Tre condanne e un’assoluzione per gli imputati nel processo per lo scandalo degli stipendi gonfiati e inventati all’Asl di Avellino. Quelle invocate al termine della sua requisitoria davanti al giudice monocratico del Tribunale di Avellino Gian Piero Scarlato dal sostituto procuratore della Repubblica di Avellino Fabio Massimo Del Mauro.
Sei anni di reclusione per G. l T., dipendente all’epoca dei fatti dell’Asl di Avellino e addetto all’unità Operativa Gestione e Valorizzazione delle Risorse Umane (settore dedicato alla elaborazione dal pagamento degli stipendi), difeso dagli avvocati Umberto Del Basso de Caro e Marcello D’Auria, senza esclusione delle attenuanti generiche, tre anni per M.G. G. classe 56 di Teora, all’epoca dei fatti commessa in un negozio ma risultava invece dipendente ASL e per G.N, autista di ambulanza presso il 118 di Calitri, difeso dall’avvocato Alberico Villani, assoluzione per C.M, medico, difeso dall’avvocato Ettore Marcarelli. Tutti rispondono di truffa aggravata nei confronti dell’ASL di Avellino.
Per il pm Fabio Massimo Del Mauro la “gravità dei fatti acclarati in maniera certa” dalle indagini. Quella che lui stesso ha coordinato e che ha ricostruito in una memoria depositata al Tribunale e nella discussione in aula. “Secondo la ricostruzione della Procura, il caso più evidente riguarda un medico soccorritore del 118 di Calitri, nel frattempo deceduto. Gli investigatori sostengono che percepisse contemporaneamente compensi incompatibili tra loro: indennità da medico di base, incarichi diversi registrati con nominativi differenti ma collegati allo stesso codice fiscale, ore di servizio aumentate artificialmente”.
Un episodio, in particolare, viene indicato dal pm come rappresentativo del sistema. Dicembre 2018. Nei registri compaiono 1.068 ore di lavoro attribuite al medico. Significa oltre trentacinque ore al giorno. Un dato materialmente impossibile. Poco dopo, durante verifiche interne, le ore vengono corrette e riportate a 168. Per Del Mauro è il momento in cui emerge con chiarezza il funzionamento della frode. Nei vari passaggi amministrativi, sostiene il magistrato, sarebbe mancato un controllo effettivo. E anche quando alcune criticità vengono segnalate, il sistema continua a funzionare.
La parte civile, l’ ASL di Avellino costituita in giudizio e rappresentata dal penalista Nello Pizza ha chiesto la condanna per tutti gli imputati, presentando una articolata memoria. In aula per le discussioni dei difensori, si tornerà il 22 giugno.


