“Ho sofferto nel girare l’ultima scena del film, è spietata, irragionevole”. Lo spiega con l’autenticità che lo contraddistingue il regista Antonio Capuano, al termine della proiezione dell’Isola di Andrea, al Partenio, ospite della rassegna firmata Zia Lidia, introdotto da Michela Mancusi. La pellicola emoziona e inquieta, raccontando la storia di una coppia e del difficile iter della separazione, dopo essersi rivolti al Tribunale dei Minori per ottenere l’affidamento del figlio. Una storia capace, attraverso la cronaca di incontri e dialoghi serrati con avvocati e giudici, di smascherare la verità dei sentimenti, zone d’ombra e nevrosi di Marta, attrice Guido, produttore televisivo e di farsi denunciata forte della violenza degli uomini, incapaci di accettare un tradimento o un rifiuto. “Noi continuiamo a fare i padroni del mondo ma sono le donne la luce. Eppure sono ancora oggi zittite, pagate male, bistrattate”. Spiega come “Non abbia avuto dubbi nella scelta di Vinicio Marchioni come interprete del protagonista, appena l’ho incontrato. Non mi è mai piaciuto fare provini su parte, ci sediamo davanti a un caffè e chiacchieriamo con i miei attori. Mentre con Teresa Marangelo l’idillio dura da tanto”. E spiega come “Ho voluto che il film si chiudesse sulle note della canzone di Bennato, per sottolineare lo sgomento del bambino nello scoprire che ‘l’isola che non c’è’ non esiste, che dovrà fare i conti con la realtà”. E sottolinea come “Il film è tratto da una storia vera, ho letto attentamente il rapporto del processo, anche i dialoghi sono reali”. Con lui Emanuele Donadio, suo collaboratore, che evidenzia come “Uno dei tratti distintivi del suo cinema sia l’uso dei piani sequenza con un intenso primo piano come quello del bambino alla fine del film, con i suoi occhi ingenui e ancora sognanti, prima del dolore”. E’ Michela Mancusi a spiegare come “Attraverso il suo racconto ci ha consegnati la verità che abita nel dolore delle vite che attraversano la separazione, nel silenzio dei bambini che si ritrovano senza isole da sognare ma con un’isola che non c’è più ma che nessuno potrà restituire loro”.







