di Antonio Polidoro
La cerimonia dell’assegnazione del Premio Giovanni Paolo II si è svolta in un notissimo locale ad un tiro di schioppo da Grottaminarda. Tra i premiati l’imprenditore della ristorazione Benedetto Perrino che ha ideato e realizzato la magnifica struttura. Il Premio, che vanta una lunga storia, rende omaggio alla figura di Giovanni Paolo II. Tra i tanti ospiti un giovane poeta di Villanova del Battista, Massimiliano Vernacchia che per l’occasione ha avvertito la necessità di offrire dei versi alla memoria forte di gigantesca figura della Chiesa, un testimone del Signore che ha lasciato segni forti e indelebili.
Il corposo brano poetico si muove tra momenti di riflessioni personali, e riferimenti, brillantissimi nel linguaggio quanto indiscutibilmente intensi e toccanti , al grande papa polacco. L’incipit è il “campo lungo” di un regista di razza , una inquadratura senza alcuna ripresa digitale ma costruita sulla efficacia di una parola che sa essere funzionale alla robusta sensibilità del poeta irpino. “Nel silenzio del mondo Una voce attraversa La terra che tace”… L’ansia ecumenica di un Uomo assolutamente frutto della Provvidenza che sa farsi Voce del mondo.
La poesia potrebbe, paradossalmente fermarsi qui ma procede spedita tra immagini, idee, felici innesti di personali tormenti. Senza punti morti e in una consequenzialita” di rara efficacia, tocca i punti nevralgici di una presenza che ha segnato la vita della Chiesa nello scorcio del novecento.
Tutto questo Vernacchia coglie ed esprime in forza di una vena poetica di autentica vena che non di rado si incunea nei meandri della vita degli uomini peraltro con grande forza espressiva.
Il papa che sapeva levare il suo grido di riprovazione nella nobile Sicilia ammorbata dalle forze del male viene “colto” in un lapidario passaggio che resta, probabilmente, il più pregevole e significativo del magnifico brano poetico: ” Nel tempo rimane quel grido/ forza che vibra / eco immortale.”/
Una Voce poetica dicotomicamente tenera e robusta ha arricchito un momento che ha inteso premiare uomini e donne che hanno saputo interpretare ai livelli più alti la loro presenza nella società …nella luce della Fede.
Un modo significativo di partecipare ad un incontro che alla fine celebra l’Uomo nel segno e nella memoria di un gigante della Storia. Le vie del Signore sono infinite , recita un antico detto popolare. Quelle dell’Arte seguono a ruota, come i versi di Vernacchia efficacemente testimoniano.
Il grido dell’uomo- Dalla voce alla luce
Nel silenzio del mondo,
una voce attraversa
la terra che tace.
Voce di un uomo,
uomo di pace.
La fede nel cuore,
al fianco la croce.
Nel petto,
il grido dell’uomo.
Muto testimone del proprio dolore.
Egli è cammino,
pellegrino di Dio.
Coraggio vivo, manifesto e certo.
Voce che grida nel deserto.
È contadino che semina speranza
nel mondo ferito, violato dall’uomo.
È spirito che trova dimora
nell’amore materno,
mariano.
“Totus Tuus”.
Nel tempo rimane quel grido,
forza che vibra,
eco immortale.
Faro senza cancelli,
aperto sul mare.
E ancora resiste,
ancora risuona
quella voce, quel gesto,
quell’invito che mai ci abbandona:
«Aprite le porte a Cristo!»
L’uomo sulla terra è cuore ferito.
Il mondo tremante, ha udito quel grido:
“Non abbiate paura”
Nessun’anima qui è sola
Io non voglio –
non voglio cadere,
non voglio smarrirmi nel buio delle paure
senza vedere.
Cerco una luce,
una strada da percorrere.
La sua voce
è guida nel mio vagare.
Nel buio,
ora c’è una luce
Forse é questa
dello spirito,
la pace.
Forse questo
è il vero e immortale amore:
aprire a Cristo
le porte del cuore.

