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ArcelorMittal, c’è l’accordo: arriva Fonderie Pisano di Salerno. Salvi i 33 lavoratori

ArcelorMittal, ci siamo: via libera all’arrivo di Fonderie Pisano di Salerno. La fumata bianca è arrivata dal tavolo convocato stamane in Regione, dove si sono ritrovati, alla presenza dell’assessore regionale alle Attività Produttive Antonio Marchiello, i vertici della multinazionale, i nuovi imprenditori e il sindacato. “Alla vigilia del 45esimo anniversario del terremoto dell’Irpinia, la riapertura dello stabilimento di Luogosano assume un significato che va oltre la dimensione industriale: è un messaggio di memoria, identità e futuro per l’intero territorio”. I segretari della Fiom Cgil e della Fim Cisl, Giuseppe Morsa e Luigi Galano, non nascondono la loro soddisfazione per un accordo destinato ad aprire una nuova stagione per lo stabilimento irpino.

“Fiom e Fim – continua la nota – rivendicano con orgoglio il ruolo determinante svolto da una mobilitazione che non ha mai ceduto al fatalismo né alla rassegnazione. Il presidio costante, il lavoro ai tavoli istituzionali e la compattezza sindacale hanno permesso di trasformare una crisi profonda in una nuova opportunità. Un risultato reso possibile anche grazie alla collaborazione dei sindaci del territorio, dei consiglieri provinciali e regionali e dei deputati che hanno sostenuto con continuità la vertenza”.

Il nuovo progetto industriale prevede la produzione di manufatti stradali in ghisa e attività di meccanica pesante, segnando un ritorno alla piena operatività e un investimento concreto in un settore strategico. “L’arrivo della famiglia Pisano rappresenta una scelta di fiducia verso una comunità che ha saputo reagire.
Tutti i 33 lavoratori a tempo indeterminato saranno riassorbiti, mantenendo inalterato il salario.
Durante la fase di ristrutturazione aziendale, i lavoratori saranno collocati in NASpI con un’integrazione economica riconosciuta dall’azienda PI.CO, che si farà carico anche di un percorso di formazione dedicato”. Morsa e Galano chiamano poi in causa le istituzioni “che dovranno completare il percorso, con infrastrutture moderne, servizi adeguati, innovazione e politiche industriali all’altezza delle sfide attuali. Solo così la riapertura dello stabilimento potrà diventare davvero un simbolo di rinascita per l’Irpinia”.

 

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