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L’Europa e l’Italia nel vortice tedesco

A conclusione di un lungo ciclo elettorale che l’ha vista resistere, pur con qualche ammaccatura, all’assalto concentrico dei nuovi populismi alleati con i risorgenti nazionalismi e qualche nostalgico neofascista se non addirittura neonazista, l’Europa rischia ora di perdersi nel vortice creato dal vuoto di potere in atto in quello che era fino a ieri considerato il suo più solido fondamento: la Germania di Angela Merkel, centrale non solo nella geografia del Vecchio continente, ma anche negli equilibri politici e nella consistenza di un’economia salda e in continuo sviluppo, con evidenti benefici per tutti.

L’allarme lanciato dal presidente Steinmeier dopo il fallimento del primo tentativo della Cancelliera di formare un governo con liberali e Verdi, ad ormai due mesi dalle elezioni di settembre, suscita preoccupazione nelle capitali europee a cominciare da Bruxelles, che le riassume tutte. Qualcuno ha letto nell’incertezza che regna a Berlino una sindrome “mediterranea” se non proprio un’influenza italiana; ma ci sarebbe ben poco da gioirne, e in ogni caso la fatica cui si sta sottoponendo Angela Merkel è altra cosa rispetto ai segnali di fumo tossico che si stanno lanciando i nostri partiti politici, o meglio i loro capi.

Intanto, a Berlino si discute forti, ognuno dei protagonisti, dei voti ottenuti e dei seggi parlamentari assegnati, e non sulla base di sondaggi o della pretesa di un’esclusiva e non verificata rappresentanza politica (ieri si parlava in nome delle “partite Iva”, oggi del “nostro popolo”, del “popolo di sinistra”, o di “quelli che non ne possono più”). Poi, pur nella differenza dei programmi e nella irriducibilità degli obiettivi proposti, resta abbastanza diffusa la consapevolezza del dovere di dare un governo al Paese, in linea con gli impegni assunti davanti al corpo elettorale, anche a costo di rinunciare a qualche punta di asprezza e a qualche posizione di principio. E’ proprio questo il palese significato dell’appello lanciato dal Presidente della Repubblica: “Chi si candida ad un ruolo di responsabilità politica non può tirarsi indietro quando lo ottiene”. Frank-Walter Steinmeier, due volte ministro degli Esteri e a lungo capogruppo della Spd, è un autorevole rappresentante di quella larga coalizione bipartisan che nel marzo scorso lo ha eletto al vertice della Repubblica federale.

Ovvio dunque che il suo richiamo sia diretto in primo luogo agli antichi compagni di fede socialista, oggi tentati dalle sirene di un’opposizione di principio ma anche di comodo, dopo un risultato elettorale deludente. I socialdemocratici di Martin Schulz pensavano fino a ieri di poter lucrare un vantaggio politico restando a guardare la loro ex alleata Angela Merkel districarsi affannosamente fra le incompatibili posizioni di Verdi e dei liberali; ma ora vengono bruscamente richiamati ad una realtà che può essere ostica ma è senz’altro corrispondente al doveroso impegno di assicurare al paese guida dell’Europa una governabilità quanto mai necessaria in un periodo di incertezza come quello che stiamo attraversando.

Si vedrà se l’intervento del capo dello Stato servirà a superare l’impasse politica in cui si dibatte la Germania del dopo voto, ma intanto una cosa si può dire: se la crisi a Berlino è simile a quella romana, sono ancora una volta i partiti italiani a dover prendere esempio dal richiamo alla responsabilità lanciato dal palazzo Bellevue, mentre i tedeschi continuano saggiamente a respingere le lusinghe di una politica “mediterranea” ancora giocata su sterili arroccamenti.

di Guido Bossa edito dal Quotidiano del Sud

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