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Metà della città senza un candidato sindaco: 23mila elettori aspettano di essere convinti

Antonio Gengaro e Laura Nargi provano a dialogare con gli altri ex candidati sindaco rimasti fuori dopo il primo turno delle amministrative dell’8 e 9 giugno. Aspettando il 23 e il 24 giugno, quando ci sarà il ballottaggio, sono iniziate le trattative. Ci potrebbero essere apparentamenti, ma ipotizziamo che non ce ne siano.

In questi giorni ci sono stati diversi incontri informali, l’obiettivo dei due sfidanti è di intercettare almeno una parte dei voti degli elettori che si sono espressi per gli altri competitor non più in corsa.
Si tratta di un bel po’ di preferenze: sommando i voti dei due candidati a sindaco al ballottaggio si arriva infatti al 69,47 per cento.

Al secondo turno è tutta un’altra partita, si sa. Però mettiamo il caso che il voto per Gengaro e Nargi sia  fidelizzato, che i loro elettori tornino a votare come al primo turno, il restante dei cittadini è da conquistare. Non tutti seguiranno le indicazioni – magari non ce ne saranno – del loro candidato sindaco o del riferimento politico che hanno votato o assecondato. Libera scelta perché non c’è al secondo turno il candidato consigliere che chiede il voto per sé, che vincola o condiziona l’elettore. Per i due sfidanti i voti degli ex competitor sono un campo da arare, utilizzando idee, proposte, slogan, promesse.

Voti liberi, in numeri: 9.373 voti. A questi possiamo poi aggiungere che gli astenuti al primo turno: 31mila non elettori circa, il 69 per cento del corpo elettorale che conta 45mila cittadini.

Ci sono allora 23mila elettori che possono essere convinti, vale a dire la metà del corpo elettorale di Avellino. Per complicare la questione: al ballottaggio l’appartenenza politica può essere poco vincolante, un elettore di centrodestra potrebbe scegliere Gengaro perché ne condivide alcuni punti del programma. Oppure optare per Nargi perché valuta positivamente l’operato dell’amministrazione dell’ex sindaco Gianluca Festa. Potrebbe indicare sulla scheda il nome di Gengaro perché pensa che la questione morale – o presunta tale – vada tenuta in debita considerazione. C’è chi potrebbe preferire Nargi per simpatia o per qualche altra ragione, semplicemente per non votare Gengaro.

La presenza del Pd o di altre componenti della sinistra nella lista di Gengaro inciderà relativamente su quell’elettorato che ha non ha votato al primo turno per il centrosinistra o che si è astenuto, così come non influenzerà più di tanto il voto per il civismo di Nargi, che potrebbe attrarre magari anche elettori di centrodestra e di centrosinistra. Più difficile sarà convincere gli astenuti. Comunque c’è ancora tempo. E forse un confronto pubblico è necessario, così che i candidati possano rivolgersi direttamente ai loro elettori.

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Antonio Picariello

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