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Prestiamo attenzione a ciò che pensano i ragazzi

Di Virgilio Iandiorio

Il nuovo anno scolastico sta per iniziare. Si discute se fare la settimana corta, con o senza la didattica a distanza ecc. ecc. Provvedimenti necessari, opportuni o inutili, estemporanei? Le proposte sono tantissime. E se provassimo a chiedere ai protagonisti, cioè agli studenti, come è stata la loro vacanza? Ho rivolto la domanda a S.F, studente di scuola media di primo grado (non posso indicare il suo nome né l’istituto scolastico perché è minorenne). Ecco le sue considerazioni. “L’estate è arrivata e con essa arriva una pausa, da tutti i nostri doveri, di durata ben tre mesi, che noi comunemente chiamiamo vacanza. E per me è una noia e vi spiegherò il perché. Per farvela capire al meglio la ragione del perché definisco una “noia” le vacanze estive, mi limiterò a dirvi la mia routine quotidiana. Si parte dalla mattina in cui mi sveglio sempre tardi; e pur avendo dormito molto la stanchezza si fa già sentire; provo ad alzarmi dal letto evitando la mia pigrizia che mi prega di tornare a dormire; entro in bagno e mi guardo allo specchio, e cosa vedo? Nulla, tutto sfocato perché ho gli occhi ancora semi chiusi da quando mi son svegliato; quindi mi lavo la faccia con acqua molto fredda provando a svegliarmi del tutto. Un passo dopo l’altro, e raggiungo la cucina, scruto ovunque cercando di trovare qualcosa da mangiare, spesso la sera la cena è ridotta; apro ogni mobile della casa in cerca di qualcosa di dolce ma l’unica cosa che riesco a trovare è del pancarrè scaduto di qualche mese con molta muffa sopra e una gran scorta di salatini. E questa è la mia colazione, dei salatini. Per passare un po’il tempo esco fuori di casa e vado nel mio giardino in cerca di qualcosa da fare. Dopo un po’ rientro in casa e come nella maggior parte del tempo uso il mio telefono per ore e ore. Poi si passa al pranzo, il 99% delle volte si mangia la pasta. Il pomeriggio invece, come la mattina, lo passo con il telefono oppure mi dedico a creare miscugli di sostanze o fare esperimenti (mi piace la chimica) e poi dopo le quattro e mezza vado nella mia piscina a riflettere su cosa dovrei migliorare per avere un buon laboratorio di chimica. Io e la mia famiglia mangiamo tardi, alla sera, quindi ci sediamo tutti a tavola verso le nove e mezza. Finita la cena esco di casa e vado dal mio gruppetto di amici con cui trascorrerò tutta la sera fino a mezzanotte. Dopo la mezzanotte rientro a casa e mi siedo davanti al televisore e guardo dei film fino a quando non crollo dal sonno. Un giorno normale di una noiosissima vacanza”. Se invece di discutere di massimi sistemi, prestassimo attenzione a quello che i ragazzi pensano, sentono, ma non dicono apertamente? E se avesse ragione Lev Tolstoj con la sua scuola di Jasnaja Poljana? ” La scuola, forse, non sarà la scuola, come noi la intendiamo adesso, con le lavagne, con i banchi, con i maestri o i professori in cattedra; essa sarà forse la galleria, il teatro, la biblioteca, il museo, la conversazione; l’arco delle scienze, i programmi, forse, saranno dappertutto diversi. Io conosco solo il mio esperimento: la scuola di Jasnaja Poljana, dove, per metà anno, si sono trattati degli argomenti che io avevo scelto, in parte per rispondere alle esigenze degli scolari e dei loro genitori, in parte tenendo conto delle conoscenze dei maestri; ma a metà anno è cambiato tutto e la scuola ha preso altre forme”. Abbiamo bisogno di una scuola che metta al bando la noia!

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