Il governatore: il presidente del Veneto lo ha già finito. Borghi: “Meloni vuole subordinare a sé tutta la maggioranza”. Tajani e Gasparri: “Chi governa per dieci anni non si trasformi in padrone assoluto”

“Il ricorso? Non ho letto niente”. Così il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, a margine dell’inaugurazione della piscina del Collana a Napoli, ha risposto ai cronisti che gli chiedono un commento sul ricorso presentato dal Governo alla Corte costituzionale sulla norma regionale che gli permette per terza volta consecutiva di candidarsi alla guida di Palazzo Santa Lucia.

A chi gli chiede se si fosse confrontato con il suo collega presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, anch’egli coinvolto in una battaglia per la ricandidatura, De Luca risponde: “Non l’ho sentito, ma lui sta così bene. Zaia non ha problemi, lo ha già finito il terzo mandato” risponde ironico e sorridente il governatore campano.

La maggioranza ha un problema. I renziani buttano benzina sul fuoco: “Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia stanno utilizzando la questione del terzo mandato come strumento per disarticolare i pesi dentro la maggioranza e imporre la loro egemonia, imponendo alla Lega di sottostare a partire dalla ‘Mecca’ leghista, il Veneto”.

E’ quanto afferma Enrico Borghi, capogruppo di Italia Viva al Senato: “Nella vicenda – ha sottolineato -, stiamo vedendo la realizzazione del proverbio secondo cui ai nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano. Non si capisce il motivo per cui a De Luca e Zaia venga impedito quello che in passato è stato concesso a Errani e Formigoni.

E’ evidente – continua – che si tratta solo di un problema politico. Da una parte, Giorgia Meloni tiene sotto il tacco i propri partner di governo con l’intento di subordinare a sé tutta la maggioranza; dall’altra, offre una ciambella di salvataggio a Elly Schlein, con il rischio, peraltro, di sortire esiti autolesionistici per il Partito democratico. Resta il fatto che gli unici a votare in Parlamento con coerenza sul terzo mandato, siamo stati noi centristi. Gli altri partiti si ‘sono dati’ e adesso è tardi per dei ripensamenti”, ha concluso Borghi.

Intanto, Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia al Senato, rassicura: ”Fibrillazioni nella maggioranza sul terzo mandato ci preoccupano? Noi abbiamo una posizione coerente: le leggi dicono che i mandati sono due, lo dice la legge che riguarda le regioni nel loro complesso, so che qualche regione ha poteri autonomi ma noi pensiamo che le regioni sul mandato del presidente debbano avere leggi uguali”.

”Anche nella legge sul premierato – spiega – si è detto di dare due mandati quando e se ci auguriamo verrà approvata e il premier sarà eletto dal popolo. In sede nazionale si è detto di non avere poteri concentrati nelle mani di uno solo.

La differenza con un parlamentare e un consigliere regionale è evidente: i presidenti di regione, come un premier eletto, ha dei poteri ben diversi e decisivi e vanno concentrati in un periodo più breve”.

”Capisco la discussione, se ne dibatterà, ma con molta serenità riteniamo questa posizione coerente con la giurisprudenza costituzionale, con le leggi nazionali e con l’orientamento prevalente che tutti hanno espresso finora”, conclude Gasparri.

Tocca ad Antonio Tajani, vicepremier, ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia intervenendo dal palco della kermesse del partito forzista ‘Azzurri in vetta’: “Siamo contro il terzo mandato perché in democrazia è bene che chi governa per dieci anni non si trasformi in padrone assoluto, ma possa lasciare il passo a un altro della propria coalizione. Non è giusto che un presidente di Regione debba rimanere oltre i dieci anni, perché possono esserci altre persone di esperienza”.

“Siamo diversi dai nostri alleati, ma saremo leali fino alla fine con i nostri alleati, il che non vuol dire sottomessi. Leale significa dire la verità davanti e non colpire alle spalle”, dice ancora il leader forzista.

“Siamo contro il terzo mandato perché in democrazia è bene che chi governa per dieci anni non si trasformi in padrone assoluto, ma possa lasciare il passo a un altro della propria coalizione. Non è giusto che un presidente di Regione debba rimanere oltre i dieci anni, perché possono esserci altre persone di esperienza”.

“Siamo diversi dai nostri alleati, ma saremo leali fino alla fine con i nostri alleati, il che non vuol dire sottomessi. Leale significa dire la verità davanti e non colpire alle spalle”, dice ancora il leader forzista.

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