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Una nuova fase si apre anche per il Sud

 

La maggioranza degli italiani ha detto No: la Costituzione non si tocca. La Riforma immaginata da Renzi, sostenuto da Napolitano, rappresenta un pericolo per la democrazia. Troppe ambiguità, confuso e scritto male il progetto del premier, presunti legami con i poteri forti. Il Referendum, oltre le urne, ha raggiunto un traguardo importante: far conoscere al popolo sovrano quella Carta fondante dello Stato della quale spesso si discute, ma la cui conoscenza è spesso superficiale. Utile, in tal senso, è stato il dibattito, a volte aspro, che ha preceduto il richiamo ai seggi. Il popolo ha compreso, meglio e di più, il preoccupato grido di Dossetti, (e di tanti altri padri della Repubblica), e il suo invito a difendere la Carta che ha garantito sino ad oggi libertà, pluralismo e democrazia. Si dice: il voto è stato contro il premier, il suo governo, i provvedimenti emanati e non sul valore della Costituzione. Non è solo così. Se è vero che la bocciatura è contro il cosiddetto cerchio magico renziano è altresì comprensibile che la scelta popolare suona come condanna contro chi, ostinatamente, si era prefisso di cambiare le regole obbedendo solo ad una logica di parte. Trova scarsa considerazione anche il fatto che Matteo Renzi personalizzando la campagna elettorale, abbia indispettito quella parte di popolo, rivelatosi poi di notevole consistenza, che non condivide le scelte sociali, politiche ed economiche messe in campo dal premier. Ora si apre una nuova fase e la partita che si gioca è particolarmente complessa. Riuscirà il Paese ad uscire dalla vecchia politica e dalle pastoie partitocratiche per avviare un percorso nel quale i cittadini italiani si riconoscono? E, soprattutto: superato il pericolo di una riforma discutibile e perciò bocciata riuscirà a velocizzare quel processo riformistico del quale tutti avvertono la necessità, ma che in quasi mezzo secolo non è mai approdato a risultati soddisfacenti? E’ questo l’interrogativo dell’ora, mentre si avvia la procedura del Capo dello Stato per la formazione di un nuovo governo. Ed è questo il modo migliore per superare il dramma di un Paese spaccato dal voto referendario e che rivendica grande unità per poter corrispondere ai reali bisogni della società. A cominciare da un Mezzogiorno che con il suo no fermo e deciso ha protestato anche per le tante promesse non mantenute. Qui si apre una nuova sfida, laddove le cose dette dal premier Renzi non hanno trovato rispondenza nei fatti. La risposta del Sud con la sua straordinaria partecipazione al voto e il suo no all’attacco alla Costituzione deve far riflettere per un ripensamento dei fatti sulla questione meridionale.
edito dal Quotidiano del Sud

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