Si carica di un valore più forte, mentre ancora imperversa la guerra in Ucraina, il volume di Domenico Gallo, magistrato dalla salda formazione cattolica, “Il mondo che verrà” edito da Delta 3, che si fa appello a raccogliere la sfida di costruire una società più giusta. Sarà presentato il 3 dicembre, alle 18, al Circolo della stampa, nel corso di un confronto promosso dall’associazione “Per Aenigmata”. A dialogare con l’autore sui valori di giustizia, verità, uguaglianza e libertà il direttore del Quotidiano del Sud Gianni Festa, il giudice Matteo Zarrella, il giornalista Generoso Picone e l’editore Silvio Sallicandro. A introdurre il dibattito la professoressa Roberta De Maio, curatrice dell’incontro. Il volume riunisce gli interventi pubblicati da Gallo sulle pagine del Corriere-Quotidiano dal 2019 al 2021, dall’aggressione della Turchia alle forze curde all’emergenza pandemia, dall’assassinio di George Floyd negli States al ritorno dei talebani in afghanistan. Pagine, quelle di Gallo, che richiamano con forza l’appello alla pace di Papa Francesco per ricordarci come il ricorso alle armi nucleari continui ad essere un crimine. Fino all’esortazione del Presidente Pertini, nel suo di scorso di fine anno del dicembre 1978: “Si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai, sorgente di vita, per milioni di creature umane che stanno lottando contro la fame”. E’ lo stesso autore a sottolineare come nel volume, scritto prima dell’esplosione della guerra in Ucraina. “incontriamo i presagi di quello che sarebbe accaduto. Ad una lettura attenta dei fatti internazionali emergevano gravissimi pericoli, come ribadivo in uno degli editoriali che sembra preannunciare la guerra in Ucraina. Questo mentre il mondo dei media e della politica ignorava i problemi che si concentravano sulla frontiera. Una guerra preceduta da una lunga preparazione e dalla crescita delle ostilità. Le speranze di un mondo libero dalla guerra fredda e da qualsiasi forma di tensione sono state insabbiate e rovesciate dagli architetti dell’ordine mondiale. Ma Gallo non ha dubbi “Alla pace non ci sono alternative, ecco perchè dobbiamo perseguire questo obiettivo con tutte le nostre forze. Dobbiamo rifiutare il nuovo pensiero che ci fa accettare la guerra come fenomeno ordinario della politica. Mentre la guerra è sempre rappresentata da una serie di omicidi di massa. Non possiamo accettare una politica che vede la guerra come strumento di risoluzione di politica internazionale. L’unica voce di saggezza che si è levata è quella del Papa che ci ha riportato alla dimensione concreta e umana dei fenomeni internazionali, perchè siano curate le ferite del dopopamdemia”. Un volume che richiama quelle che sono ancora priorità del nostro tempo: “Penso all’esigenza della solidarietà internazionale invece della logica della competizione, emersa con forza durante la pandemia, al rischio di indebolimento della democrazia, che sembra scivolare sempre di più verso quella che è stata definita democrazia illiberale. Il rischio è che diventi un modello per i nostri governanti. Mentre dobbiamo mantenere alta la guardia nei confronti del pericolo rappresentato dalla tendenza dell’accentramento dei poteri”. Centrale anche la riflessione sul tema migranti: “Ogni giorno nel Mediterraneo si compie una strage di cui siamo tutti responsabili, sulla quale la politica e i media chiudono gli occhi. Lo dimostrano anche gli ultimi provvedimenti del governo con i porti semichiusi, mentre ci vuole un approccio umano a questo fenomeno. Dobbiamo partire dal presupposto che chi fugge dal proprio paese sono persone non scarti. Deve prevalere la cultura dell’apertura ai problemi degli altri e non quella dell’emarginazione”
“La gente comune – scrive Matteo Zarrella nell’introduzione -, così come molti uomini al potere, ancora non ha ben compreso quali potrebbero essere le conseguenze di una guerra combattuta con armi nucleari. Tuttavia ora sappiamo, soprattutto dopo l’esperimento di Bikini, che le bombe atomiche possono portare gradatamente alla distruzione di zone molto più vaste di quanto si fosse creduto. Fonti autorevoli hanno dichiarato che oggi è possibile costruire una bomba 2500 volte più potente di quella che distrusse Hiroshima. Se fatta esplodere a terra o in mare, tale bomba di sperde nell’atmosfera particelle radioattive che poi ridiscendono gradualmente sulla superficie sotto forma di pioggia o pulviscolo letale. È stato questo pulviscolo a contaminare i pescatori giapponesi e il loro pescato. Si teme che l’impiego di molte bombe all’idrogeno possa portare alla morte universale – morte che sarebbe immediata solo per una minoranza, mentre alla maggior parte degli uomini toccherebbe una lenta agonia dovuta a malattie e disfacimento. Abolire la guerra richiede sgradite limitazioni alla sovranità nazionale. Ma forse ciò che maggiormente ci impedisce di comprendere pienamente la situazione è che la parola “umanità” suona vaga e astratta. Gli individui faticano a immaginare che a essere in pericolo sono loro stessi, i loro figli e nipoti e non solo una generica umanità”
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