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Scuola, si riparte ma i nodi restano tanti. I sindacati: mancata stabilizzazione, troppe reggenze. Ed è sempre allarme personale Ata e sostegno

Riparte la macchina organizzativa della scuola irpina. Le criticità sono quelle di sempre o quasi, dagli organici inadeguati ai bisogni delle scuole al problema reggenze, dai trasporti al caro libri, senza dimenticare le contraddizioni di un sistema in cui le novità proposte dal ministro, a partire dalle Nuove Indicazioni sull’Educazione Civica finiscono per essere bocciate dal Consiglio superiore d’istruzione. In tutti gli istituti d’Irpinia si sono ritrovati questa mattina i docenti irpini per operazioni di presa di servizio e prime riunioni, tra collegi docenti e riunioni dipartimentali. Ma sono ancora tanti i nodi da sciogliere. E’ Antonio D’Oria della Uil scuola di Avellino a spiegare come “Ancora una volta cominciamo l’anno scolastico con un gran numero di docenti precari e un organico inadeguato, in particolare sul fronte del personale Ata  e dei docenti d sostegno. Oltre 600 gli incarichi annuali che saranno assegnati nei prossimi giorni in provincia di Avellino, invece di stabilizzare i docenti. Non è un dato da sottovalutare il crescente numero di docenti che chiedono il part time per esigenze logistiche e di famiglia. Da anni come Uil chiediamo al Ministero di seguire la strada della stabilizzazione ma come sempre, malgrado la buona volontà dei funzionari dell’Ufficio Scolastico provinciale, si partirà con organici incompleti”. Quindi pone l’accento sul problema delle diciannove reggenze “Diciannove scuole non avranno un dirigente titolare mente tanti dirigenti scolastici irpini guidano istituti fuori regione. Ci troviamo di fronte a un sistema che non premia il merito se è vero che giovani docenti hanno superato con il massimo il concorso ma non potranno sperare in un’immissione in ruolo, non essendoci graduatorie di merito, proprio come accaduto nel concorso per dirigente scolastico che privilegia i più anziani con un punteggio elevato legato al servizio alle spalle. L’impressione è che a decidere sulla scuola siano persone che la scuola non la vivano, continua ad esserci troppa distanza tra decisioni del Ministro e scuola reale. Non è un caso che prima ancora che sia cominciata la scuola siano state già annunciate manifestazioni di protesta su emergenza personale Ata e docenti di sostegno”. E sulle novità del nuovo anno, a partire dalle disposizioni che vietano l’uso dei cellulari anche per motivi didattici nella primaria e nella secondaria di primo grado “E’ chiaro che il rigore non può essere solo a un senso. Le regole devono valere per studenti e docenti”

Sulla stessa linea la Cisl scuola “Scontiamo i limiti di un sistema di reclutamento centrato esclusivamente sui concorsi per esami, laddove andrebbe reso strutturale un modello che preveda l’utilizzo di un secondo canale di reclutamento, quello delle GPS, come sta avvenendo per il quarto anno, con esiti positivi, sui posti di sostegno. Proprio sul sostegno, dove si prevede anche quest’anno il maggior numero di supplenze, occorre sciogliere a monte un altro nodo, che è quello di dare stabilità agli oltre 100.000 posti istituiti ogni anno in deroga, cioè con una modalità inevitabilmente provvisoria e fonte di una estesa precarietà del lavoro. Più volte abbiamo chiesto di incrementare il numero dei posti di sostegno in organico di diritto: il ministro ha dato segnali di disponibilità in questa direzione, vedremo in legge di bilancio se ci sarà una risposta concreta Alle supplenze su sostegno si aggiungono con molta probabilità altre 100.000 nomine per coprire le cattedre disponibili fino al 30 giugno, confermando ancora una volta, purtroppo, che la supplentite resta una malattia assai difficile da curare, se non si fanno le scelte necessarie sul reclutamento e sulla gestione degli organici“.

Un’emergenza che riguarda anche gli Ata “Una situazione analoga si registra sul versante del personale ATA. Con le nomine in ruolo si copriranno solo un terzo dei posti liberi, a causa della limitazione posta per legge alle assunzioni, possibili sono nei limiti del turn over. Una limitazione che da tempo chiediamo sia rimossa con un opportuno intervento legislativo. Oggi, su un totale di 30.581 posti liberi se ne potranno coprire solo 10.336. Il resto andrà a supplenza. In questa situazione, venendo meno anche i posti autorizzati in via straordinaria per il supporto ai progetti PNRR (che però vanno avanti!), a settembre le scuole si troveranno un sovraccarico di lavoro con segreterie sotto organico”. Quanto ai dirigenti scolastici “la partita è oggi nelle mani – anche qui gli eventi si ripetono – della giustizia amministrativa, con tutte le incognite legate all’esito e ai tempi di soluzione del contenzioso. L’unica certezza ad oggi è che ci ritroveremo, purtroppo, con centinaia di scuole prive di dirigente e da affidare in reggenza. Non è certo una situazione confortante, dopo un dimensionamento degli istituti”

Molto critica anche la Flc Cgil scuola “Anche in questo nuovo anno scolastico la qualità del diritto allo studio viene continuamente messa in discussione da politiche insufficienti, così come viene messa in discussione, in mancanza di  risposte efficaci al problema del precariato, il diritto al lavoro del personale . Per questo continueremo ad impegnarci, affinché venga assicurata l’assunzione a tempo indeterminato a tutte le lavoratrici e i lavoratori precari – docenti, personale educativo e ATA – che garantiscono il funzionamento della scuola pubblica. E’ in atto un piano di dimensionamento che ha motivazioni esclusivamente ragionieristiche a discapito del diritto allo studio e del diritto al lavoro. La FLC CGIL contesta le scelte di accorpamenti di realtà scolastiche con il solo obiettivo di risparmiare: la dispersione scolastica e la povertà educativa si combattono invece aumentando il tempo scuola, aumentando la presenza della scuola sul territorio, aumentando gli investimenti per il personale e per le strutture scolastiche. La Scuola è il primo presidio dello Stato sul territorio, per questo ha bisogno di organici capaci di garantire una presenza capillare già dal primo giorno dell’anno scolastico”. Una scuola costretta a fare i conti con “l’alto tasso di precarietà, gli organici insufficienti, i continui attacchi agli spazi di autonomia degli organi collegiali su temi delicati come l’inclusione, l’educazione alla cittadinanza, la valutazione degli alunni. C’è una scelta evidente, un disegno chiaro di disinvestimento sulla Scuola statale e sul personale della Scuola, e lo dimostra il fatto che anche quest’anno 1 lavoratore su 4 nella Scuola è precario”.

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