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Gambino: “Nel Pd manca il confronto: Buonopane silurato senza spiegazioni. Gli iscritti non siano considerati soltanto tessere”

La militante dem, già candidata al Consiglio comunale di Avellino, interviene nel dibattito sul futuro del partito: “Abbiamo vinto le amministrative, ma poi l’unitarietà non si è più realizzata come dimostra il caso della Provincia. In nove mesi non è stato nominato neanche un vicesegretario”. E sulle prossime politiche: “Dobbiamo mobilitarci ed evitare una deriva di destra-destra”

Continua il dibattito, avviato dal Corriere, sulla situazione del Pd: abbiamo interpellato Clelia Gambino, militante dem, già candidata consigliera comunale ad Avellino.

Allora, nel Pd locale, molti dicono, manca il confronto: è così?

Vorrei anzitutto rivolgere un messaggio al senatore Dario Franceschini che in questi giorni, con grande coraggio, ha raccontato pubblicamente della sua malattia: per noi è sempre stato e continuerà ad essere un punto di riferimento imprescindibile.

Tornando al Pd di Avellino, ringrazio il direttore Festa per aver aperto questo dibattito. Ce n’era bisogno. Ebbene, anche io penso che il Pd irpino oggi non svolga fino in fondo la propria funzione: gli iscritti non vengono per nulla coinvolti, le decisioni non sono condivise ma imposte.

Certo, il consenso è certamente importante: il Pd ha vinto le amministrative. Un segnale positivo. Ma poi bisogna chiedersi che cosa sia successo alla Provincia.

Che cosa è successo, secondo lei?

Partiamo dalle amministrative: la scelta del candidato sindaco è stata vincente anche perché c’è stato un dibattito interno che, a volte, è stato aspro, ma che alla fine ha portato a una decisione unitaria del Pd. Decisione diventata unitaria poi all’interno del campo largo. Il confronto ha portato la coalizione alla vittoria.

Io stessa sono stata candidata e ringrazio il partito e i miei sostenitori, tutte le persone che mi hanno dato fiducia: 180 voti non erano affatto scontati.

Diceva della Provincia…

Dopo la vittoria alle amministrative, il partito non ha continuato a confrontarsi al suo interno.

La candidatura di Fausto Picone a presidente della Provincia non è stata decisa attraverso gli organi del partito. Anzi, il Pd provinciale ha contraddetto l’indicazione del partito nazionale a favore del presidente uscente Rino Buonopane e, di fatto, ha sostenuto Picone, che è di Casa Riformista, appoggiato anche dal centrodestra.

Buonapane, che è un iscritto del Pd, è stato di fatto silurato dal suo stesso partito. Uso questo termine perché è quello che è successo. Di come Buonapane ha guidato la Provincia, se ne sarebbe dovuto discutere all’interno del partito. Non farlo è stata una grave stortura politica. Il Pd ha dimostrato di non avere una linea politica.

Insomma, l’unitarietà del Pd voluta dal segretario regionale Piero De Luca non funziona?

Era necessaria. E ho grande stima del segretario provinciale Marco Santo Alaia, ma credo che di fatto non riesca a svolgere fino in fondo la sua funzione.

Abbiamo celebrato un congresso provinciale unitario perché ognuno di noi ha fatto un passo indietro, o un passo di lato, proprio per favorire quell’unitarietà che la segreteria regionale aveva auspicato e che noi abbiamo accettato. Il problema è che, poi, non si è realizzata.

Che fare allora?

Abbiamo celebrato il congresso provinciale unitario durante l’inverno, siamo ormai a settembre e ancora non è stata nominata la segreteria del partito.

Sono passati nove mesi: in nove mesi nasce un bambino, da noi non è nato neanche un vicesegretario.

Bisogna accelerare anche in vista delle prossime elezioni politiche.

Al rientro dalla pausa estiva saremo praticamente in piena campagna elettorale: dobbiamo mobilitarci.

Abbiamo una grande responsabilità: stiamo andando verso una deriva di destra-destra. Alle Politiche non possiamo sbagliare e rischiare che il prossimo Presidente della Repubblica sia scelto da parlamentari che tengono busti di Mussolini in salotto.

Ecco perché il Pd deve essere forte nel senso di radicato e coeso. E allora ogni decisione va affrontata nel partito locale e non soltanto recepita dal livello nazionale.

Ogni scelta va fatta insieme, come dice del resto la presidente dell’Assemblea provinciale Pd, Carmen Pellino, in un’intervista rilasciata al vostro giornale: nel partito bisogna subito convocare la Direzione, l’Assemblea, riaprire una discussione.

Non possiamo chiamare gli iscritti soltanto quando bisogna fare le tessere o incetta di preferenze.

I militanti rappresentano il territorio e sono la voce del partito nei territori. Sono la forza del partito.

(antpica)

 

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