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Foto e Video – Valditara al Cimarosa: così stiamo cambiando la scuola per restituire autorevolezza agli insegnanti. 307 milioni di euro investiti in Irpinia

Parla di una rivoluzione del buonsenso in atto nella scuola italiana il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, ospite al Conservatorio Cimarosa del Circolo Hirpini Lettere 150, dopo la tappa a Montefredane per l’inaugurazione del campo sportivo dell’IC Caruso. Insiste, nel corso di una cerimonia presentata dalla giornalista Titty Festa e preceduta da un’esibizione degli allievi del Cimarosa, sulla necessità di partire dai fatti concreti e dal rispetto delle istituzioni, di restituire autorevolezza ai docenti, ribadisce come non esistano diritti senza doveri, snocciola i dati legati agli investimenti in Irpinia “Abbiamo investito nella provincia di Avellino 307 milioni di euro, la cifra più alta mai investita in questa provincia, non solo fondi Pnrr ma anche nostri strutturali. La nostra attenzione ai territori è confermata da Agenda Sud, con risorse per le aree dove più alto è il tasso di dispersione, situate in contesti fragili e da progettualità come il Piano Estate per andare incontro alle esigenze delle famiglie. Sono sicuro che i risultati delle prove Invalsi confermeranno il successo di questi investimenti. La consapevolezza è che non ci possono essere due Italia ma bisogna garantire a tutti i giovani le stesse opportunità formative”. Ribadisce la centralità che riveste la filiera dell’istruzione tecnico professionale “Lo dimostrano le tante imprese del territorio campano alla ricerca di giovani qualificati, di qui la volontà di valorizzare un percorso formativo moderno come quello degli Its che coinvolga le imprese. Stiamo ragionando con il ministro Bernini anche su un ulteriore tassello, quello del 4-2-1″.

“Questo paese – spiega Valditara con toni che sanno, qualche volta, di campagna elettorale – ha bisogno di riunire persone  che vogliano offrire un contributo di idee, fantasia, conoscenze, esperienza per sostenere la crescita dei territori. Il nostro è un appello all’Italia più autentica che si rimbocca le maniche ogni giorno, che lavora per il proprio futuro e quello della famiglia. Una rivoluzione che non può che partire dalla scuola come luogo strategico, poichè il benessere del paese dipende da ciascuno di noi. Siamo chiamati a ripartire dai principi di libertà e democrazia che rappresentano pilastri del nostro paese ma dobbiamo ricordare che senza responsabilità individuale non ci può essere nè libertà, nè futuro”. Non risparmia stilettate a quella fetta dei cittadini abituati “ad attribuire la colpa a qualcun altro, a rivendicare una cultura dei diritti, dimenticando che non esistono diritti senza doveri, che sono alla base della società”. Usa più volte la parola “autorità che è cuore della democrazia, intesa come rispetto per le istituzioni, a partire dagli insegnanti. Poichè il docente e il discente non sono sullo stesso piano, serve il coraggio da parte di genitori, educatori, docenti di dire no ai nostri ragazzi. L’autorevolezza di un rappresentante delle istituzioni, di un insegnante non può essere messa in discussione. I docente è chiamato a lavorare per il futuro dei giovani, a valorizzare i suoi talenti, a trasmettere conoscenze nelle aule che diventano spazio di un dialogo, ma sempre nella distinzione dei ruoli”. Sottolinea come le nuove “Indicazioni Nazionali stiano operando un cambiamento importante, a partire dalla Costituzione che è la nostra stella polare, mette al centro la persona, fa sì che lo Stato sia al servizio dell’uomo e non della ideologia”. Chiarisce come dobbiamo avere il coraggio di “affermare un principio sacrosanto, su alcuni argomenti delicati è giusto che le famiglie siano coinvolte, penso a questioni come l’identità di genere”.

Spiega come la priorità è “restituire autorevolezza ai docenti, non dobbiamo avere paura di ripristinare un sistema di regole, se si manca di rispetto a un docente bisogna essere sanzionati, non dobbiamo avere paura di divieti e sanzioni”. Sottolinea l’importanza di aver dato il giusto valore al voto di condotta e alla cittadinanza solidale che permette a ragazzi di svolgere esperienze al servizio della collettività, di aver garantito ai docenti assicurazioni contro gli infortuni e tutele per affrontare spese sanitarie “L’autorità va rispettata, ecco perchè abbiamo previsto sanzioni durissime per chi prende a pugni un docente. Vogliamo realizzare una civiltà fondata sul rispetto delle regole, dell’altro, dell’ambiente in cui si vive”. Difende il collegamento della scuola col mondo del lavoro “che non è sfruttamento ma è fondamentale anche nei sistemi d’istruzione europei. La scuola deve essere luogo che forma all’indipendenza, educa alla libertà ma fornisce anche gli strumenti per costruire il proprio successo, valorizzando i talenti e le intelligenze di ogni ragazzo. Di qui la necessità di una personalizzazione della formazione”. Pone l’accento sulla necessità di mettere da parte demagogia e razzismo dell’ideologia “E’ fondamentale formare insegnanti che siano specializzati nell’insegnamento degli italiani agli stranieri, è chiaro che se un ragazzo straniero si iscrive a scuola senza sapere l’italiano più difficilmente completerà il percorso di studi”. Ritorna sulle Indicazioni Nazionali “Basta con lo spontaneismo espressivo, è importante che i nostri giovani sappiano esprimersi in italiano, leggere e comprendere un testo, che conoscano la terra in cui sono nati. Dobbiamo tornare ad avere l’orgoglio di ciò che siamo stati, non è possibile mettere da parte la storia greca e romana o lo studio della Bibbia, poichè il cristianesimo è alla base della laicità dello Stato e ci ricorda la centralità della persona”. Chiarisce che  l’attenzione a discipline come storia e geografia “non significano non valorizzare le discipline Stem, abbiamo investito due miliardi in un piano di digitalizzazione ma guai a confondere  la digitalizzazione con l’uso del cellulare. Dobbiamo educare gli studenti alla libertà da ogni forma di dipendenza, alla responsabilità”. Annunzia la volontà di riformare l’esame di Stato “Più giusto che si chiami esame di maturità. Stiamo ripensando la formula del colloquio orale, è importante che consenta di verificare la crescita della persona e non solo di testare le sue conoscenze”. Chiede di mettere da parte “il relativismo  che annulla la distinzione tra bene e male. Dobbiamo tornare a una cultura dei doveri” e ricorda come “Pace non è solo assenza di guerra ma disponibilità e rispetto verso l’altro, chiunque sia la sua provenienza. Poichè in una mentalità democratica non esiste il nemico da abbattere”.  E sul problema dei dirigenti scolastici che non riescono a tornare in Irpinia, malgrado l’alto numero di reggenze sul territorio “Cercheremo di affrontare questo nodo, abbiamo riavviato concorsi per dirigenti, docenti, personale tecnico amministrativo, la scuola si sta rimettendo in moto”.

E’ quindi Michele Zarrillo di Lettere 150, movimento nato da un appello di oltre 150 professori universitari per rilanciare il valore della scuola, delle competenze e delle relazioni umane contro rassegnazione e immobilismo., ad annunciare l’inaugurazione del Circolo Hirpini 150, il tredicesimo in Campania coordinato da Maria Sabina Galasso che spiega la buona risposta della comunità irpina “Sono 220 gli iscritti. Abbiamo bisogno di un luogo di pensiero e di azione, di un cenacolo che accolga idee, di valorizzare l’uomo attraverso il confronto”. E chiede al ministro di non dimenticare le aree interne. Le fa eco Virgilio Caivano del Coordinamento Piccoli Comuni che ricorda la lezione di Bianco e Sullo “Le aree interne hanno bisogno di un pensiero che le trasformi in opportunità per il paese, di costruire una visione strategica che recuperi la dignità dell’uomo e il tratto della gentilezza per ristabilire il primato della politica”. 

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