“Quando ho incontrato Raphaelle nel 1982 non avrei mai immaginato di avere un giorno una famiglia con dei figli. Se ce l’abbiamo fatta noi, in un tempo in cui persino pronunciare la parola omosessuale era tabù, in cui regnava la più assoluta omertà, possono farcela davvero tutti”. E’ un messaggio di speranza quello che lancia Giuseppina La Delfa, docente di francese all’Università di Salerno, attivista Lgbt e fondatrice di Famiglie Arcobaleno in “Peccato che non avremo mai figli”, Aut Aut edizioni. Un titolo chiaramente provocatorio “Trentasei gli anni di vita trascorsi con Raphaelle. In questo tempo – spiega – è cambiato davvero tutto, questo libro nasce dal desiderio di raccontare la nostra battaglia per vivere insieme, come coppia. Da allora sono stati compiuti passi da gigante, fino a pochi anni fa era impensabile per una giovane donna, lesbica, immaginare una famiglia, oggi nessuno è costretto a rinunciare al sogno di avere dei figli. La nostra situazione non è molto diversa da quella delle coppie sterili, troppo spesso costrette a recarsi all’estero a causa dello scarso numero di donatori di ovociti in Italia. Certo, ci sono ancora battaglie da portare avanti ma il futuro fa meno paura. Il ricorso alla procreazione assistita, alla maternità surrogata ci è ancora vietato, né è consentita l’adozione ai single e alle coppie ma basta fare un viaggio all’estero per rimediare a questi divieti”. Spiega come non solo il riconoscimento delle unioni civili abbia dato dignità alle coppie gay e lesbiche “in molti comuni italiani cominciano a riconoscere anche i certificati di nascita dei figli di coppie lesbiche. E’ un segnale importante. Del resto è un obbligo per i genitori registrare i propri figli così da obbligarli ad assumersi le loro responsabilità”. Oggi Raphaelle Hoedts e Giuseppina hanno due figli, Lisa Marie e Andrea Giuseppe, nati grazie a un concepimento in vitro e vivono da anni nel paesino di Santo Stefano del Sole “Il nostro caso è stato un po’ diverso, – chiarisce – io sono cittadina francese e chiedevo semplicemente di poter registrare i nostri figli, sulla base di quanto stabilito dalla legislazione francese. Il Comune di Santo Stefano ha rifiutato la nostra richiesta e ci è voluta una sentenza della Corte di appello di Napoli per ottenere il riconoscimento della maternità. Tra qualche settimana ci sarà anche la risposta della Cassazione perché lo Stato ha fatto un ulteriore ricorso. E’ singolare che siamo oggi l’unica coppia sposata in Italia, poichè il matrimonio francese era stato trascritto prima del riconoscimento delle unioni civili. Sarebbe bello che anche in Italia un giorno fosse riconosciuto questo diritto”. Chiarisce come mai “a Santo Stefano del Sole ci siamo trovati di fronte a discriminazioni. La comunità ci ha accolto, ha imparato a conoscerci e oggi possiamo contare sul rispetto di tutti. Più tempo passa, più ci sentiamo grate a questa terra. Siamo un esempio per i giovani, uomini e donne ci fermano e ci ringraziano per aver messo la faccia, poichè grazie a noi la vita sarà più facile per i loro figli, per i loro nipoti”. Spiega come l’Unione Europea non tuteli i diritti Lgbt, “condividiamo merci, monete, competenze ma le famiglie omogenitoriali non sono libere di passare da un paese dall’altro, senza perdere diritti. E’ chiaro che la famiglia non è nel calendario dell’Europa, probabilmente è stata una delle condizioni poste da alcuni paesi, più conservatori, per aderire all’Unione. Di qui la necessità che il Parlamento Europeo deliberi sulla libertà di movimento dei cittadini, vivo da anni in questo paese, ma ho dovuto sostenere una causa per vedere riconosciuta la mia famiglia”. Inevitabile il riferimento alla marcia in programma il 17 maggio ad Avellino promossa dal Coordinamento Campania Rainbow e da Apple Pie, che vede Giuseppina tra le promotrici: “Sono convinta che Avellino sia pronta per una manifestazione come questa, mi piace sottolineare l’impegno dei ragazzi di Apple Pie. Per la prima volta al Corso di Avellino ci sarà un corteo gioioso per dire no a qualsiasi forma di discriminazione, per promuovere la cultura del rispetto. Qui c’è ancora molta omertà ma ho l’impressione che il coperchio cominci a saltare, è significativo che anche un’associazione culturale di Santo Stefano del Sole abbia scelto di aderire alla marcia. E’ una marcia che si carica di un valore forte, poiché ci sono ancora troppi ragazzi, che fanno fatica ad uscire allo scoperto, a parlare con i loro genitori, che immaginano che essere omosessuali significhi essere condannati a una vita di sofferenza, mentre devono vivere questa scoperta con fierezza e gioia, andando sempre a testa alta. Noi siamo con loro”. Il libro sarà presentato il 16 maggio, alle 18.30, alla Casina del Principe. Interverranno, oltre all’autrice, Antonio Da Padova di Apple Pie, le giornaliste Elena Russo e Selene Fioretti. Paolo Pagnotta leggerà alcuni passi del libro. (flo.guer.)
La Delfa: “Famiglia, così abbiamo vinto la nostra battaglia. Oggi i giovani possono guardare al futuro con fiducia”
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