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La riunione dei parlamentari pentastellati in programma per oggi è l’ennesima tappa del dramma politico e psicologico di un M5S fattosi establishment ma incapace di scegliere tra responsabilità istituzionali e suggestioni della piazza. E soprattutto tra movimento e partito. Confusione e contrasti hanno raggiunto ormai i massimi livelli. Lo stesso Presidente della Camera Fico ha chiesto una riflessione a fondo “rispetto all’organizzazione, ai temi e all’identità”. Insomma, su tutto, tranne il nome! E il ricorso di Di Maio all’appoggio di Grillo – che ha blindato lui e l’alleanza con il Pd – non è bastato a rasserenare le acque. Il M5S appare in stato confusionale. Senza idee forti.  E senza risposte convincenti per la base elettorale. La stessa più recente consultazione, sulla opportunità di varare alleanze alle regionali in Calabria ed Emilia-Romagna, si è risolta in un duplice smacco. Innanzitutto la scarsità dei partecipanti al voto on-line. Sono state espresse solo 27.273 preferenze su ben 125.018 aventi diritto al voto. Segno del progressivo allontanamento di molti aderenti ed elettori ormai demotivati. E dello scarso appeal di una  chiamata alle urne per l’intera base nazionale, che non sapeva nulla della realtà politica e sociale delle due regioni interessate. Prevedibili le  polemiche con gli esponenti locali!  Infine, quel voto ha costituito  anche  un indiretto richiamo alla dirigenza ad assumersi la sua responsabilità, che non può essere affidata ad una consultazione! Soprattutto quando, come in questo caso (con 8.025 ‘Sì’ alla proposta di non presentarsi con liste proprie corrispondenti al 29,4 per cento dei votanti e 19.248 ‘No’ corrispondenti al 70,6 per cento), si sconfessa l’indicazione del capo politico. Ora alcune mosse, tra gli osservatori e negli stati maggiori dei partiti, fanno chiedersi quale sia davvero il gioco di Di Maio. Egli appare dotato di una doppia personalità. Da un lato, ministro degli esteri sia pure svogliato e assente. Dall’altro, capo politico M5S e autore di ruvidi avvertimenti all’esecutivo, come sul Fondo Salva-Stati. E addirittura  nostalgico della  selvaggia competizione quotidiane con la Lega. Tra le righe di questo comportamento un po’ dissociato, non è difficile intravedere forse una strategia. Di non lungo respiro, almeno per il Movimento pentastellato. Che però, nella mente del capo politico tormentata dagli insuccessi e dalle contestazioni, può sembrare una via di uscita. E’ quasi isolato all’interno del Movimento.. Contestato da più versanti, quello più autenticamente “sociale”, ma anche da quello più apertamente governativo per i suoi attacchi all’esecutivo. Refrattario a cedere quote di potere personale. Ora costretto a proporre una struttura collegiale (“immaginificamente chiamato “dream team”), ma vuota di poteri concreti. Un capo sempre indeciso tra piazza e istituzioni. Impaurito dalla perdita delle piazze a favore delle “sardine”. Incalzato dai possibili concorrenti interni. Terrorizzato dalla crescita di Conte. Ma soprattutto povero di iniziative.

Il piano accarezzato da Di Maio prevederebbe una duplice variante. La ri-contrattazione del patto di governo con un Pd però indebolito dall’eventuale sconfitta in Emilia e obbligato ad ulteriori concessioni (il premierato?). L’altra variante, le elezioni anticipate. Il M5S sarebbe inchiodato alle percentuali (15-16%) degli attuali sondaggi. Lui però potrebbe assicurarsi  il controllo del Movimento. Il punto è infatti la norma che prevede, con la fine della legislatura, l’azzeramento di tutti gli incarichi interni. Occasione ghiotta per Di Maio di sbarazzarsi dei vari Fico, Taverna, Morra, Fraccaro, ecc. E di guidare un M5S rinnovato, affiancato da un Di Battista immaginato, nonostante la sua povertà di idee, come il nuovo  trascinatore!  Di Maio si troverebbe infatti a rimanere capo politico (unica carica non soggetta a decadenza), con l’utima parola sulle ricandidature!

Resta da vedere se i suoi  avversari glielo consentiranno. In ogni caso, per il M5S, il tempo comincia a mancare.   E non sarà facile avviare la profonda riorganizzazione necessaria in contemporanea con la tornata di elezioni regionali di gennaio e con gli invocati Stati Generali!

di Erio Matteo

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