di Aldo D’Andrea*
“Un dio è l’uomo quando sogna, un mendicante quando riflette” la frase è di Hoderlin, filosofo romantico idealista tedesco.
Ebbene, io sogno che il NO prevalga al referendum e che le amministrative prossime di maggio eleggano un Sindaco capace, progressista, dedito a risolvere le antiche e le nuove sofferenze che affliggono la nostra Città.
Però, poi rifletto e mi ritrovo subito ad essere “il mendicante di Hoderlin” perché tale e tanta è la distanza dal sogno fatto, che vengo sovrastato dallo sconforto.
Mi spiego. Il referendum, per quello che propone, è solo imbroglio ideologizzato, dove una certa politica “sogna” di sanzionare la Magistratura per proteggere se stessa, del tutto incurante delle inadeguatezze strutturali e delle carenze di personale, causali che gravano su un sistema che genera lungaggini e ritardi, a scapito delle attese di giustizia per cittadini sempre più rassegnati e impotenti.
Epperò, di converso, è doveroso chiedersi anche del perché, malgrado l’evidente imbroglio che ci propina il Governo con questa riforma, molti cittadini voteranno SI al referendum e questo, di per sé, merita una analisi onesta per comprenderne le ragioni.
Esempi come quello di Falcone, Borsellino, Livatino, Borrelli, certamente spingono verso il sogno di una Italia migliore, meno corrotta e più rispettosa dei diritti civili, però poi, per opposti fatti ai nobili auspici desiderati, emergono abusi su persone, tanto ingiustificabili quanto superficiali e gratuiti, perpetrati da quello stesso sistema giudiziario che chi vota NO vuol difendere nel principio della sua assoluta autonomia dagli ordini legislativo e esecutivo.
Sono queste le ragioni dei tanti nei quali la rabbia prevale fino ad orientarli a votare SI; sicuramente essi sono ignari, però, che l’arroganza del potere fa leva proprio su questo loro sentimento per liberarsi da controlli, avere mani libere onde operare senza il timore di poter essere inquisito.
Visti gli intenti, ovviamente nessun beneficio ricadrà sul cittadino inerme, che, anzi, dovrà tollerare la diminutio dell’autonomia dell’ordine giudiziario e assistere allo stravolgimento della applicazione della legge che per alcuni sarà da intendere “più uguale” rispetto ad altri.
Fu il progetto della P2, quello di Gelli, antidemocratico, restauratore, fascista, per dirlo in modo chiaro e crudo.
Conviene ad una comunità che vuole mantenere la democrazia, nel rispetto della Costituzione, oltre che dei principi di Tocqueville? NO!, e allora votare NO è indispensabile, fondamentale, imprescindibile.
Pur tuttavia, è diffusamente avvertita la necessità che il legislatore ponga mano al più presto alla riforma della Giustizia, e lo faccia partendo dall’ineludibile bisogno di assicurare sentenze rapide e sanzioni certe, rifugiando dalle nefandezze di procedere per tentativi a concedersi salvacondotti e impunibilità.
Come “da sen fuggito”, lo stesso Nordio, nello spiegare le eventuali convenienze del centrosinistra da trarne in caso di sua vittoria, ne dà preziosa testimonianza.
Non c’è che dire: Nordio è una grande persona, molto meritevole di studi approfonditi!
Ad Avellino, la vittoria del NO al referendum, che considero certa, spero non resti “sogno” isolato, ovvero mutilato dalla non vittoria delle forze progressiste alle Amministrative di Maggio.
Il rischio si avverte, vista la confusione e i chiacchiericci che circolano “tra calle e fondamenta”.
Sono timori che trovano ragioni indimenticate, frutto di disamministrazioni passate, di pretese e tracotanze deleterie, di politiche impopolari, di scelte astruse e di imposizioni non condivise. I risultati sono stati sotto le lenti di tutti.
I sindaci Festa e Nargi non sono stati esplosivi meteoriti imprevisti, ma, tutt’altro, essi sono terrestri cresciuti tra noi, tra errori e orrori reiterati voluttuosamente fin dagli anni del ventre grasso.
Certo è che essi, Festa e Nargi, non sono gli artefici dei debiti fuori bilancio o di altre “conquiste” simili.
Per il prossimo maggio, mese per le Amministrative della Città, il campo progressista al momento persevera nella voluttà del procurarsi del male. Da sé.
Sbagliare è umano, perseverare è diabolico, si dice. O forse, è più appropriato dire che “ciò che Giove vuol perdere, demendat”?
L’industria del “caminetto ascoso” è fiorente, il mangime per il “prediletto pollo da batteria” è sparso; mantenendo il massimo rispetto per la persona prescelta, chiunque esso sia, e riconoscendogli che “colpa non v’è se cuore non duole”, è opportuno dire che sarà da considerare a prescindere candidato di rispetto colui che saprà distinguersi sul campo e non in antri di fumose stanze, grige e lontane dalla luce del sole.
Ma tant’è; scegliere per in candidato Sindaco il metodo delle primarie, libere, per tutti, solo vincolando i candidati a criteri da scrivere in un manifesto di intenti che risponda a principi progressisti e antifascisti, fa paura ai deboli di cuore e ai teneri vertebrati, e, quindi, meglio furtivamente avvitarsi sui criteri cencelliani del do ut des, in apparenza generosi e rassicuranti, ma alieni e discosti da fatti reali.
Fa specie che anche il M5stelle si sia adeguato a criteri e principi che nel breve loro passato dicevano che generassero fastidiosi pruriti e repulsioni!
Così va il mondo e così vanno le cose “sotto la luna”.
Temo per quel che sarà nel prossimo Maggio.
Detto e salvato l’anima.
ex candidato sindaco di Unità Popolare



