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Ci risiamo. La Sea Watch III, la nave dell’organizzazione tedesca battente bandiera olandese, soccorre 65 migranti al largo della Libia e il Ministro replica immediatamente diffidando la Ong ad avvicinarsi al nostro paese e chiede alle forze di polizia di bloccare la nave al limite delle acque territoriali italiane: “non venga in Italia”. I 65 migranti – tra cui una persona disabile, 11 donne e 15 minori di cui 8 non accompagnati e 2 neonati – sono stati salvati a 30 miglia dalle coste libiche, dunque in acque internazionali ma nella zona Sar di Tripoli. “Sono esausti e disidratati” dice Sea Watch affermando di aver immediatamente informato Malta, Italia, Libia e Olanda per avere indicazioni sul porto dove sbarcare. “Nessuno ha risposto” è la laconica conclusione della Ong.

Al Ministro dell’interno proprio non va giù che nel Mediterraneo ci siano delle navi che si dedicano al salvataggio dei migranti che tentano la traversata invece di farli affogare e, dopo tanti insuccessi, dopo che i giudici dispettosi hanno archiviato tutte le accuse di favoreggiamento dell’immigrazione, dissequestrando le navi, finalmente ha trovato l’arma decisiva per sbarazzarsi di questi fastidiosi taxi del mare: far pagare un riscatto salatissimo per ogni migrante salvato.

Proprio ieri è stato discusso nel “preconsiglio dei Ministri” la bozza del nuovo decreto sicurezza bis che, secondo il Ministro proponente dovrebbe essere approvato lunedì 20 maggio dal Consiglio dei Ministri.

Nel decreto al primo posto c’è una misura veramente geniale per stroncare il traffico dei migranti salvati dai flutti, nonostante negli ultimi due anni l’afflusso si sia ridotto del 98%: far pagare una multa salatissima per ogni vita umana salvata.

L’art. 1 del decreto introduce una sanzione inusitata per tutte le imbarcazioni che si trovino in condizione di effettuare operazioni di soccorso in acque internazionali; impone nella sostanza di pagare un “riscatto” variante da 3.500 a 5.500 euro per ogni naufrago tratto in salvo. In pratica la norma pone un divieto di salvataggio dei naufraghi in alto mare, malgrado un richiamo apparente al rispetto della Convenzioni internazionali sul diritto del mare. Si tratta di una disposizione che non può avere altro effetto che quello di favorire la morte per annegamento dei profughi che tentano di attraversare il Mediterraneo con mezzi di fortuna. Una normativa simile non è mai stata emanata negli ordinamenti democratici; soltanto nella Germania dell’est negli anni 60 del secolo scorso sono state emanate delle disposizioni che miravano a proteggere i confini incoraggiando l’uccisione di coloro che tentavano di passare irregolarmente la frontiera. Tali normative non hanno impedito la condanna dei responsabili politici di quello Stato, confermata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (con la sentenza Krenz del 22 marzo 2001).

Nel decreto, poi, ci sono altre perle che brillano per la loro balordaggine, come le modifiche al Codice della Navigazione, con il conferimento al Ministro dell’interno di competenze specifiche del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, e del codice di procedura penale, con l’attribuzione alla Procura distrettuale della competenza per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina; come le norme che introducono modifiche al codice penale, alle disposizioni a tutela dell’ordine pubblico ed al Testo unico di pubblica sicurezza, dove vengono addirittura raddoppiate le sanzioni previste dal legislatore fascista. Costituisce, inoltre, una novità assoluta ed inconcepibile l’istituzione di un Commissario straordinario del Governo, proposto dal Ministro dell’interno, che intervenga nell’organizzazione degli uffici giudiziari, che in base all’art. 110 della Costituzione spetta al Ministro della Giustizia.

In questo modo si realizza un’anomala concentrazione di poteri in capo al Ministro dell’Interno, che è anche il Capo di un partito politico, turbando gravemente i delicati equilibri istituzionali che presidiano le competenze statuali in materia di giustizia, difesa e sicurezza. Qui non si tratta semplicemente di un provvedimento incostituzionale, che può essere corretto dalla Consulta; di fronte a delle disposizioni che mettono in pericolo la vita di centinaia o migliaia di persone, le garanzie dell’ordinamento devono essere anticipate. Per questo auspichiamo che nel Consiglio dei Ministri si giunga ad una votazione per distinguere le responsabilità di ciascuno e che il Presidente della Repubblica si rifiuti di emanare un provvedimento così oltraggioso per i valori repubblicani, come avvenne in passato per il c.d. “decreto Englaro”.

di Domenico Gallo

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