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Acli: liste farlocche, oltraggio alla democrazia. Ripartire dal lavoro e dalla rigenerazione urbana per offrire prospettive di futuro

Arriva dalle Acli di Avellino riunitesi all’indomani dell’ufficializzazione delle liste dei candidati alle prossime elezioni amministrative che interessano 13 Comuni della nostra Irpinia, tra i quali il Comune capoluogo ed Ariano Irpino, un appello alla partecipazione. Un appello che si affianca a un documento politico per sottolineare la valenza di cui si carica l’appuntamento elettorale. Di qui la volontà di offrire le proprie sedi quali spazi di confronto sui temi che riguardano la vita delle nostre comunità.

“Per le ACLI è consuetudine ringraziare chi si impegna con la candidatura per servire la propria comunità di riferimento. Nel contempo riteniamo opportuno biasimare la presenza di ben 6 liste “farlocche” presentate nel più piccolo Comune chiamato al voto, Sorbo Serpico, con candidati interessati solo a godere di qualche permesso previsto per legge, che in quel territorio non vi hanno mai messo piede. Consentire ancora questo oltraggio alla democrazia è uno dei fattori che allontana dalla partecipazione e mina la credibilità delle istituzioni democratiche.  E’ altresì opportuno interrogarsi sul perché in alcuni Comuni sia presente una sola lista, con unico avversario da sconfiggere l’astensionismo: quando non c’è competizione e confronto di idee, programmi e persone, la democrazia ne resta comunque segnata e ferita”.

Si sottolinea come “Queste elezioni amministrative si collocano in un contesto assai complicato, con le guerre in Ucraina e in Medio Oriente ancora in corso e con effetti devastanti, quali la ripresa dell’inflazione in assenza di un contestuale aumento delle retribuzioni e la crisi energetica, su un’Italia che fatica a riprendersi, con un Governo che si dimostra inadeguato; in questo scenario, il voto di maggio sembra porsi in secondo piano nell’agenda politica, nel “palinsesto” dei media e di conseguenza anche nell’attenzione degli elettori.

Pertanto, di fronte a questo rischio, Il richiamo alla partecipazione democratica è quanto mai opportuno. Anche stavolta, come in occasione di qualsiasi ricorso alle urne, le ACLI rivolgono il loro appello ad esercitare il voto con serietà e massimo senso di responsabilità, approfondendo i temi, verificando i programmi delle liste e i profili dei candidati.

In Provincia di Avellino saranno diversi i candidati consiglieri comunali vicini all’esperienza delle ACLI, secondo la tradizione del nostro Movimento, così profondamente radicato nelle comunità locali e capace di farsi carico dei loro problemi così come di formare persone che più direttamente partecipano all’attività amministrativa: presidenti di Circolo e Associazioni sportive, dirigenti, semplici iscritti, giovani che hanno svolto con noi il Servizio civile o il tirocinio universitario; a tutte e tutti loro vanno i nostri auguri affinché riescano ad assumere ruoli di responsabilità.

Come è noto, le ACLI hanno fatto del pluralismo antifascista il loro tratto distintivo, lasciando liberi i propri associati di candidarsi in politica nello schieramento ritenuto più coerente con il proprio vissuto, la propria cultura ed il portato ideale e valoriale. Pertanto, non abbiamo candidati da segnalare o supportare in particolare, ma nello stesso tempo, poiché il nostro fare associazionismo non è né indistinto né neutrale, non possiamo e non vogliamo restare indifferenti rispetto alle scelte politiche di fondo che le Amministrazioni locali sono chiamate a fare in un contesto difficile ed in questa fase della Storia”.

Quindi una serie suggerimenti rivolti ai candidati “seriamente” in lizza, ringraziandoli ancora una volta per il loro impegno e la volontà di mettersi in gioco, “In materia di politiche sociali, di mobilità e trasporti, culturali, abitative, sportive, ambientali, giovanili riteniamo sia necessario avere una visione complessiva ed integrata, anche in contesti scarsamente popolosi, di un sistema di welfare capace di generare risorse proprie all’interno delle comunità, promuovendo processi d’integrazione delle reti locali, ripartendo da un’analisi condivisa della realtà dei bisogni e delle forze in campo.

I Comuni possono mettere a punto misure di incentivazione e de-burocratizzazione per attrarre investimenti produttivi sostenibili e imprese innovative. Inoltre, per affrontare dal basso l’emergenza occupazionale, i servizi municipali possono fare rete tra loro, col mondo delle imprese, della cooperazione e del terzo settore, con le agenzie per il lavoro, per favorire l’accompagnamento della persona e il virtuoso incontro tra domanda e offerta di occupazione e per finanziare percorsi di riqualificazione professionale.

Il lavoro è una leva importante per la democrazia e la partecipazione sociale, ed è fondamentale per porre un argine ai fenomeni di spopolamento e migrazioni giovanili che preoccupano i nostri territori; gli Enti Locali non possono abdicare rispetto alla responsabilità di rimettere al centro il lavoro quale elemento in grado di offrire prospettive di futuro, di senso, assumendo una dimensione etica, sociale, umana, di riconoscimento delle competenze, soprattutto per i giovani.

Gli Enti Locali possono e devono avere un compito decisivo nel condurre il processo di integrazione e di evoluzione sociale, culturale ed economico. Nei programmi per richiedenti asilo occorre giungere ad una compartecipazione attiva e responsabile con la pianificazione europea e nazionale, per la suddivisione intelligente delle quote assegnate e frazionate per ogni Comune e occorre sviluppare politiche interistituzionali e di coinvolgimento della società civile, partendo dalle scuole e dalla valorizzazione dell’impegno civico dei migranti. Da anni, nella nostra Provincia la presenza di cittadine e cittadini stranieri non è da considerarsi episodica o casuale quanto piuttosto una componente importante, anche numericamente, del nostro tessuto economico e sociale con significative presenze nel comparto agro-alimentare e nel lavoro di cura ed assistenza alla persona. Spesso i nuovi cittadini, pur accettati in qualche misura nei contesti lavorativi, risultano però ai margini, senza un reale coinvolgimento nella vita della comunità che li accoglie, senza processi di autentica inclusione.

In tema di abitare è opportuno discernere tra le politiche urbanistiche a servizio della persona e quelle che invece seguono logiche esclusivamente speculative: è necessario saper interpretare la metamorfosi dei nostri Comuni avendo come principi di riferimento la rigenerazione urbana, la riqualificazione degli spazi già costruiti e di quelli che smettono di avere una loro funzione: siti urbani obsoleti, che in molti casi rappresentano degrado e consegnano forti problematiche sociali e di ordine pubblico. Riutilizzare le aree dismesse permette non solo di evitare un eccessivo consumo di suolo e di riequilibrare gli spazi verdi, ma anche di dar vita a servizi, spazi di condivisione e relazioni e di produzione culturale ed artistica.

Come movimento della società civile, associazione di promozione sociale e di Terzo settore, le ACLI avvertono l’esigenza di restituire al governo delle città quel luogo di istituzione primaria che gli spetta nella costruzione di un modello di democrazia partecipata, secondo l’intuizione ancora attuale e valida di Don Luigi Sturzo, per cui i Comuni sono Enti autonomi, centri di autogoverno, con poteri propri ma non divergenti dallo Stato. Insomma, che siano dotati di autonomia comunitaria in grado di tenere unite le varie parti del territorio all’interno di un ordinamento comune che li colleghi finanziariamente ed economicamente e soprattutto assicuri loro una legislazione omogenea.

E’ il quadro delineato dalla nostra Costituzione, che ora deve finalmente essere affrontato da una larga revisione della legislazione ordinaria in materia, che si prefigga l’obiettivo, appunto, dell’omogeneità e dell’efficacia dell’azione degli Enti Locali, da non confondere con i disegni non del tutto abbandonati di Autonomia differenziata che rischiano di aumentare ulteriormente le differenze e divaricare ancor di più la forbice delle disuguaglianze tra le aree forti e quelle deboli del Paese.

Su questi temi le ACLI, da generose “sentinelle del territorio”, saranno attente ed esigenti”

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