CALABRITTO – C’erano i volontari di Lauro, quelli di Rutigliano e San Marco in Lamis, e di tanti altri comune. C’erano i familiari degli “eroi” calabrittani del terremoto del 23 novembre 1980: dal dottore Di Trolio, che quella notte, in un paese isolato e abbandonato dalle istituzioni centrali, dovette allestire un “ospedale” nella piazza Madonnina, tra le poche zone del paese non distrutte dal sisma, al maresciallo dei carabinieri Gaeta, che coordinò i primi soccorsi e i primi scavi nelle ore più tremende. C’era tanta gente commossa ed emozionata alla Chiesa Madre, ascoltando letture.e testimonianze di “Lanterne nel buio – Le voci di CHI FECE PRESTO”, il libro del giornalista irpino Gelsomino Del Guercio e del vice presidente della Pubblica Assistenza Aurora di Calabritto Carmine Giannini. Con questo volume, i fondatori del Premio “23 novembre 1980”, hanno voluto ricostruire le storie di chi ha soccorso e aiutato la comunità calabrittana che ha pagato a caro prezzo il terremoto: cento morti, trecento feriti, oltre il 90% delle case distrutte o gravemente danneggiate. Ma ognuno. in questo libro e attraverso le testimonianze rese, ha lanciato messaggi di speranza per Calabritto e l’Irpinia: ognuno di loro ha raccontato cosa ha lasciato dentro di sé la propria esperienza, e ha invitato la comunità di Calabritto a credere nella rinascita e nel riscatto sociale, 42 anni dopo il sisma. Il paese è completamente cambiato da un punto di vista urbanistico, poiché non ha più il centro storico, e da un punto di vista demografico, dai 3000 abitanti del 1980 è passato ai 1700 di oggi. Ma queste persone che tanto si sono prodigati per riportare la comunità verso la dignità nel dopo terremoto, chiedono alla comunità di credere che un domani migliore può ancora esserci. Il ricavato del libro “Lanterne nel buio – Le voci di CHI FECE PRESTO”, volume fuori commercio che si può prendere con una donazione, sarà devoluto in beneficenza.
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